Lecce, inchiesta su mazzette e Camorra: il Riesame esclude l'aggravante mafiosa

Lunedì 16 Maggio 2022 di Roberta GRASSI
Tribunale napoli

Esclusa l’aggravante di aver favorito la Camorra che evidentemente, secondo i giudici del Tribunale del Riesame, ha poco a che vedere con le accuse contestate all’intermediario salentino Giuseppe D’Elia, di Novoli, arrestato il 20 aprile scorso nella stessa operazione in cui finirono ai domiciliari anche l’ex assessore all’Ambiente e attuale consigliere comunale di Lecce, Andrea Guido, e il politico barese Pasquale Finocchio.

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I verdetti

Per quest’ultimo l’ordinanza è stata annullata. Per D’Elia, difeso dall’avvocato Gabriele Valentini, invece la misura restrittiva (ai domiciliari) è stata confermata, ma il Tribunale della libertà ha alleggerito il carico. Per Guido la cui posizione è stata ritenuta “collegata” a quella di D’Elia, non c’è ancora un verdetto. È atteso nelle prossime ore, trascorsi ormai alcuni giorni dall’udienza e dal ricorso fatto dai suoi legali, Andrea Sambati e Ivan Feola, per ottenere la revoca dei domiciliari. 
Sono tutti coinvolti in un’inchiesta della Dda partenopea su un presunto tentativo di espansione in Puglia messo in atto dalla Camorra attraverso il clan Moccia di Afragola. Le motivazioni del Riesame saranno note entro il termine di 45 giorni. Non si esclude che i giudici abbiano rilevato che non vi fosse consapevolezza da parte degli indagati dei presunti legami tra i gestori della società Soloil, ritenuta il braccio operativo della Camorra in Puglia, e il clan. 
L’unico pugliese ancora in attesa, probabilmente lo sarà ancora per qualche ora, è Guido che è accusato i di concorso in corruzione aggravata dalla finalità mafiosa. Gli viene contestato di aver intascato denaro per 2.500 euro, in cambio della promessa di favori per la Soloil.

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Gli interrogatori di garanzia

Durante l’interrogatorio di garanzia aveva specificato di non aver mai intascato un solo cent, versione confermata anche dall’altro salentino arrestato, Giuseppe D’Elia. Quanto all’inchiesta, più in generale, le indagini sono state condotte dai carabinieri del Ros e hanno portato all’esecuzione di 52 misure cautelari in tutto, la gran parte in Campania. Come si diceva, nel mirino il clan Moccia, di Afragola, e un presunto tentativo di insediarsi in Puglia per gestire piccoli appalti per la raccolta dell’olio esausto. Al centro c’è la Soloil Italia una società riconducibile alla Camorra, secondo l’accusa, attraverso il suo amministratore di fatto, Francesco Di Sarno, che è ritenuto il braccio “economico” dei Moccia. Un intero capitolo del provvedimento cautelare è dedicato al “tentativo di espansione in Puglia”. Mediato da Roberto Falco e Pasquale Finocchio (l’ex vicepresidente del consiglio di Bari) nel capoluogo di regione e dall’imprenditore D’Elia nel Salento. Proprio D’Elia avrebbe creato la rete di rapporti tale da assicurare un tornaconto, l’aggiudicazione di piccoli appalti ad esempio nei Comuni di Casarano e Maglie, obiettivo che il gruppo intendeva raggiungere. O a Lecce, tramite l’assessore, all’epoca dei fatti, Andrea Guido. Senza però mai riuscirci.

Ultimo aggiornamento: 07:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA