Bloccati in India, l'odissea di due salentini: «La polizia picchia chiunque esca di casa, abbiamo paura»

Sabato 28 Marzo 2020 di Salvatore Sergio COSTA
Sono chiusi in casa, poco cibo e poca acqua, poche medicine, in attesa di una chiamata dall’Ambasciata che li rassicuri sul via libera ad un volo che li riporti in Italia. Hanno paura. Hanno paura del coronavirus che anche lì a Goa, in India, dove si trovano per lavoro, avanza con grandi numeri ma hanno anche paura dei colpi di bastone della polizia che ormai pattuglia le strade deserte anche quando è possibile uscire per sole tre ore per fare la spesa e che verso gli stranieri non è certo clemente. Ed i racconti, drammatici, di queste
ore che trascorrono tra il terrore e la speranza di ricevere una chiamata dal consolato italiano, arrivano da due salentini, Ivan Conte ed Andrea Presa, il primo originario Porto Cesareo il secondo di San Pietro Vernotico, ma residente a Neviano. Entrambi si trovano a Goa, ognuno di loro per motivi di lavoro differenti, ed in questo momento stanno vivendo momenti difficili unitamente alle compagne ed ai figli. «E’ una situazione difficile, viviamo alla giornata, fortunatamente la solidarietà del popolo indiano è grande e tante famiglie ci stanno aiutando –racconta Ivan Conte- Il problema è che qui non si può uscire e se esci la polizia usa violenza anche con i turisti».



Ivan, che ha una bimba di sei anni, è cardiopatico ed è affetto da altre patologie che necessitano di farmaci. «Fortunatamente tramite un mio amico, che a sua volta si è rivolto
ad un suo amico medico sono riuscito ad avere le ricette; l’unico problema resta la polizia, che aggredisce anche chi ha i permessi». Ivan, che a Porto Cesareo ha un negozio di import-export molto conosciuto, spera di poter rientrare quanto prima in Italia: «Tutti i nostri voli sono stati varie volte cancellati impedendoci quindi di rientrare in Italia. Ovviamente ho contattato il console Italiano a Mumbai per cercare una soluzione per poter rientrare in Italia. Il governo Italiano ha provato ad organizzare dei voli Alitalia per il rientro dei connazionali (pagando nuovamente il biglietto) ma il governo indiano ha negato le
necessarie autorizzazioni. Mia moglie piange ininterrottamente da due giorni e qui la situazione si fa sempre più drammatica, spero di riuscire a venirne fuori».

Anche il racconto di Andrea fotografa quello che sta accadendo in India. Anche Andrea, artista molto affermato in India come in Italia, sta vivendo drammaticamente queste giornate. Lui è stato anche aggredito dalla polizia locale mentre stava andando a
recuperare acqua potabile per la sua famiglia, moglie e figlia di cinque anni. «Adesso sto bene, sono stato fortunato perché sono riuscito a scappare in tempo e mi hanno preso alle spalle lanciandomi un bastone. Altri miei amici e anche persone del posto hanno avuto brutte conseguenze. Appena tornato a casa ho subito scritto il mio accaduto all’Ambasciata italiana, che ancora non mi ha risposto e sono preoccupato di questo, perché è un segno di abbandono nei nostri confronti». Una situazione drammatica, come
racconta Andrea, quella che si sta vivendo in queste ore, con la paura di non poter nemmeno riuscire ad approvvigionarsi di acqua e viveri. «Sono uscito di nascosto ieri notte e sono andato a riempire un bidone di 25 litri a casa di una mia amica che ha il filtro. Sono uscito col cuore in gola, pensando di incontrare di nuovo i poliziotti, ma è andata bene. Mi sembra di vivere nel film di Mad Max, che per acqua e benzina bisognava fare missioni vere e proprie».



Andrea racconta di come in queste ore la polizia e le autorità governative indiane, almeno a Goa, dove risiede, stiano creando non pochi problemi a tutti gli stranieri presenti sul territorio, negando hotel, guest house e negando addirittura di salire a bordo degli autobus.
«In altre zone, invece, so che il trattamento è diverso. Vedremo come evolverà la situazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA