Morte di Ivan Ciullo (in arte dj Navi): la Procura chiede l'archiviazione

Venerdì 2 Aprile 2021
Ivan Ciullo, in arte dj Navi

Chiesta l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte del dj Ivan Ciullo, trovato impiccato il 22 giugno nelle campagne di Acquarica del Capo. Il pubblico ministero della Procura di Lecce, Maria Vallefuoco, non ha individuato fatti, circostanze, indizi e fonti di prova per potere sostenere nel processo l’accusa di istigazione al suicidio contestata a carico del 65enne amico di Ivan. Ed alla luce della battaglia intrapresa dai genitori dj Navi, questo il suo nome d’arte, Rita Bortone e Sergio Mattarella, si può dare per scontato che gli avvocati Paolo Maci e Chiara Landolfo presenteranno opposizione.

E, dunque, il giudice per le indagini preliminari assegnatario del caso, convocherà una camera di consiglio per sentire le ragioni della Procura e della famiglia prima di stabilire se accogliere la richiesta di archiviazione o se disporre nuovi approfondimenti.

 

Cos'è successo

 

Solo dieci giorni fa i legali del ragazzo morto a 31 anni avevano depositato in Procura un nuova integrazione: si tratta di una perizia redatta dal criminologo Roberto Lazzari e dall’informatico forense Alessandro Congedo sul telefono cellulare di dj Navi e su quelli dell’indagato.

Secondo la prospettazione dei legali della famiglia del ragazzo, il consulente della Procura non avrebbe estrapolato tutti i dati dai cellulari dell’indagato. E soprattutto non nei tempi indicati dall’allora giudice per le indagini preliminari, Vincenzo Brancato, nel provvedimento che respinse la seconda richiesta di archiviazione presentata da un altro magistrato.

Non ha condiviso questa tesi il pubblico ministero Vallefuoco: la richiesta di archiviazione è successiva all’ultima integrazione di denuncia. Tanto perché quella consulenza informatica è stata ritenuta esaustiva per escludere che il suicidio di dj Navi fu istigato dall’amico indagato in questo procedimento.

 

Caso chiuso?


Ancora un’altra circostanza evidenziata dai legali della famiglia del ragazzo non ha trovato riscontro nell’inchiesta. Un’altra consulenza, questa volta calligrafica: quella sulla busta con la scritta a penna “X mamma e Sergio” della lettera di addio. Per la Procura la scrittura è quella di Ivan. Ed è stato escluso dalla grafologa Luciana Schirinzi, con una comparazione delle calligrafie, che appartenesse all’indagato. Come anche ad una eventuale terza persona. 

Infine il professore Francesco Introna ed il medico legale Alberto Tortorella hanno ritenuto che la causa del decesso sia “del tutto attendibilmente di natura suicidaria». Caso chiuso? No. Sarà il giudice a stabilire se questa terza richiesta di archiviazione dovrà essere accolta o se restano zone d’ombra da chiarire.

Ultimo aggiornamento: 22:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA