Lecce, caos in Consiglio: la maggioranza va sotto. Salvemini abbandona l'aula. Gli assessori dem: «Subito un chiarimento nel partito»

Il Pd e Progetto Città votano con la minoranza su un progetto al Parco di Rauccio

Lecce, caos in Consiglio: la maggioranza va sotto. Salvemini abbandona l'aula. Gli assessori dem: «Subito un chiarimento nel partito»
di Stefania DE CESARE
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Martedì 3 Maggio 2022, 20:09 - Ultimo aggiornamento: 23:12

Scintille in Consiglio comunale. La maggioranza si spacca sulla delibera relativa al Parco di Rauccio, il gruppo del Pd vota contro: «Abbiamo chiesto il rinvio della delibera. Prendiamo atto - ha tuonato il capogruppo Antonio Rotundo - che una esigenza del gruppo del partito più rappresentativo di quest'Aula non è stata presa in considerazione». Dura la reazione del sindaco Carlo Salvemini: «Come capogruppo del Partito democratico, rappresentato in Giunta da due assessori, la sua responsabilità è trasferire al sindaco della maggioranza di cui fa parte le ragioni del rinvio che io non ho avuto il privilegio, come gli altri, di poter ascoltare»

Lo scontro

Nuovo braccio di ferro, quindi, tra il Pd e il sindaco del capoluogo salentino: in Consiglio comunale la maggioranza è andata sotto di un voto - 12 contro 13 - , al momento dell'esame della delibera relativa al recupero di una masseria di pregio nel parco di Rauccio, delibera che aveva già sollevato polemiche in commissione Urbanistica.
Al momento della discussione il Pd, per voce del capogruppo Rotundo, ha chiesto che la questione venisse riportata in commissione. Ma la richiesta è stata bocciata dall’Aula.
Duro l’intervento di Rotundo: «Avremmo voluto non votare. Mi spiace dover prendere atto che una esigenza del gruppo del partito più rappresentativo di questa aula, che pone il tema di un rinvio, non sia stata presa in considerazione. Non voglio dare giudizi, ma è evidente che rimane il rammarico. Voteremo contro. Ci saranno tre voti contrari. Rispettiamo la volontà della consigliera Lidia Faggiano di astenersi».

La presa di posizione del primo cittadino


La replica del sindaco Salvemini: «Io provengo da una esperienza dove si manifesta il rispetto reciproco di ruoli, responsabilità, competenze e procedure. Questo provvedimento è stato incardinato secondo tempi ordinari. Oggi mi è stata posta una richiesta di rinvio sulla base di una motivazione che sono ancora in attesa di ricevere. Perché la responsabilità del ruolo politico che le compete - ha detto rivolto a Rotundo - in qualità di capogruppo del Partito democratico è quella, oltre di chiedere il rinvio, anche di incaricarsi di trasferire al sindaco della sua maggioranza le ragioni del rinvio». Al momento della votazione, si contano dunque 12 voti della maggioranza contro i 13 della minoranza, ai quali si sono aggiunti quelli del Pd e di Progetto Città. 

Le reazioni

«Abbiamo posto domande e dubbi ai quali non abbiamo trovato risposta – ha sottolineato il capogruppo di Progetto città Pierpaolo Patti -. Un approfondimento sarebbe stato utile. Non ci sentiamo di condividere la delibera».
Alla fine del voto il sindaco ha abbandonato l’assise cittadina e il presidente Carlo Mignone ha sciolto la seduta, dopo sette ore di dibattito. 

La rottura del gruppo Pd

In una nota congiunta, i due assessori dem, Paolo Foresio e Sergio Signore stigmatizzano l'accaduto.  «Giudichiamo molto grave quello che è accaduto oggi in consiglio, con il gruppo consiliare del Pd che ha votato contro una delibera dell’amministrazione comunale. Una delibera pienamente sostenuta da noi assessori del partito perché coerente con le linee di mandato e con la visione di città che abbiamo in termini di ampliamento e qualificazione dell’offerta turistica. Da tempo il gruppo consiliare mette noi assessori, che ricordiamo siamo stati non solo i primi della lista ma anche i più votati in città, di fronte a decisioni e prese di posizione che palesa sui giornali o in aula senza nessuna  preventiva condivisione o informazione. Va sottolineato che il PD che sostiene la maggioranza del sindaco Salvemini non è solo quello guidato dal capogruppo in aula, ma comprende noi assessori e il segretario cittadino. A questo punto, crediamo che sia improrogabile un chiarimento interno al partito».

Sollecitati a intervenire sulla questione anche il presidente della Provincia di Lecce Stefano Minerva e il consigliere regionale Donato Metallo, che hanno chiarito che «come uomini del Pd, ci sentiamo di confermare la nostra totale fiducia al sindaco Salvemini, certi che l'episodio di oggi sia solo un fatto estemporaneo».
Secondo Minerva e Metallo, infatti, «la Giunta guidata da Carlo - che vede due assessori capaci e stimati dalla città come Sergio Signore e Paolo Foresio - e il gruppo consiliare stanno cambiando il volto e la storia del capoluogo salentino». La polemica, però, resta da chiarire. Come le motivazioni che hanno spinto i dem a chiedere il rinvio del voto su quel provvedimento. 

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