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Movida fantasma: centro deserto e buio. I giovani: «Questa non è la nostra estate»

Movida fantasma: centro deserto e buio. I giovani: «Questa non è la nostra estate»
di Annarita INVIDIA
6 Minuti di Lettura
Domenica 17 Luglio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 18 Luglio, 10:17

Il buio e il silenzio ti entrano dentro e inevitabilmente ti riportano indietro di un anno. Ore 02.19: piazza Sant’Oronzo a Lecce è deserta. Solo la luce dei lampioni illumina l’ovale della Lupa e fa brillare il basolato in questa notte di mezza estate, afosa e vuota, che segna l’inizio di una nuova stagione per la città. 

Ordinanza in vigore: locali chiusi e strade vuote

I passi rimbombano e sembrano fare fin troppo rumore. L’istinto è quello di accelerare e di allontanarsi. Le insegne sono spente. L’Alvino ha chiuso. Il Misvago ha chiuso. Il Caffè cittadino ha chiuso. Tentazioni ha chiuso. Intorno ai tavolini - pieni di clienti fino a poco prima - si aggirano solo i camerieri, che portano dentro gli ultimi bicchieri e impilano le sedie che verranno poi tirare fuori il giorno dopo. Passa una volante della Polizia Municipale in perlustrazione: è dall’una di notte che gli agenti, insieme a poliziotti e carabinieri, passano e ripassano davanti ai locali della movida. L’auto dei vigili urbani impegnata nei controlli rallenta nelle vicinanze di una coppia che si allontana - con figli e cane a seguito - da piazzetta Castromediano, anch’essa deserta. E quasi ti aspetti che i vigili abbassino il finestrino e chiedano: «Cosa ci fate in giro a quest’ora?». Naturalmente non succede, la pattuglia riprende velocità e prosegue per la sua strada in una Lecce quasi spettrale che - è questione di un secondo - subito rimanda alla Lecce del coprifuoco e del lockdown. Delle strade vuote e dei controlli delle forze dell’ordine. Troppo recente il ricordo perché non avvenga. Silenzio e buio sono la miccia che sbloccano le immagini in un meccanismo automatico. Sarà successo così alla coppia che quasi tira un sospiro di sollievo quando la Municipale si allontana e così - probabilmente - sarà successo anche agli agenti che per sere e sere, quando la città combatteva con il virus, pattugliavano ogni angolo per fermare trasgressori e contagi. Ma ora non c’è una pandemia da contrastare, ma solo un’ordinanza da far rispettare: è stupefacente però come il risultato sia uguale e restituisca la stessa città quasi senza vita. 

I giovani: «Andremo al mare, venire qui non ha senso»

Gli ultimi gruppetti di giovani, ma non solo, si sparpagliano velocemente. Molti non sapevano dell’ordinanza del sindaco Carlo Salvemini che fino al 30 settembre stoppa la musica alle 24 e la somministrazione di cibo e bevande alle 02 in tutti gli esercizi pubblici, da ogni tipologia di locale al “camioncino” dello street food. Un po’ come aveva fatto prima di Lecce Ostuni, solo che poi il Comune ci ha ripensato (sollecitato anche dalle ire dei ristoratori che hanno minacciato un ricorso in massa) e ha detto che bar e ristoranti possono restare aperti. Indecisi sul da farsi - e rimasti senza sedie - i ragazzi prendono posto sui gradini delle chiese: «Finché non ci sfrattano anche da qua», dicono. E sorridono. Per loro la soluzione è semplice: «Ci spostiamo. Che senso ha venire a Lecce se non puoi farti una serata con gli amici?». Eppure un’ora fa era ancora un’altra città. Da piazzetta Santa Chiara a via D’Aragona arrivando in via Taranto, tutti i locali erano pieni. Come è sempre stato in questa città che finora era riuscita nel mezzo miracolo di far convivere le sue due anime, quella barocca e quella nottambula. Ma già all’una qualcosa era cambiato. C’era qualcosa di strano, mancava qualcosa, troppo nitido il chiacchiericcio delle persone. La musica. Diligentemente a mezzanotte i locali avevano spento. O quasi tutti. All’una proprio nella via dei pub arrivano due vigilesse e beccano un ristorante in fallo. «Non fate i furbi - dicono - a mezzanotte si spegne». «Ma dall’esterno quasi non si sente nulla...», prova a replicare il proprietario. 

Lo stupore dei turisti: «Ci avevano detto che il centro era il cuore della movida»

A questo punto i minuti passano velocemente. All’una e venti, un po’ più avanti sulla stessa strada, un gruppo di turisti si ferma davanti al Road 66. «Ma ci possiamo sedere?», domanda un ragazzo evidentemente reduce da una sfilza di dinieghi. La cameriera guarda l’orologio, fa un veloce calcolo e sentenzia: «Ok, ma dovete fare in fretta perché alle 2 chiudiamo». Il giovane quasi urla di felicità ai suoi amici: «Ragazzi, venite. Qua ci fanno mangiare».
Meno fortunati gli avventori di piazzetta Santa Chiara, che raccoglie la movida più giovane e quella che di più fa le ore piccole. Sono ormai le 01.40 e non c’è verso per chi arriva a quest’ora di farsi servire nemmeno una birra. «Mi hanno detto di non far sedere più nessuno, mi spiace», spiega un ragazzo a due sue coetanee dallo spiccato accento romano. «Me se ci avevano detto che questo era il cuore della movida a Lecce», sbotta una di loro.
Alle 02 in giro ci sono solo i camerieri che spazzano per terra. Qualche locale resisterà ancora per qualche decina di minuti - in via Paladini, ad esempio - poi si arrenderà. E mentre diligentemente tutti chiudono («Noi rispettiamo le regole. Ma questa l’estate leccese è? Cosa ci sono fuori, i terroristi per arrivare a tutto questo?») gli avventori più giovani cominciano a radunarsi nel chiostro di Convitto Palmieri. 
Salvato il diritto dei residenti al riposo, lasciati a secco - prima di tutto di alcool - i ragazzi che hanno fatto della notte e dei vicoli del centro storico il loro angolo di sballo, alle 02.30 questa prima notte che ha messo i paletti alla movida chiude. Chiude con un solo verbale da parte dei vigili e la sensazione, diffusa, che la città possa aver fatto un pericoloso passo indietro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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