La crisi della magistratura e gli anticorpi, la Cittadella della giustizia e le infiltrazioni: l'intervento del procuratore generale

Sabato 22 Gennaio 2022

Crisi della magistratura, Cittadella della giustizia, relazioni fra amministrazioni pubbliche e malavita, il processo Ilva "Ambiente svenduto", la digitalizzazione del processo e lo smaltimento dell'arretrato i temi affrontati dal procuratore generale Antonio Maruccia nell'intervento di apertura dell'anno giudiziario del distretto di Corte d'Appello di Lecce, Brindisi e Taranto.

Crisi della magistratura

Lo spunto per parlare della crisi di credibilità attraversata dalla magistratura italiana è arrivato dalla conclusione del mandato del presidente della Republicca, Sergio Mattarella: «Nella storia della nostra Repubblica mai nessun Presidente aveva dovuto affrontare una crisi istituzionale come quella che ha investito la magistratura e il suo Consiglio Superiore», le parole del procuratore generale. «I colpi recati alla credibilità della magistratura hanno investito le fondamenta del rapporto costituzionale con il popolo. La crisi che ha investito l’istituzione giudiziaria è la crisi delle classi dirigenti della magistratura, che si sono rivelate inadeguate nel dirigere i meccanismi di governo, incapaci di definire e mantenere la propria funzione nel rapporto con gli altri poteri e con la politica Certo, il tarlo del carrierismo ha indubbiamente fatto strada, alimentando le logiche di appartenenza. Ma straordinaria, per fortuna della nostra democrazia, è stata la risposta della magistratura, delle migliaia e migliaia di magistrati che fanno ogni giorno il proprio dovere».

Taranto e Lecce

Maruccia ha ricordato che i segni della crisi si sono manifestati anche nel distretto del Salento ma che anche qui la magistratura è stata all'altezza del suo compito: a Taranto, con la Procura guidata da Maurizio Carbone «con i sostituti che da decenni, con onestà e coraggio, sono impegnati nella tutela dell'ambiente e del lavoro». E a Lecce: «Con i processi e le sentenze riguardanti avvocati e magistrati del distretto di Bari, danno conferma dell’impegno e della professionalità spesa per smascherare e colpire chi non è degno della toga. Della toga di magistrato e della toga di avvocato».

Le Cittadelle della giustizia

Fautore sin dalle prime battute del progetto per realizzare a Lecce la Cittadella della Giustizia sui terreni lungo la strada per Torre Chianca confiscati alla criminalità organizzata e grazie anche al recente finanziamento di 70 milioni di euro, il procuratore generale ha ricordto le tappe fondamentali degli ultimi mesi. Ricordando il progetto gemello di Taranto: «I luoghi parlano della vita che vi si svolge, dicono di come il Paese li considera», la citazione della ministra della Giustizia, Marta Cartabia. «E quando i luoghi in cui si amministra la giustizia sono situati su terreni confiscati, allora quei luoghi testimoniano un impegno. E continuano a spingere all'impegno chi vi lavora. Quei luoghi parlano anche di una storia di riscatto di cui è capace una comunità. E la nostra comunità è stata capace di affrontare la criminalità mafiosa, di respingere la sua sub cultura e le sue lusinghe. Poichè credo sinceramente in questa storia, è costante la nostra iniziativa per velocizzare le procedure favorendo il raccordo tra le diverse amministrazioni. Nel volume troverete per esteso - con la massima trasparenza - tutto quel che abbiamo fatto in quest’anno. L'ultimo incontro l’abbiamo avuto il mese scorso col sottosegretario Francesco Paolo Sisto e il nostro Massimo Orlando, direttore generale delle risorse materiali del ministero. Nei prossimi giorni con il sindaco di Lecce Carlo Salvemini dovremo verificare il primo progetto di inquadramento urbanistico del Parco, grazie al lavoro dell’Agenzia del Demanio, che ha svolto la prima gara. Anche a Taranto, dopo il finanziamento della Cittadella con 70milioni di euro deliberato dal Ministero della Giustizia, è stato sottoscritto l’atto di cessione dalla Provincia al Demanio del diritto di superficie dei terreni sui quali sarà realizzata l’opera».

Rischio infiltrazioni

Altro tema al centro dell'intervento del priocuratore generale, il rischio di infiltrazione nelle istituzioni della criminalità organizzata: «Le indagini compiute hanno portato all'emersione sul territorio di nuove modalità organizzative delle associazioni mafiose e soprattutto la persistenza dell'infiltrazione delle attività amministrative ed economiche da parte di esponenti della criminalità organizzata. È emersa una commistione - già denunciata negli anni scorsi - tra pubblici amministratori di enti locali e ambienti criminali. Fenomeno riscontrato anche dalla adozione di numerosi provvedimenti amministrativi del Governo di scioglimento di amministrazioni comunali, da Ostuni a Carovigno a Squinzano per citare gli ultimi. Allo stesso modo, il crimine organizzato continua ad investire i proventi economici illeciti in attività economiche lecite, acquisendole o penetrandole con il capitale generato dal delitto: al riguardo sono significative l’aumento delle interdittive antimafia delle autorità prefettizie e l’aumento delle procedure di prevenzione personale e patrimoniale antimafia. Le relazioni pericolose delle amministrazioni con la malavita, cosi come le varie forme di violazione delle norme a tutela dell’ambiente, non sempre si inquadrano nella fattispecie penale. E tuttavia, se non c’è la responsabilità penale vi è - e molto prima - una responsabilità amministrativa e politica che deve presidiare il funzionamento degli enti locali prevenendo ogni commistione. Insomma, la legalità non coincide con il contrasto penale. Quello penale è un intervento che in genere demolisce, si occupa di singoli fatti e persone che violano la legge penale. Ma prima c’è il tempo della costruzione di prassi che in quanto rispettose della legge prevengono il crimine: la legalità è una pratica che investe l’intera azione delle pubbliche istituzioni ed è la precondizione per avere dai cittadini rispetto della legge, impegno per la sua attuazione e per la giustizia sociale».

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