La Taranta riconquista la piazza: in centomila stregati da Dardust

La Taranta riconquista la piazza: in centomila stregati da Dardust
di Vincenzo MARUCCIO
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Domenica 28 Agosto 2022, 08:44 - Ultimo aggiornamento: 18:40

Rispunta all'improvviso, si riprende il palco e torna a mordere senza lasciare fiato. Per rinascere forse attendeva il ritorno del pubblico dopo il biennio del Covid: la piazza dei 100mila (più o meno, poco importa) da sempre sua grande alleata, ingrediente cruciale senza la quale la Notte, questa Notte di Melpignano, sarebbe una delle tante dell'estate salentina. L'abbraccio è una svolta: è nell'aria, si percepisce, si sente. E si vede. Trascinante, coinvolgente, potente. Un tutt'uno tra palco e pubblico. Si canta, si guarda, si balla. Si va oltre lo spettacolo, il tentativo è di creare un'opera d'arte. È diverso e il bersaglio è centrato.

Il maestro concertatore


Ci voleva Dardust per provare a reinventarsi: teoricamente - un pianista-produttore con il gusto dell'elettronica - il meno adatto per un concertone di musica popolare; agli effetti pratici creativo come pochi altri passati da queste parti negli ultimi anni. La scelta è una felice intuizione della Fondazione. Una scommessa vinta che ripaga di oltre otto mesi di lavoro con l'Orchestra Popolare. La conferma che la genialità senza studio e dedizione, da sola, non basta.

Tradizione e contemporaneità: grande il rischio di metterli insieme spingendo al massimo sull'acceleratore. Grande il rischio di esporsi alle critiche dei puristi: cosa c'entrano i Chemical Brothers, i Daft Punk, i Cure e David Bowie con la pizzica di San Vito e con i tamburelli? C'entrano eccome se il pulsare del ritmo segue lo stesso battito, dalle perdute piantagioni di tabacco ai sintetizzatori del terzo millennio, dai canti in griko all'effetto trance dei beat nati per l'occasione. Oltre la scontata contaminazione: non sono più due storie che s'incontrano guardandosi a distanza, ma un corpo solo. Fusione è una parola grossa, perfino abusata. Meglio parlare di visione: la tradizione dei vecchi linguaggi che diventa innovazione tecnologica e viceversa. Il suono si fa coreografia e scenografia, come quando il corpo di ballo si prende la scena e il concertone diventa quasi un musical che emerge da un lontano passato. Proiezioni, immagini, videowall ed effetti ottici che s'inseguono nella cornice delle luminarie: l'eresia è dietro l'angolo, l'azzardo più grande per una musica a cui bastava solo la tradizione orale. Sfida vinta: la Taranta che diventa visual e completa la visione di Dardust.

 

Elodie e Mengoni


Certo, c'è la televisione, ma stavolta il Ragno non se ne cura. Ci penseranno registi e tecnici a montare il meglio per la differita Rai del 1° settembre, ma il concertone va da sé come non accadeva da tempo. Le telecamere mostrano magnificamente i particolari - Elodie sfrenata, Stromae ammaliante, Mengoni emozionante - ma la lunga Notte di musica è per la piazza. Per chi è da venuto lontano, per chi ha programmato appositamente le vacanze con benefici sull'indotto, per i turisti che riempiono campeggi e b&b. Effetti collaterali neanche tanto trascurabili per un territorio che fino a due decenni fa poteva giocarsi solo la carta del mare cristallino e di un tour delle chiese barocche: sostanza che non guasta, linfa vitale per non lasciarsi vincere dal purismo nostalgico, strada maestra per conquistarsi dignità culturale, luogo di eventi che portano occupazione, premessa di riscatto sociale per una Puglia capace di guadagnarsi i riflettori senza pietismi e piagnistei.


Giovanni Avantaggiato, l'ultimo dei grandi cantori della memoria grika che ci ha lasciato qualche giorno fa, ci era venuto nel 2005, si era esibito e non si era scandalizzato di questa alchimia di tradizione e contemporaneità. Pizzicato lui, come tutti noi. Consapevole che non bisogna tradire il passato, ma ridargli nuova vita, questo sì. Come questa Notte che fa ballare e il futuro che viene a darci fiato.

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