La rivolta degli operatori culturali: «Dal Comune di Lecce un anno di silenzio»

Mercoledì 12 Maggio 2021 di Alessandra LUPO

«Stupore e incredulità». Sono le parole scelte dal mondo dello spettacolo leccese in riferimento alle politiche di Palazzo Carafa, alla luce del nuovo bando per le attività culturali estive, culmine di quello che un elenco di quasi 40 operatori del settore in una lettera al sindaco definiscono un anno di assenza dell'amministrazione comunale al loro fianco.
La lettera è di una manciata di giorni fa e si rivolge direttamente a Carlo Salvemini.

 

I firmatari della lettera

A firmarla sono associazioni e singoli esponenti, che coprono la stragrande maggioranza delle attività culturali del Salento: teatro, musica, cinema, danza e non solo. Nel lungo elenco spiccano anche realtà di grosso peso specifico, come il Festival del cinema Europeo e Il Festival del Cinema del Reale, L'accademia Ama, Nasca Teatro, il Fondo Verri e tantissimi altri. «Sentiamo forte l'esigenza di un confronto con l'Amministrazione, spinti da un comune senso di stupore e delusione per il vostro silenzio e per la mancanza di una progettualità che ci veda coinvolti in qualità di professionisti - per la definizione dei criteri che regoleranno la ripartenza delle attività di spettacolo dal vivo, affinché le riaperture possano essere plausibili e sostenibili per l'intero comparto. Ci chiediamo: ad oggi che cosa è stato fatto di concreto nei nostri confronti dall'Amministrazione comunale? E perché non coinvolgere i diretti interessati per formulare insieme delle proposte adeguate alle reali esigenze del settore, soprattutto ora che versa in condizioni disperate?».

Il nuovo bando fotocopia del 2020

Nella lettera si rimprovera l'amministrazione di essere stata assente alla manifestazione in piazza del 27 Marzo e di non aver convocato alcun operatore per un confronto. «Un silenzio lungo un anno», proseguono gli operatori che ricordano come altrove siano stati predisposti tavoli permanenti per affrontare il problema. Nodo della protesta la call per la programmazione della rassegna estiva che sarebbe in tutto identica a quella dello scorso anno, definita ugualmente «inaccettabile, perché fuori da ogni logica organizzativa».

La diserzione in blocco

Per questo hanno deciso di disertare il nuovo bando. Per partecipare alla rassegna le imprese, oltre ai compensi e agli oneri contributivi per il personale artistico, tecnico e organizzativo dovrebbero affrontare anche le spese per le prove di ripresa dei loro lavori, inoltre dovrebbero prendersi carico anche delle spese per la sicurezza. Con costi triplicati a fronte di incassi da botteghino che potranno contare, ad oggi, su una capienza ridotta al 50%. «A queste condizioni - si legge ancora nella lettera - solo le compagnie che dispongono di grandi risorse economiche potrebbero aderire. Gli altri sarebbero costretti ad alzare il prezzo dei biglietti rendendo così la rassegna accessibile solo a un pubblico con maggiori possibilità economiche».

 

La replica del sindaco

Per il sindaco si è trattato di una doccia fredda: «Accolgo il vostro invito a un incontro - scrive Salvemini- all'interno della campagna di ascolto e condivisione che gli assessorati allo spettacolo e alla cultura hanno già programmato proprio questa settimana sulla iniziative per la ripartenza. Sento però non necessità di precisare che non mi riconoscono nei giudizi rivolti alla mia amministrazione di un “silenzio lungo un anno” o di mancanza di coinvolgimento, come possono confermare alcuni dei firmatari nei mesi passati sono state confermate collaborazione con il Comune di Lecce seppure nel contesto di una contingenza drammatica». «Mi amareggia - anche in ragione di una conoscenza antica con molti di voi - essere tacciato di insensibilità e distrazione», prosegue il sindaco assicurando che l'avviso sotto accusa «non è l'unica iniziativa dell'amministrazione in programma per la ripartenza». La stessa call lanciata nel 2018 per la concessione di contributi relativi alla rassegna estiva (inizialmente prevista con cadenza semestrale) non venne replicata per la caduta dell'amministrazione e poi per l'esplodere della pandemia, spiega ancora Salvemini che rivendica anche di avere introdotto con la sua amministrazione l'utilizzo di procedure aperte di selezione dei progetti da collocare all'interno dei programmi culturali cittadini. Un passaggio politico fondamentale.

«Sarò lieto di ascoltarvi nei prossimi giorni beneficiando della vostra esperienza - conclude il sindaco - consapevole che una ripresa di un settore in crisi dipende anche da un insieme di riforme strutturali».

La fumata nera

Un primo confronto, infatti, si è tenuto lunedì scorso online. Oltre a Salvemini, erano presenti anche gli assessori alla Cultura e allo Spettacolo, Fabiana Cicirillo e Paolo Foresio. Ma al momento gli operatori ne sarebbero usciti tutt'altro che soddisfatti, mentre il numero delle adesioni continua a salire e ieri sfiorava l'ottantina di firme. Per il momento fuori dal coro restano solo alcune delle realtà più grandi o comunque con linee di finanziamento statale: tra queste i Cantieri Teatrali Koreja, Astragali Teatro, il Balletto del Sud. Per tutti gli altri invece, il terreno della ripartenza resta molto scivoloso. E per venerdì prossimo hanno già convocato una nuova riunione per decidere il da farsi.
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Ultimo aggiornamento: 13 Maggio, 14:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA