Omicidio dell'ex carabiniere: la Procura chiude le indagini sul padre della fidanzata, chiesta l'archviazione per la madre

Una scena dell'omicidio
Una scena dell'omicidio
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 16 Febbraio 2022, 15:50 - Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio, 07:47

Chiusa l'inchiesta sull'omicidio del maresciallo in congedo dei carabinieri Silvano Nestola ammazzato a 46 anni con quattro colpi di fucile da caccia la sera del 3 maggio nella sua Copertino sotto gli occhi del figlio di 11 anni. Resta indagato con l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai motivi abbietti e futili l'imprendiitore turistico Michele Aportone, 71 anni, di San Donaci, che con quelle contestazioni si trova recluso a Lecce nel carcere di Borgo San Nicola dal 24 novembre dell'anno scorso. Nell'avviso di conclusione delle indagini a firma dei pubblici ministeri della Procura di Lecce, Paola Guglielmi ed Alberto Santacatterina, non compare il nome della moglie Rossella Manieri, 62 anni, originaria di Copertino, poiché per la sua posizione è stata chiesta l'archiviazione.

Chiesta l'archviazione

La Manieri, a differenza del marito, non era stata mai colpita da misure sulla libertà personale ma era stata indagata con l'accusa di concorso nell'omicidio ed indicata come l'ispiratrice per la più volte dimostrata avversità alla relazione instaurata dalla figlia - una professionista di 36 anni - con l'ex militare dell'Arma: «Stanco della situazione di tensione familiare, derivante dalla assillante opposizione della moglie Rossella Manieri alla relazione della figlia Elisabetta con Silvano Nestola, l’indagato decideva di eliminare quest’ultimo, premeditando per tempo l’omicidio ed eseguendo un piano di azione molto elaborato e studiato in ogni dettaglio», un passaggio delle motivazioni dell'ordinanza con cui il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta dell'avvocatessa Francesca Conte di annullare l'ordinanza di custodia cautelare a carico di Aportone, del giudice per le indagini preliminari Sergio Tosi. In quell'ordinanza il gip riassunse le iniziative che la Manieri avrebbe preso per indurre la figlia a troncare la relazione con Silvano Nestola.

Tra queste, le cinque volte che andò a trovare a casa l’ex carabiniere che il 20 aprile registrò lo scambio di opinioni con il suo smartphone e le ricordò che stesse avendo un comportamento da stalker. Ed il localizzatore gps fatto piazzare nell’auto della figlia per monitorare i suoi spostamenti attraverso l’applicazione installata sul suo cellulare e su quello del marito: dal 27 marzo al 2 maggio risultano 571 accessi della madre e 134 del padre. Lei 16 volte al giorno, lui quattro. «Si può ipotizzare infatti che abbia istigato il marito a commettere l’omicidio di Silvano Nestola», osserva ancora il giudice nell’ordinanza. «Ipotesi che allo stato non è corroborata da elementi tali da soddisfare i requisiti richiesti dall’articolo 273 del codice di procedura penale (condizioni generali per l’applicazione delle misure cautelari).

Esternazioni

Del resto le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo di Lecce hanno messo in luce le responsabilità di Aportone con particolare riguardo agli spostamenti effettuati la sera della tragedia, senza rilevare alcun coinvolgimento della Manieri se non nelle frequenti esternazioni contro quella relazione sentimentale.

Le indagini

La ricostruzione degli inquirenti che sarà vagliata prima dal giudice per l'udienza preliminare ed eventualmente nel processo, racconta che alle 21.58 della sera del 3 maggio lo stesso scooter Piaggio Free attribuito ad Aportone viene ripreso lungo la San Pietro in Lama-Copertino. Poco prima è ripreso a bordo del furgone guidato dall'indagato e partito dal campeggio che gestisce a Boncore dove poi lo stesso modello di scooter viene trovato bruciato e fatto in più pezzi con la levigatrice orbitale. 

Dunque,  partenza alle 19.23 dal campeggio, con una breve sosta per aprire i portelli posteriori per meglio sistemare lo scooter e poi via verso Leverano. Arrivo alle 19.43 da via Ancona per prendere via Einstein ed inversione di marcia all’altezza di via Torino con sosta davanti all’officina di via Ancona. Alle 19.50 uno scooter blu spunta da via Ancona per dirigersi verso via Carmiano. Uno stop per sistemare qualcosa fra le gambe del conducente e la pedana: «È fondato ritenere che il conducente avesse sistemato tra le gambe, appoggiato sul pianale del ciclomotore, il fucile con il quale sarebbe stato commesso l’omicidio», un passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare. Alle 19.59 lo scooter imbocca la Copertino-San Pietro in Lama per poi essere inquadrato sulla stessa strada alle 21.58 ma per fare ritorno verso Leverano. Arrivo in via Ancona, dove era stato ripreso alle 19.50. Infine alle 22.20 le telecamere riprendono di nuovo il furgone di Aportone in via Ancona, rientro alle 22.36 al campeggio.

Riesame

Sull'indagato il Riesame è giunto a questa conclusione: «Michele Aportone con scaltrezza e spregiudicatezza organizzava il trasferimento (con il furgone e poi con ciclomotore) presso l’abitazione della sorella del Nestola e, lì giunto, con agghiacciante freddezza colpiva ripetutamente a morte Nestola Silvano, noncurante della presenza in quel momento accanto alla vittima del piccolo figlio di quest’ultimo. Correttamente, quindi, nell’addebito cautelare sono stati contestati a Michele Aportone i reati di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dai motivi abietti e futili, e di porto in luogo pubblico dell’arma comune da sparo (un fucile calibro 12) utilizzata per colpire la vittima dell’agguato».  

© RIPRODUZIONE RISERVATA