«Il giudice ha violato il diritto della difesa»: Camera penale in stato di agitazione

Martedì 21 Dicembre 2021
L'assemblea della Camera penale Francesco Salvi di Lecce

Stato di agitazione e costituzione di un Comitato per accogliere altre eventuali segnalazioni di violazioni al diritto alla difesa. Ha stabilito questo ieri mattina la Camera penale di Lecce al termine dell’assemblea convocata nel Palazzo De Pietro per discutere sull’esposto presentato dall’avvocato Fulvio Pedone riguardante i problemi registrati durante un processo con il giudice della prima sezione penale del Tribunale di Lecce, Francesco Malagnino.

L'assemblea

Non ha avuto seguito la richiesta di alcuni avvocati di indire un giorno di astensione. E tantomeno l’istanza con cui l’avvocato Pedone ha concluso l’esposto, ossia di informare gli organi disciplinari della magistratura. Una scelta, quella della Camera penale, dettata dalla considerazione che un solo caso rischierebbe di circoscrivere il problema a quell’unico processo e potrebbe non trovare d’accordo gli avvocati penalisti sull’astensione e il Consiglio superiore della magistratura sull’opportunità di aprire un eventuale procedimento disciplinare.
Nel documento che sarà redatto nelle prossime ore la Camera penale illustrerà nel dettaglio le iniziative da prendere. Ieri, intanto, sono state decise le prime iniziative da prendere per tutelare la categoria da quelle violazioni indicate dall’avvocato Pedone. È stato il diretto interessato ad aprire i lavori con l’intervento che ha sintetizzato le quattro pagine di esposto depositate alla Camera penale e al Consiglio dell’Ordine degli avvocati per riferire dell’andamento di un processo davanti al collegio dei giudici della prima sezione penale presieduto da Malagnino. Nelle ultime tre udienze - ha sostenuto il legale - il presidente avrebbe avuto un atteggiamento vessatorio nei suoi confronti. A cominciare da quando il giudice stava esaminando la donna che in quel processo è risultata la vittima della violenza sessuale contestata all’imputato. Nelle vesti di difensore - questa la ricostruzione dell’avvocato Pedone - il presidente del collegio lo avrebbe censurato sostenendo che le sue domande avrebbero potuto mettere in soggezione la vittima, «senza nessuna utilità pratica», riporta testualmente la frase estratta dal verbale di quella udienza del 27 ottobre l’esposto.

Il processo

Nell’udienza del 10 novembre sarebbe, invece, stata manifestata la volontà di non accogliere l’istanza di esaminare l’imputato, a fronte dell’istanza presentata dalla difesa ritenendola «tardiva» giacché il presidente aveva formulato la richiesta nell’udienza precedente senza ricevere risposta. Da qui la scelta - ha spiegato l’avvocato Pedone - di rinunciare all’incarico nell’interesse del cliente come anche la decisione del presidente del collegio che proseguisse comunque l’attività difensiva e di non concedere i termini a difesa all’avvocato nominato d’ufficio.
Il primo scontro in aula fra un magistrato ed un avvocato? Certamente no, Ma, di sicuro, il primo scontro che coinvolge Camera penale e Consiglio dell’Ordine. Ogni valutazione terrà conto dei fatti indicati dall’avvocato Pedone, ma anche dei verbali di udienza e dell’eventuale testimonianza di chi ha partecipato a quel processo conclusosi con la condanna a sei anni di reclusione dell’imputato. La Procura aveva chiesto l’assoluzione.
 

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