Sempre più inattivi e disoccupati. Sos lavoro, è profondo rosso

Lunedì 18 Novembre 2019 di Pierpaolo SPADA
Nelle mappe che tracciano l'intensità della sofferenza occupazionale, il colore che contraddistingue la provincia di Lecce è sempre rosso porpora o quasi. E nemmeno l'ultimo rapporto sul lavoro nel Mezzogiorno, elaborato dall'Osservatorio dei Consulenti del Lavoro, costituisce un'eccezione. Salento in maglia nera, soprattutto la disoccupazione e per il tasso di inattività che raggiungono soglie drammatiche tra le donne.

Quest'ultimo dato, soprattutto, che mette insieme chi il lavoro non ce l'ha e chi non lo cerca: provincia di Lecce con un tasso del 49,1 che vale il 7° posto in Italia, in senso negativo. Vuol dire che, per il tasso di inattività, il Salento è dietro ben 100 province italiane. E, cioè, peggio di noi fanno soltanto, nell'ordine, le province di Caserta (i più inattivi d'Italia), Agrigento, Trapani, Enna, Catanzaro e Vibo Valentia. Un 7° posto che, purtroppo, vale la presenza nella top ten partendo dai dati peggiori. Peggio, in ogni caso, della provincia di Bari all'11° posto, di Brindisi al 14° posto e di Taranto al 21° posto.
Quadro inquietante che conferma tutti i deficit che caratterizzano questo territorio e che si riflettono in termini di carenza di opportunità con un gap di genere da far rabbrividire. Un tema costante nell'agenda politica ma il cui svolgimento non si traduce mai nell'individuazione di soluzioni capaci realmente di invertire la pluridecennale tendenza.

Che, pur con lievi differenze, riguarda tutto il Sud. Dai numeri ai fatti e viceversa. Da qualsivoglia punto d'osservazione lo si voglia produrre, il risultato non cambia. E allora, entriamo nel merito del rapporto statistico elaborato sulla base dei dati Istat 2018. Tre gli indici assunti a riferimento: occupazione, disoccupazione e inattività. La prima mappa riflette il primo livello di disagio occupazionale del Sud, della Puglia e del Salento.

Nel centro nord si differenziano, infatti, diverse sfumature di verde (che tracciano indici superiori al 50%), nel Centro-Sud, invece, il rosso è esteso a macchia d'olio. In questa graduatoria, il Salento si colloca negli ultimi 20 posti - prima di Foggia, Taranto e Bat e dopo Bari e Brindisi - con un tasso del 44,2%. A Bolzano, Bologna e Belluno l'indice supera il 70%.

Tra le diverse caratteristiche della bassa occupazione, l'Osservatorio ne rileva una in particolare: quella di genere, tra uomini e donne. Ovviamente, anche in questo caso, il gap è meno accentuato al nord rispetto al Sud. Lecce è tra le prime 35 province con tasso più elevato, pari al 21,3%. Taranto occupa il primo posto, seguita dalla Bat al sesto, Foggia al nono, Bari al 15° e Brindisi al 23°. Si può, dunque, dire che nel Salento l'occupazione maschile prevalga notevolmente su quella femminile ma assai meno che nelle altre province pugliesi. Ad Aosta, il divario è pari ad appena il 7,5%, a Milano all'11%.

Peculiarità sintomo di un'arretratezza culturale, mai colmata al Sud, che si riflette anche sullo sviluppo dei sistemi d'impresa e sui mercati locali, dov'è spesso annidato.
Il capitolo disoccupazione non è più edificante, anzi. Al 17° posto Lecce esprime l'indice più elevato in Puglia dopo Foggia (ottava), rispettivamente, pari a 17,8% e 22%. Ai primi quattro posti troviamo Crotone (27,6), Agrigento, Messina e Napoli (24,2). Taranto è al 21° posto (l'addio di Arcelor Mittal può esser letale), Brindisi al 28° posto (14,5%), Bat al 29° e Bari al 33° (13%). A Bolzano l'indice è pari, pensate, solo al 2,9%.

Nel sotto-capitolo della disoccupazione giovanile, Lecce torna al primo posto in Puglia, posizione numero 22 in Italia, con un indice del 43,7%. Quasi un giovane su due, in pratica, è disoccupato. È un altro indice che fotografa l'Italia a due velocità, con il Sud che insegue. L'unica sorpresa è proprio Taranto che si colloca a metà classifica con un tasso del 33 per cento.

E siamo agli inattivi. Il capitolo più scottante, la vera nota dolente. Il rapporto è immutato. Nord in verde, Sud in rosso. Lecce - con un tasso pari al 49,1%, che tra le donne raggiunge addirittura il 64,4% - primeggia tra le 10 province con maggior numero di persone di età compresa fra 15 e 64 anni che non studiano e non lavorano. Un triste primato che obbliga a riflettere. È una drammatica performance che questa provincia condivide solo con alcune province siciliane, campane e calabresi. Il resto della Puglia è, certamente, anche se non di molto, più attivo. Ultimo aggiornamento: 07:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA