Gallipoli, affari con edilizia e turismo: per 52 chiusa l’inchiesta

A settembre arresti di imprenditori

Gallipoli, affari con edilizia e turismo: per 52 chiusa l’inchiesta
di Roberta GRASSI
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Martedì 5 Dicembre 2023, 21:18 - Ultimo aggiornamento: 21:39

Giunge a conclusione, quindi a un passo dall’eventuale processo, la maxi inchiesta, che conta in tutto 52 indagati, su una presunta associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione, contro la fede pubblica e l’amministrazione della giustizia, accesso abusivo a sistema informatico e di reati edilizi ed ambientali, in quel di Gallipoli. Al centro gli affari con l'edilizia e il turismo.

L'inchiesta lo scorso settembre

 
Nelle scorse ore la notifica dei provvedimenti di chiusura indagini.

Lo scorso 12 settembre su richiesta del pm Alessandro Prontera in tre erano stati posti agli arresti domiciliari dal gip Marcello Rizzo. Mentre altri sette erano stati raggiunti da misure interdittive di sospensione dalla professione e di divieto di dimora a Gallipoli.

Ai domiciliari due imprenditori e un funzionario regionale

Ai domiciliari (con braccialetto elettronico) gli imprenditori Cesario Faiulo ed Emanuele Piccinno, quest’ultimo già assessore comunale. E Antonio Vincenzo Salvatore Fasiello, in qualità di funzionario regionale. Era stata disposta la sospensione dall’esercizio dell’ufficio di pubblico ufficiale per il luogotenente dei carabinieri Corrado Salvatore, a cui era stato applicato anche il divieto di dimora nel Comune di Gallipoli. Analoga misura era stata disposta per l’appuntato dei carabinieri in servizio a Gallipoli, Vincenzo Zuccheroso. Era stato sospeso dal pubblico ufficio Franco De Matteis, funzionario in servizio all’Agenzia delle Entrate, poi passato al Catasto. Infine era stato inizialmente imposto il divieto di esercitare la professione di architetto e divieto di dimora per un anno per Cosimo Giungato, ex consigliere comunale; divieto di esercitare attività imprenditoriale per un anno per Ivan Giaccari, Giovanni Bianco e Vito Antonio Greco. 

I rapporti con funzionari e forze dell'ordine compiacenti

Due erano i filoni confluiti nello stesso fascicolo. Gli imprenditori, in grado di stringere rapporti di conoscenza e amicizia anche a livello istituzionale, per l’accusa, si sarebbero serviti di tecnici e pubblici funzionari compiacenti, che garantivano il favorevole esito di progetti di espansione nel settore dell’edilizia e del turismo. In tale contesto taluni appartenenti alle forze di polizia sarebbero intervenuti a tutela degli interessi economici degli stessi, mediante la rivelazione di informazioni coperte da segreto d’ufficio, ossia mediante l’accesso abusivo ai sistemi informatici in uso, in cambio di utilità. Il secondo filone d’indagine riguardava alcuni casi di presunta mala gestio della cosa pubblica con particolare riferimento alla dismissione dei beni - ex Ersap (Ente regionale di sviluppo agricolo della Puglia)- da parte di un funzionario della Regione Puglia, Antonio Vincenzo Salvatore Fasiello, già in servizio presso il Settore riforma fondiaria, e ora in pensione, il quale, unitamente ad altri collaboratori compiacenti, avrebbe imbastito, mediante la pretesa di “utilità” di vario genere, procedure amministrative connotate da profili di presunta illegittimità, favorendo l’assegnazione di importanti immobili di proprietà Regionale al cospetto di persone a lui vicine.

Gamberoni e rolex in cambio di favori

In tutto il racconto, si parla di regali di vario genere. Gamberoni e pesce spada, ma anche assunzioni negli hotel in cambio di favori, consulenze e perfino un Rolex. 
Corposa l’inchiesta, enorme la mole di accertamenti svolti dai militari della guardia di finanza di Gallipoli, coordinati dalla Procura. 
Scriveva il gip: «Un incedere magmatico, talvolta latente, ma che si insinua nei gangli più delicati della pubblica amministrazione, non solo sino a condizionare l’esercizio dell’azione amministrativa, ma anche al fine di inquinare la macchina della giustizia». 

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