Code, divieti farsa e vandali: la Grotta della Poesia a rischio caos

Mercoledì 5 Agosto 2020 di Maria DE GIOVANNI

Le code dopo i divieti farsa. Tutti pazzi per la Grotta della Poesia di Roca, nel Salento, ma peccato che i controlli siano ridotti al lumicino. Da una parte, chi paga il biglietto e fa regolarmente la fila. Dall’altra, chi fa il furbo passando dai cancelli già divelti e, magari, tuffandosi nel mare blu ignorando il divieto. La cronaca di ieri - tanti i turisti, complice il tempo non proprio da spiaggia - è quella di un’altra giornata superaffollata quando già dalle prime ore della mattina si è creato un cordone di persone spesso ammucchiate che, in fila dalla strada provinciale fino all’entrata dell’area di Grotta Poesia, aspettavano di entrare nell’area denominata - parco archeologico a pagamento - gestito dalla associazione Vivarch.

Tanta la gente in fila per poter entrare. Tanti che non indossavano la mascherina invadendo il luogo in questione. Forse, con la nuova gestione non ci si aspettava tutto il caos che poi si creato. L’area, insomma, è stata presa d’assalto. Le regole, quest’anno, sono chiare: cadenzare la fruizione, ma pare proprio che non sia stato risolto nulla. Le persone avanzavano come formiche, invadendo un luogo friabile, a rischio crollo, con tanto di cartelli del Comune e l’ordinanza della Capitaneria di Porto che ne vieta la balneazione. Tutto scritto in diverse lingue. Non solo. A peggiorare la situazione anche un atto di vandalismo, avvenuto durante l’altra notte: qualcuno che ha divelto il cancello posizionato sul muretto di cinta dell’area e spaccato il lucchetto che lo teneva chiuso e così spalancandolo completamente. Insomma una sorta di “liberi tutti”. E in poche ore sull’area si sono visti da un lato i turisti, che pazientemente facevano la fila per poter pagare ed entrare, mentre comunque sempre nello stesso momento dalla parte opposta altre persone entravano scavalcando il la recinzione senza pagare.

Una situazione davvero surreale, se si pensa che da circa un mese l’area è controllata anche da alcuni agenti della sicurezza che informano le persone sulle regole da seguire. Niente tuffi, si era detto. Eppure, invece, i tuffi continuano. Niente stazionamenti e, invece, giovani restano ore e ore seduti sul costone roccioso, in barba a tutte le regole. Il sindaco di Melendugno, Marco Potì, lo ha ribadito più volte: «Per quanto riguarda i tuffi, io non posso multare chi decide di fare un bagno a Grotta Poesia, l’area è interdetta alla balneazione da una ordinanza della Capitaneria di Porto e ricordo che tutto il nostro litorale è soggetto a tale ordinanza per pericolo crolli. Tramite la sicurezza possiamo scoraggiare comportamenti pericolosi. Non dimentichiamo che all’interno della Poesia vi è una scala pericolosissima.

Attraverso i cartelli informativi e il supporto della sicurezza cerchiamo di fermare bagnanti che, incuranti delle regole, decidono autonomamente di tuffarsi a loro rischio e pericolo. I vigilantes non hanno potere di fare multe e possono solo comunicare con gli organi preposti denunciando comportamenti anomali. I tuffi? Da solo non posso farcela. Dovrei chiedere alla Prefettura il supporto dell’Esercito per fermare tutti».

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