Sesso, favori e raccomandazioni: chiesti 12 anni e mezzo di reclusione per il pm Arnesano

Venerdì 27 Novembre 2020 di Erasmo MARINAZZO
L'ex pm Emilio Arnesano

E dopo nove istanze di integrazione istruttoria, la Procura di Potenza ha presentato le richieste di condanna per gli imputati nel processo su un giro di favori, sesso e raccomandazioni che sarebbero ruotati attorno alla figura dell'ex pubblico ministero Emilio Arnesano, i vertici ed i dirigenti della Asl di Lecce, avvocati ed aspiranti avvocatesse.

inchieste pilotate in cambio di sesso e favori? L'accusa presenta il conto per l'ex pm Arnesano e per medici e avvocati coinvolti

Per i fatti costati per alcuni l'arresto e per altri provvedim,enti di interizione nel blitz della Guardia di finanza della mattina del 6 dicembre di due anni fa, il pubblico ministero Anna Gloria Piccinni ha chiesto ai giudici della sezione B del Tribunale di Potenza (presidente Federico Sergi) di condannare a 12 anni e mezzo di reclusione Emilio Arnesano, 63 anni, di Carmiano (avvocati Luigi Corvaglia e Luigi Covella). Quattro anni e mezzo sono stati invocati per  Giuseppe Rollo, 60 anni, di Nardò, primario di Ortopedia del Fazzi (avvocati Ladislao Massari e Renata Minafra).  E due anni per  Manuela Carbone (avvocato Antonio Savoia). Assoluzione per Gli avvocati Mario Ciardo, 57 anni, di Tricase (avvocati Gabriele Valentini e Ladislao Massari); Augusto Conte, 79 anni, di Ceglie Messapica, ex presidente dell’Ordine di Brindisi (avvocati Aldo Morlino e Carlo Panzuti).  E per l'avvocatessa Federica Nestola, 34 anni, di Copertino (avvocati Alberto ed Arcangelo Corvaglia)

Saranno invece giudicati con il rito abbreviatop a partire dal 4 dicembre il medicioCarlo Siciliano, 65 anni, di Lecce, responsabile di Medicina del Lavoro dell’ospedale Vito Fazzi (avvocati Amilcare Tana e Nicola Buccico). E l’ex direttore generale della Asl di Lecce, Ottavio Narracci (avvocati De Pascalis e Cesare Placanica), 61 anni, di Fasano.

Secondo l'originaria prospettazione dell'accusa un intreccio di tre fili avrebbe legato il pubblico ministero della Procura di Lecce, Emilio Arnesano, ai vertici della Asl: il dissequestro della piscina di Giorgio Trianni (ha patteggiato un anno e dieci mesi di reclusione) che avrebbe messo sul piatto della bilancia due trasferte di caccia al capriolo in Basilicata. La richiesta di assoluzione del direttore generale Ottavio Narracci, nel processo in cui rispondeva di peculato per l’impiego della macchina di servizio per scopi privati, processo per il quale Arnesano sarebbe stato ripagato con un consistente sconto nell’acquisto di una barca di dieci metri da Carlo Siciliano. E poi l’interessamento con l’impegno a farsi assegnare i due procedimenti per lesioni colpose e per omicidio colposo che ha visto coinvolto Giuseppe Rollo. Che a sua volta si sarebbe messo a disposizione per consentire ad un parente del magistrato di essere operato a Modena a febbraio dell’anno prossimo piuttosto che a maggio.

La piscina di Trianni venne dissequestrata il 20 marzo del 2018, dieci giorni dopo la prima battuta di caccia a Pietrapertrosa (in provincia di Potenza). L’inchiesta attribuisce il ruolo di organizzatore a Carlo Siciliano: avrebbe pianificato tutto per fare entrare in confidenza il collega Trianni con il magistrato titolare del fascicolo in cui lo stesso Trianni risultava indagato. Viaggio insieme in macchina: «Tu poi ti fermerai al distributore dopo, Giorgio. E ti prenderai una persona, capito? Il “Santarino”». Battuta di caccia con risultato garantito: un daino maschio assicurato per il pubblico ministero, grazie all’accordo stretto con il proprietario della riserva di caccia. Al costo di 700 euro, avrebbe pagato tutto il dottore Trianni. Pranzo con il cosciotto di cinghiale portato da Siciliano. Quest’ultimo dichiara apertamente la sua strategia: «Non serve alle volte stare a pranzo e basta. Serve, devono durare, eh, queste cose. Hanno bisogno di durare alcune ore».
Il 20 marzo il magistrato dispose il dissequestro della piscina, accogliendo solo i motivi della difesa, sostiene l’accusa. E nella stessa giornata venne pianificata una seconda battuta di caccia al daino. Di quelle trasferte fu messo al corrente telefonicamente il direttore generale Narracci. Conosceva Arnesano, Narracci, poiché era stato il pubblico ministero del processo per peculato in cui era stato assolto.

L’inchiesta della Procura di Potenza ritiene che il magistrato svendette la sua funzione giudiziaria comprando da Siciliano la barca di quasi undici metri a 28mila euro in contanti, ma facendo mettere sull’atto il valore di 950 euro dichiarando che fosse affondata. I sospetti su quest’altro caso di corruzione si basano sulle strategie processuali: innanzitutto sulla circostanza che il pm Arnesano non si fosse segnalato mai prima di allora per un processo per reati contro la pubblica amministrazione. Seconda cosa per la condotta tenuta in udienza: rinunciò al principale testimone, un ufficiale della Guardia di finanza. Non produsse i fogli di viaggio ed avrebbe anche ridotto a soli due i testimoni dell’accusa peraltro, limitandosi a domande generiche. Tra un udienza ed un’altra, due chiamate alle quali Narracci non rispose ed una telefonata attraverso il cellulare di Siciliano.
Infine la contestazione del rapporto con Rollo. Contattò il pm Arnesano per chiedergli di intercedere con la collega della Procura di Lecce titolare del fascicolo in cui era indagato per omicidio colposo, per farle sapere di essere disposto a parlare per chiarire come fossero andate le cose. Per il fascicolo per lesioni colpose, avrebbe promesso a Rollo di farsi assegnare il procedimento da discutere in camera di consiglio, perché il giudice valutasse la richiesta di archiviazione. Al telefono Rollo lo avrebbe aggiornato: «Non ti preoccupare, ho parlato con Roberto. Ho detto di mandargli una mail per ricordargli....siccome da telefonata intercorso con il dottore Rollo, rinvio perché impegni lavorativi....metà febbraio».

Ancora un intreccio: Arnesano avrebbe fatto pressioni sull'avvocato Augusto Conte per intercedere sul procedimento disciplinare avviato nei confronti dell'avvocatessa Manuela Carbone. La moneta di scambio – indica il capo di imputazione sarebbero stati incontri intimi.

Ed ancora, Arnesano avrebbe messo sul piatto della bilancia il suo potere di condizionare l'avvocatura in occasione degli esami di abilitazione alla professione forense a cui nel 2018 si sarebbe dovuta sottoporre Federica Nestola: ultima occasione dopo le bocciature. Per questo il pm avrebbe avvicinato l'avvocato Mario Ciardo, componente della commissione. Il magistrato si sarebbe speso in questo senso inquanto la Nestola era legata all'avvocatessa Benedetta Martina (ha patteggiato due anni e mezzo di reclusione) con la quale avrebbe avuto una relazione.

La sentenza è attesa l'8 gennaio.

Ultimo aggiornamento: 23:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA