Centro storico: solo il 37% delle case è abitato dai residenti

Mercoledì 11 Settembre 2019 di Maurizio TARANTINO
Centri storici che si svuotano e il capoluogo salentino, Lecce - anche se con una storia tutta sua - non sfugge. Il 36,9% delle abitazioni del centro storico di Lecce è vuoto o occupato da non residenti. Un dato che pone la città al decimo posto in Italia nella classifica redatta dall'Ancsa, l'Associazione nazionale centri storici e artistici e dal Cresme, il Centro di ricerche di mercato, servizi per chi opera nel mondo delle costruzioni e dell'edilizia nello studio Centri storici e futuro e risalente al 2011.

E chi siano i non residenti è presto detto: investitori (che hanno deciso di aprire un b&b nel palazzo storico di turno) e qualche turista che - folgorato dal barocco - ha deciso di prendere casa nel capoluogo salentino.
Ma poi nella classifica dei primi venti centri storici in crescita di popolazione tra 2001 e 2011 Lecce ha un'ottima performance con il 20,6% in più di residenti: un boom che temporalmente coincide con il rilancio della città vecchia e con, in effetti, il ritorno nel centro storico. Ma già negli ultimi 9 anni - ossia dal 2011 ad oggi - la tendenza si è invertita con il centro storico che ha perso mille residenti.

Nel 2011 secondo l'Istat erano 5.510, ma già nel 2015 - secondo quanto dichiarato dall'ufficio Statistica del Comune - sono scesi a 4.500. E probabilmente dal 2015 al 2019 la fuga è andata avanti. Un dato su cui riflettere visto che a Gallipoli a fine dicembre 2018, erano quasi la metà, 2022, per una cittadina che è cinque volte più piccola, nonostante il dato sia probabilmente falsato dalla presenza, nel registro dei residenti, di coloro che sono residenti nel centro storico solo per ragioni fiscali.

L'analisi di dettaglio evidenzia i comportamenti molto diversi che caratterizzano i centri storici italiani. A Frosinone è noto lo stato di degrado, a Lecco la percentuale è del 42% ma qui prevale l'occupazione dei non residenti e l'uso turistico delle abitazioni, così come a Lecce che nel corso degli anni ha saputo recuperare molte zone degradate, riuscendo a valorizzarle in senso strettamente economico. Non è un caso infatti se il capoluogo salentino è all'undicesimo posto in Italia per numero di imprese dedicate all'ospitalità con un boom di crescita percentuale del +6,9, rispetto all'ultimo anno.

I centri storici, spiega lo studio dell'Ansca, si presentano come luoghi dove nascono pochi bambini, e quindi, dove abitano famiglie con pochi figli. Sopra la media nazionale vi sono solo sei centri storici (Taranto, che ha il valore più alto, 29,1%, e poi Foggia, Palermo, Caltanissetta tutte introno al 25%, e poi Monza 23,9%), ma tra il 2001 e 2011 la dinamica della popolazione con meno di 15 anni, è cresciuta in molti centri tra cui Lecce che ha fatto registrare un aumento del 26,9%.

Interessante anche il dato sul valore degli immobili: Lecce è al secondo posto per incremento dei prezzi delle case tra tutti i capoluoghi di Provincia italiani, seconda solo a Matera che dal 2014 al 2016 li ha visti lievitare del 19%, sulla base del successo della riqualificazione dell'area e del programma di Capitale Europea della Cultura. A Lecce, sulla base dell'appeal turistico del Salento negli ultimi anni, i prezzi delle case nel centro storico pur rimanendo ancora bassi hanno registrato un incremento del 16,6% e riferito a 4.294 abitazioni. Per quanto riguarda la popolazione anziana, cioè con oltre 64 anni di età in media l'indice di dipendenza della popolazione anziana nei centri storici è pari a 34,8%.

A Lecce il dato è nella media nazionale, con il 34,7% al 2011. Un valore che fa il paio con il numero di famiglie che decidono di abitare nei centri storici che a Lecce si attesta a 2.777 mentre quelle con uno o due componenti sono 1.368. Solo 576 gli stranieri, anche se la rilevazione è ferma a 8 anni fa e il dato potrebbe essere variato negli ultimi anni. Interessante anche lo stock complessivo di abitazioni rispetto al resto della città: nel centro storico se ne registrano 2.710 occupate (6,9% del totale delle abitazioni cittadine), mentre 1.564 sono vuote (10% del totale). L'Ancsa, ha da tempo indicato i pericoli che minacciano le città storiche e segnalato l'urgenza di impostare una politica nazionale che permetta di rafforzare la tutela del patrimonio nel quadro delle leggi urbanistiche regionali, avviando politiche di sostegno alla residenzialità e regolamentando gli usi turistici del patrimonio residenziale. © RIPRODUZIONE RISERVATA