Il Salento fa tre su cinque: il commissario è donna a Nardò, Gallipoli e Galatina

Da sinistra i vicequestori Sabrina Manzone (Nardò), Monica Sammati (Gallipoli) ed Eliana Martella (Galatina)
Da sinistra i vicequestori Sabrina Manzone (Nardò), Monica Sammati (Gallipoli) ed Eliana Martella (Galatina)
di Valeria BLANCO
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Lunedì 8 Marzo 2021, 13:11 - Ultimo aggiornamento: 17:23

In Polizia da 40 anni, le donne in divisa ricoprono un po' ovunque ruoli apicali, tanto da essere entrate ormai nell'immaginario collettivo. Si pensi, solo per fare un esempio, alle tante serie Tv o film che vedono le donne poliziotte come protagoniste: ultima in ordine di tempo la fiction sul vicequestore Lolita Lobosco. Tornando al mondo reale, anche la nomina, lo scorso novembre, di Maria Luisa Pellizzari a vicecapo del Corpo, è un segnale chiaro.

E in quanto a donne al comando, il Salento fa scuola: le poliziotte a dirigere i vari reparti sono - e sono state in passato - davvero tante. In questo periodo, poi, una particolare congiuntura vede ben tre dei cinque commissariati - Nardò, Gallipoli e Galatina - guidati da dirigenti donne. I tre commissari sono d'accordo nel ritenere quella di donna al comando una condizione naturale e di considerare la sensibilità femminile come un surplus nella gestione dei collaboratori e delle situazioni più delicate.

«Ciò che conta veramente - spiega il vicequestore Monica Sammati, a capo del commissariato di Gallipoli- non è imporre un ordine a un subordinato ma gestire un problema, trovandone la migliore soluzione, con il minor sforzo e la massima condivisione degli obiettivi. Esiste uno stile femminile nel rivestire un ruolo di responsabilità decisionale, connesso al fatto che la donna da sempre ha svolto un ruolo fondamentale nel menage familiare: è più allenata a ragionare e ad agire pensando a più obiettivi contemporaneamente».

Nessuna differenza, dunque, con i colleghi maschi. «Bisogna avere carisma e autorevolezza - chiarisce il vicequestore Sabrina Manzone, che è a capo del commissariato di Nardò - per guidare al meglio i collaboratori. E come in tutti i mestieri, bisogna fare le cose per primi per dare il buon esempio, motivare, fare gruppo e trasmettere passione ed entusiasmo».

A volte, però, l'essere donna può trasformarsi in una marcia in più, come spiega il vicequestore Eliana Martella, alla guida del commissariato di Galatina: «Noi donne sappiamo essere decise senza imporci, sappiamo impartire direttive con grazia, e ci piace più l'idea della collaborazione, della condivisione degli obiettivi per poi cercare di raggiungerli insieme».

La sensibilità femminile, però, viene tutta fuori quando si tratta di affrontare i problemi legati a maltrattamenti e violenze: «Le donne, anche in divisa - prosegue Manzone - entrano nelle case delle persone portandosi dietro un bagaglio di sensibilità e le vittime si trovano più a loro agio a confidare le violenze ad altre donne». Ed è d'accordo la collega Sammati, a cui piace dare alla parola sensibilità «il significato di intelligenza nel far valere le emozioni nei momenti giusti e lungimiranza nel comprendere cosa stia per succedere. Ed è una marcia in più, soprattutto nei casi di violenza di genere».

Ed è proprio alle donne vittime di violenza che, nella giornata dell'8 marzo, va un pensiero e un appello ad essere forti, a trovare il coraggio di denunciare per uscire dall'incubo: «I numeri - spiega Martella - dicono che oggi uccide più la violenza di genere che la mafia. Alle donne dico che non devono continuare a sperare che la situazione cambi, chiedere aiuto è una via obbligata. E se pensano che, per chi non ha un reddito, denunciare può essere complicato, devono sapere che oggi grazie anche al codice Rosso le tutele sono massime, le soluzioni ci sono e bisogna avere fiducia nelle istituzioni».
 

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