In 2500 in piazza a Casarano
«Giù le mani dall’ospedale»

Venerdì 26 Febbraio 2016 di Enzo SCHIAVANO
Circa 2.500 cittadini di Casarano e di altri 14 paesi del comprensorio hanno partecipato ieri sera alla marcia per protestare contro l’ipotesi di riordino ospedaliero proposta dal presidente della regione, Michele Emiliano, che prevede il declassamento del “Ferrari” a ospedale di base. Alla marcia di protesta hanno aderito anche le 15 amministrazioni comunali del comprensorio di Casarano, sia di centrodestra che di centrosinistra, rappresentate dai rispettivi sindaci e Gonfalone, i partiti di ogni colore politico, le associazioni, i sindacati, le parrocchie.
In precedenza, i rappresentanti degli stessi enti locali (sindaci, consiglieri comunali e assessori) hanno partecipato al Consiglio comunale unificato che ha approvato una delibera contenente cinque richieste per il governo regionale.

Queste richieste, unite alla lunga premessa della delibera, contestano i criteri adottati da Emiliano nel preparare il piano, che risponderebbero secondo il sindaco di Casarano, Gianni Stefano, «solo a logiche partitiche ed elettoralistiche».
In primis, l’assemblea circondariale chiede alla giunta regionale «l'applicazione del D.M. 70/2015 sulla base del parametro della popolazione in maniera uniforme per tutte le provincie pugliesi; le motivazioni oggettive che avrebbero determinato il declassamento del “Ferrari” ad ospedale di base rispetto alla prima bozza di Piano di Riordino di Dicembre 2015, dove risultava essere ospedale di Primo Livello; le motivazioni per le quali dovrebbero essere chiusi i reparti attivi presso l'ospedale di Casarano per andare ad attivare gli stessi reparti presso altri presidi che hanno dati peggiori e farli diventare ospedali di Primo Livello; l'applicazione degli indicatori di quantità sulla base di rilevazioni omogenee e di controllare i dati, poiché quelli riportati nelle slides in circolazione ci risultano non corretti», e, infine, «l' applicazione dei "tagli" necessari anche sulle strutture private».
L’atto, che sarà trasmesso alla Regione, è stato sottoscritto dai sindaci dei comuni di: Casarano, Matino, Parabita, Ugento, Taurisano, Supersano, Taviano, Racale, Alliste, Melissano, Collepasso, Ruffano, Acquarica del Capo, Presicce e Salve. «Una pagina che rimane nella storia», ha commentato il consigliere regionale Saverio Congedo, presente al pari dei colleghi Andrea Caroppo, Cristian Casili e Antonio Trevisi, tutti di opposizione,
mentre gli assessori e i consiglieri di maggioranza salentini hanno preferito evitare la prevedibile contestazione.
Alla fine dell’assemblea comprensoriale, corteo per le strade della città che si è concluso in piazza S. Giovanni, dove il sindaco di Casarano ha annunciato «l’inevitabile ricorso contro l’atto di riordino» perché «il “Ferrari” è già un ospedale di primo livello ed è uno dei 12 ospedali pugliesi che eroga il 50% di tutti i servizi sanitari dell’intera regione». Infine, il portavoce del Comitato civico “Pro Ferrari”, Emanuele Legittimo, ha sostenuto che «bisogna essere fiduciosi perché questa battaglia non è ancora persa».
Intanto, a margine dell’influocata assemblea che si è svolta l’altro giorno a Copertino per il salvataggio del locale presidio, la posizione della Provincia di Lecce espressa dal suo presidente Antonio Gabellone. «Ogni valutazione seria e corretta dovrebbe poter avvenire dopo che il “progetto” di sanità regionale e salentina possa essere coerentemente funzionale a tutti i suoi dati, dalla popolazione e dalla sua età agli utenti, dalla riduzione o meno delle nascite in quel comprensorio, dalla disposizione geografica della sanità nel Salento, ecc. Sono stati tenuti in considerazione dalla nuova scure di tagli della Regione? Non è immaginabile che la presentazione di un riordino ospedaliero così importante avvenga il sabato e che il lunedì successivo il governo regionale approvi e impacchetti tutto per l’invio al governo nazionale - sottolinea il presidente -. Non è la partecipazione annunciata e propagandata da Emiliano e da tutti i suoi salentini in Giunta Regionale. La salute dei cittadini e le garanzie dei livelli assistenziali nei nostri territori non possono essere liquidate in 48 ore». Ultimo aggiornamento: 20:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA