Maxi furto al caveau della Bnl di Lecce: quattro arresti. Una bottiglia di vino e una sacca di urine: ecco come sono stati incastrati

L'intero del caveau subito dopo il maxi furto
L'intero del caveau subito dopo il maxi furto
di Erasmo MARINAZZO
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Martedì 16 Febbraio 2021, 07:53 - Ultimo aggiornamento: 20:58

Quattro persone arrestate con l'accusa di essere state responsabili del furto da un milione di euro nel caveau della  Bnl, agenzia di piazza Sant'Oronzo, a Lecce, avvenuto l’11 novembre 2018. Si tratta di Piero Fiore, 46 anni di Veglie; Luciano Romano, 43 anni di Formia; Salvatore Mazzotta, 50 anni di Veglie e Marco Zecca, 45 anni di Porto Cesareo.

Nelle prime ore di questa mattina i poliziotti della Squadra Mobile della Questura di Lecce, hanno dato esecuzione a una ordinanza applicativa della misura coercitiva personale emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, su richiesta del pubblico ministero della Procura, Maria Vallefuoco.

Due anni fa la prima svolta nell’inchiesta sul furto milionario nella Banca nazionale del Lavoro (Bnl) di piazza Sant’Oronzo. Individuò una pista precisa, l’inchiesta condotta dal sostituto Maria Vallefuoco, con i poliziotti della Squadra mobile della Questura di Lecce con l'iscrizione dei primi nomi sul registro degli indagati. Cioè, i possibili componenti di una banda di specialisti nei furti in grande stile. Capaci di eludere il sistema di allarme, quei ladri che nelle prime ore dopo il furto sembravano avere avuto la capacità di smaterializzarsi. Capaci di entrare nella banca senza forzare né porte né finestre. Ma costretti poi dagli eventi ad una fuga improvvisa.

 

E quindi all’errore: i ladri hanno infatti dimenticato sul posto due bottiglie, una di vino e una contenente liquidi biologici. L'attesa, lunga, all'interno del caveau doveva pur essere ingannata.

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Gli inquirenti si sono quindi concentrati su un ventaglio ampio di indizi, a partire da ciò che i ladri si lasciarono dietro, come le bottiglie e poi denaro e gioielli sparsi sul pavimento e un trolley con 90mila euro in contanti. Banconote e preziosi tutti tirati fuori da 80 cassette di sicurezza su un totale di 310. Quel contenuto reclamato poi da un settantina di clienti con il mandato affidato all’Adusbef di provvedere a fare notificare alla Bnl le lettere di contestazione: le cifre contenute in quelle cassette sarebbero state ben altre e non certo il tetto di 5.174 euro indicato nel contratto.

Le tracce lasciate dai ladri sono consistite anche in una sacca con gli attrezzi da scasso ed altre quattro sacche vuote che sarebbero servite per svuotare le restanti cassette di sicurezza. Infine una sacca piena di urine che ha raccontato di una lunga permanenza in banca e della scelta di restare e di muoversi in spazi circoscritti, probabilmente per non rischiare di innescare il sistema di allarme.

Tutto materiale finito nei laboratori della polizia Scientifica di Roma per cercare eventuali tracce come impronte digitali oppure tracce biologiche come capelli, peli e frammenti di pelle.

Tuttavia a convincere Procura e polizia a battere una pista privilegiata è stata anche la selezione delle immagini prese dagli impianti di videosorveglianza delle strade attorno al palazzo della Bnl, ossia via Rubichi, via Dei Mocenigo, via Trinchese e piazza Sant’Oronzo. Per cercare di captare due fasi: il momento della fuga, la fuga improvvisa della sera dell’11 novembre quando venne scoperto il maxi furto.

E il momento dell’ingresso in banca, avvenuto quasi certamente nel pomeriggio di venerdì poco prima della chiusura del fine settimana. Gli investigatori sono convinti che i ladri avessero le chiavi per accedere ai locali che ospitano la banca e proprio questo particolare indice a ritenere che i quattro abbiano potuto contare sull'aiuto di un basista. Di chi si tratti è quello che gli investigatori stanno cercando di scoprire. Sarà, quello, l'ultima tessera da inserire nel mosaico. 

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