Rifiuti pericolosi dalla Campania e smaltiti nel Salento: 44 richieste di rinvio a giudizio

Martedì 11 Gennaio 2022 di Roberta GRASSI

Con l'accusa di traffico di rifiuti speciali e pericolosi, smaltiti nel Salento e provenienti dalla Campania, il pm della Dda di Lecce, Milto Stefano De Nozza ha chiesto il rinvio a giudizio di 44 persone, 13 delle quali furono arrestate lo scorso maggio dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce e dalla guardia di finanza di Taranto. Coinvolta come persona giuridica anche una società campana. 

L'inchiesta 


L'inchiesta aveva riguardato 600 tonnellate di materiale proveniente da produzioni industriali che sarebbero state interrate in una masseria del Salento o incendiate all'aperto nelle province di Lecce e Taranto: a Surbo, Crispiano e in una cava di Mottola. 
L'udienza preliminare è fissata per il 14 giugno prossimo. I fatti risalgono agli anni 2018 e 2019, ma le condotte illecite, secondo gli inquirenti, sarebbero proseguite anche in epoche successive. 


Secondo quanto aveva ipotizzato la Procura, i pugliesi coinvolti non solo avevano offerto la disponibilità di terreni per le operazioni di stoccaggio ma sarebbero state condotte operazioni di scavo e di tombamento “con evidente e conseguente gravissimo e diffuso danno ambientale dovuto all’infiltrazione nel terreno delle componenti nocive nella fase di deterioramento dei rifiuti”. 
Con lo smaltimento illecito vi sarebbe stato risparmio per la società produttrice di rifiuti per almeno 100.000 euro. 
Le difese sono sostenute tra gli altri dagli avvocati Luigi Covella, Massimo Zecca, Luigi Rella, Salvatore Rollo, Michele Bonsegna, Gabriele Valentini, Ladislao Massari, Francesca Conte, Paolo Marseglia.

Ultimo aggiornamento: 20:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA