«Informatica, più spazio alle donne»: associazione con l'Onu. Fra le fondatrici, c'è anche una salentina

Lunedì 14 Settembre 2020 di Erasmo MARINAZZO
“Girls can do anything”. Tradotto letteralmente dall'inglese significa le ragazze possono fare qualsiasi cosa. È un auspicio. Un progetto. È il nome dell'associazione fondata a Losanna da quattro ragazze per creare nuove prospettive per il genere femminile nel campo della tecnologia informatica. E per formare le classi dirigenti del futuro. Nessun limite. E, appunto, per superare quei limiti costituiti dai background culturali e dai pregiudizi che ancora oggi privilegiano la figura maschile sia nel campo della tecnologia informatica che nei ruoli apicali nelle aziende private e nelle istituzioni pubbliche.

Fra le fondatrici anche una donna salentina: Flavia Donno, originaria di Castrignano dei Greci, ricercatrice nel campo dell'intelligenza artificiale per conto di una banca in Svizzera, dove vive con la sua famiglia. E non è un caso che fra i progetti di impatto, gli Impact Labs series, ce ne sia anche uno dedicato al Salento ed in particolare ai problemi creati dalla xylella fastidiosa agli agricoltori olivinicoli.

«Ci ho pensato perché sono salentina», ricorda Flavia Donno. «Con il nostro obiettivo di fare avvicinare le donne alla scienza ed al mondo digitale, non vogliamo metterci in cattedra. Vogliamo farlo con progetti concreti. Come? Ad esempio creando una piattaforma digitale per promuovere la vendita dei prodotti dei piccoli e medi imprenditori messi con le spalle al muro dalla mancata produzione di olio di oliva causata dalla essiccazione degli alberi. Progetti di marketing ed anche di finanza per accedere agli aiuti stanziati dall'Unione europea. Tanto perché “Girls can do anything” vuole mettere le ragazze nelle condizioni di creare un progetto completo dalla A alla Z, senza limitarsi all'apprendimento delle tecnologie informatiche. Abbiamo in cantiere anche un progetto analogo per combattere la povertà: siamo in contatto con il villaggio indiano di Poonam. Gli artigiani creano e vendono i manufatti, ma non hanno una piattaforma digitale per promuoverli e tantomento un sistema digitale dei pagamenti».

Flavia Donno e le altre fondatrici di Girls Can Do Anything (le altre sono l'inglese Kate McKee, che dirige le operazioni di TechSpark nella Svizzera tedesca; Samiriddhi Singh, detta Simi, originaria dell'India e Lara Ripa, statunitense, studentessa dell'Eth di Zurigo) incontreranno nei prossimi giorni le esponenti dell'Itu dell'Onu, l'organizzazione mondiale che promuove l'inclusione digitale delle donne e delle ragazze, per un partenariato basato sulle stesse finalità.

L'idea è nata dallo spunto fornito da Simi, la più giovane delle fondatrici. Dopo avere preso parte ad un corso di tecnologia dedicate a ragazzi e ragazze di 11 e 12 anni, notò la partecipazione di pochissime donne. Ed allora propose la creazione di una organizzazione che colmasse questo gap. «Abbiamo fondato l'associazione in Svizzera, ma intendiamo espanderci. Anche nella Puglia e nel Salento - spiega Flavia Donno - abbiamo contatti con diverse aziende, anche grandi aziende come la Nestlè che organizzano worshop con le nostre ragazze e dove la percentuale del figure apicali femminili ha raggiunto livelli notevoli: il 40 per cento sono donne».

Appuntamento al 14 novembre sulla piattaforma streaming di You Tube per la presentazione di questa iniziativa. Esiste anche un sito in quattro lingue, fra cui l'italiano: www.girlscancode.ch. Su questi due canali si trovano tutte le informazioni rivolte alle ragazze curiose di conoscere cosa c'è oltre lo schermo dello smartphone o del tablet e di imparare di più sulla tecnologia. Ragazza che vogliono apprendere le conoscenze da applicare a progetti, con il supporto di specialisti.

Ragazze che vogliono alzare lo sguardo verso il futuro, fuori dagli ambiti provinciali e che hanno compreso l'importanza della conoscenza della tecnologia digitale per lasciare impresso un segno del loro passaggio. © RIPRODUZIONE RISERVATA