Migranti e arresti: il finanziere "infedele" e le informazioni via whatsapp. Tutte le accuse

Migranti e arresti: il finanziere "infedele" e le informazioni via whatsapp. Tutte le accuse
di Roberta GRASSI
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Mercoledì 20 Luglio 2022, 11:50 - Ultimo aggiornamento: 15:05

Sarebbe entrato nei sistemi informatici protetti per assumere informazioni riservate. Si tratta di Italo Cozza, un appuntato scelto della guardia di finanza in servizio a Otranto, che "avvalendosi di un altro collega non identificato" avrebbe stampato e scaricato visurre telematiche e le avrebbe inoltrate via whastsapp. È uno dei retroscena dell'inchiesta della Finanza su un giro di presunte truffe allo Stato con centri di accoglienza per stranieri. Cozza è stato raggiunto da una misura cautelare che lo sospende dalle funzioni. 

Le accuse al militare

Avrebbe acquisito dai software dati catastali, dati patrimoniali, l'elenco dei residenti a Santa Cesarea Terme. Tutto materiale trovato nella sua abitazione durante una perquisizione. Risponde anche di "rivelazione di segreti d'ufficio", perchè avrebbe riferito notizie riservate sul procedimento. Arebbe inoltre documentato lavoro straordinario, incassando così cifre aggiuntive e un buono pasto. Ed è accusato in fine di "violata consegna da parte di militare in servizio" per aver appunto disatteso gli incarichi che gli venivano assegnati. 

Le altre contestazioni

Più in generale, in tutto sono una trentina i capi d'accusa. Si parla di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, dichiarazione fraudolenta mediante l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, frode nelle pubbliche forniture, per la realizzazione di una struttura ricettiva che avrebbe dovuto accogliere gli stranieri. Sarebbero state documentate spese fittizie per spese di accoglienza ai migranti, pur in assenza di adeguato personale. Sarebbe stato nascosto alla Prefettura l'allontanamento di stranieri che dimoravano di fatto altrove. E ci sarebbe stato nel mezzo il contributo di un'associaizone, la "Solidarietà e Legalità" che, insieme ad altre,  avrebbe emesso le fatture false per sostenere il "giro". 

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