«Il Giubileo di Sant'Oronzo per il perdono dei leccesi». Seccia apre la Porta Santa

«Il Giubileo di Sant'Oronzo per il perdono dei leccesi». Seccia apre la Porta Santa
di Leda CESARI
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Venerdì 27 Agosto 2021, 09:34 - Ultimo aggiornamento: 09:51

«Apriamo e attraversiamo la Porta Santa della nostra salvezza, che dischiude per tutti noi la porta della misericordia e della grazia divina, chiedendo a sant'Oronzo aiuto e protezione per camminare sicuri sulla via della santità».

La cerimonia 

Alle 20 e 20 in punto di una serata (anch'essa) graziata dal maltempo annunciato dai meteorologi, mentre la città si appresta a vivere l'ultimo giorno della sua festa con i fuochi d'artificio e le luminarie si inumidiscono appena a causa del diluvio imminente per il quale due ore prima si è deciso di tenere la celebrazione all'interno (poi rivelatosi un'inoffensiva pioggerella), l'arcivescovo di Lecce, Michele Seccia, apre la porta con il sole e la luna del Duomo tra gli applausi dei fedeli che hanno riempito la chiesa. E l'Anno Giubilare Oronziano, che ci accompagnerà fino al 26 agosto 2022, ha ufficialmente inizio.
Un anno «di particolare grazia e misericordia» in cui la comunità leccese, per espressa disposizione di Papa Francesco che ha firmato il relativo decreto, potrà «lucrare l'indulgenza plenaria» (come dicono gli addetti ai lavori): ovvero confessarsi, comunicarsi secondo le intenzioni del Pontefice - elenca lo speaker don Vito Caputo - e vedere, poi, cancellata la pena connessa ai propri peccati.

Il calendario

La Porta Santa sarà aperta infatti tutti i giorni dalle 8 alle 9 e dalle 18.30 alle 20.30 nei giorni feriali, e la domenica dalle 10.30 alle 12.30 (mentre quella del santuario Sant'Oronzo fuori le mura, per ora, solo dalle 17 alle 19). Merito, si fa per dire, del compleanno del patrono di Lecce nato, come sostengono alcune cronache, nel 22 d.C e dunque protagonista di un bi-millennio che rende l'occasione particolarmente degna di essere celebrata. Allo scopo l'apertura simbolica della Porta Santa del Duomo (ma l'indulgenza varrà anche per quella già trattata di Sant'Oronzo fuori le mura), «varco salvifico aperto da Cristo con la sua incarnazione, morte e resurrezione», verrà corredata con la costante presenza, nei due luoghi di culto interessati, di sacerdoti preposti alle confessioni: «Per favorire il rinnovamento spirituale dei fedeli: perché il passaggio che ogni cristiano è chiamato a compiere è quello dal peccato alla grazia, e l'unica porta per questo è Gesù».

L'ispirazione dei tre santi

E in questo difficile transito, per i comuni mortali, soccorre l'esempio degli uomini illustri, ovvero Oronzo, Giusto e Fortunato: «Quest'elogio arricchisce noi, che siamo pellegrini sulla Terra, perché la loro memoria accresce la nostra vita di grazia, ci offre una testimonianza da imitare, una coerenza di vita da riprodurre, una donazione d'amore a cui sempre riferirsi». Un richiamo ai laici, ma anche ai sacerdoti: «Il Giubileo Oronziano si tinga allora del colore della memoria», prosegue l'Arcivescovo nell'omelia del solenne pontificale in onore dei Santi Patroni, «perché senza memoria non vi è speranza, non vi è futuro, non vi è salvezza». Facendo tesoro dell'amicizia con Dio: «Il Giubileo Oronziano ci vuol far riscoprire il nostro essere figli amati e benedetti, ci vuol far intendere la nostra dignità e ci vuol far capire che ogni fratello è figlio di Dio e pertanto va custodito, amato, servito. Il Giubileo Oronziano sarà anche il giubileo della carità, perché la Chiesa di Lecce è chiamata a risplendere della veste dell'amore». E della preghiera: perché il nome Oronzo «ha come radice il verbo latino oro, oras, orare, che significa pregare. Sant'Oronzo, dunque, persino nel nome indica l'importanza, anzi la necessità della preghiera». E del costante richiamo all'intercessione del Patrono: Sant'Oronzo, poco prima di morire, ebbe a promettere: «Lecce, ti ho protetta e ti proteggerò!».
Questa affermazione, tanto cara ai leccesi, si è realmente compiuta nel corso della storia, dove molteplici volte Lecce ha sperimentato la protezione del Santo dai terremoti, dalla peste e da tanti mali. Questo Giubileo, allora, «rinsaldi la nostra fede - invita monsignor Seccia - e la testimonianza dei martiri illumini il nostro pellegrinaggio affinché non venga meno la nostra speranza e si rafforzi il nostro amore».
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