Gallipoli, il giudice scarcera il suo aggressore, il sindaco Minerva scrive al presidente del tribunale per protestare

Martedì 24 Maggio 2022 di Erasmo MARINAZZO

Il sindaco di Gallipoli, Stefano Minerva, ha scritto una lettera al presidente del Tribunale di Lecce, Roberto Tanisi, per fargli presente di non condividere la decisione della giudice Alessandra Sermarini di non tenere in carcere quello Stefano Della Rocca accusato di avere minacciato lui ed il consigliere di maggioranza, Giancarlo Padovano, per ottenere una casa popolare
Una lettera in cui non sarebbero mancati i toni rancorosi se è vero che Minerva avrebbe sottolineato che se un episodio analogo fosse accaduto a un magistrato, l’ordinanza di convalida non avrebbe rimesso in libertà l’indagato. 

Il nodo


Non sarebbe stata certo quella adottata dalla gip Sermarini, ossia il rigetto della richiesta di misura cautelare in carcere per una misura più attenuata quale quella del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dal sindaco e dal consigliere: «Allo stato valutato da un lato il circoscritto arco temporale delle condotte addebitate, la consistenza di queste e considerato pure che il contatto telefonico dell’utenza cellulare», le valutazioni della giudice, «appare plausibile che sia stato fornito dallo stesso sindaco, rendono consona a tutelare le prefate esigenze cautelari la misura del divieto di avvicinamento alle persone offese, tipicamente deputata alla salvaguardia della persona offesa».

Il procedimento


La Procura intanto ha impugnato la scarcerazione con le otto pagine di appello presentate dal pubblico ministero Luigi Mastroniani al Tribunale del Riesame per chiedere la revoca della misura che ha rigettato la richiesta del carcere per Della Rocca, 47 anni, di Gallipoli, condotto a Lecce nel carcere di Borgo San Nicola nella tarda serata del 12 maggio dai poliziotti del commissariato gallipolino con le accuse di violenza o minaccia a corpo politico, amministrativo o giudiziario, nonché di tentata estorsione. Va ricordato che l’indagato ha alle spalle una condanna a tre anni e mezzo di reclusione per tentato omicidio, per quando a gennaio del 2013 accoltellò un uomo durante un litigio scoppiato dopo che Della Rocca prese dal barbecue un pezzo di salsiccia per darlo in pasto al suo cane. 
Come è vero anche che Della Rocca, difeso dagli avvocati Carlo Gervasi e Fabio Vincenti, nel corso dell’interrogatorio di convalida abbia sostenuto di non avere mai chiesto una casa popolare ma un posto di lavoro e che sarebbe andato su tutte le furie nel momento in cui il sindaco gli avrebbe risposto di presentare certe richieste non a lui ma a chi aveva dato il voto.
Sono tutte circostanze in corso di accertamento dall’inchiesta della Procura. La consueta procedura, insomma, per cominciare a fare emergere la verità che toccherà stabilire poi al processo.

Lo scontro


Meno diffusa la prassi che un sindaco si rivolga al presidente del Tribunale per contestare la decisione adottata da un giudice, in cui riveste la parte di persone offesa. Minerva sarebbe giunto a prendere questa decisione anche sollecitato da altri amministratori pubblici che, come lui, avvertono talvolta comportamenti minacciosi e pericolosi per la loro incolumità.  Interpellato, il presidente Tanisi non è entrato nel merito della questione: «Posso solo dire che il presidente di un Tribunale non entra nel merito delle decisioni di un giudice. I riferimenti ai magistrati? La giustizia si somministra in base ai fatti e non in base ai ruoli delle persone». Il sindaco Minerva ha invece ritenuto di non dovere fornire alcun chiarimento.

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