L’addio all’appuntato Andrea
«Sarai sempre nostro fratello»

Corigliano d’Otranto si è fermato per stringersi intorno alla famiglia del giovane appuntato dei carabinieri, Andrea Vizzi, colpito a morte da un proiettile, nel corso di una esercitazione nei sotterranei della su caserma, a Milano. Una dinamica apparentemente inspiegabile, considerato che quell’addestramento non prevedeva armi cariche. Sarà la magistratura ordinaria e quella militare a stabilire la dinamica di quello che viene considerato un incidente. Intanto, Andrea se n’è andato a 33 anni portando con sé i sogni suoi e quelli di tutta la famiglia che - con lui - è morta. Queste sono le considerazioni della gente comune, di chi lo aveva visto crescere e partire, per non fare più ritorno. Per ricondurlo a casa è andata la famiglia: il papà Franco, la mamma Tiziana Donno, le due sorelle, Laura e Paola. Tutto il paese si è trovato in chiesa a seguire l’ultimo capitolo di una breve vita, fra tanto dolore e rabbia. A vegliare intorno a quel feretro sono venuti tanti colleghi carabinieri, il comandante generale dell’Arma Giovanni Nistri, tanti alti ufficiali di altre forze di polizia, in loro rappresentanza. Per il paese, la sindaca Dina Manti, nel suo saluto a nome della cittadinanza, ha espresso la difficoltà di parlare in momenti tanto tragici. «Nessuno vorrebbe essere al mio posto - ha esordito - ma tocca a me esprimere il cordoglio di tutta la cittadinanza, condividere questo momento così buio e triste con la famiglia. Tocca a noi tutti il compito di far vivere i suoi princìpi, nel ricordo e nella memoria».
Il comandante dell’Arma ha espresso la vicinanza dei militari alla famiglia, ha ripercorso la vita militare di Andrea, sottolineando che «è stato un carabiniere esemplare», garantendo che «la giustizia farà il suo dovere fino in fondo. Questa morte pesa sulle spalle di un comandante come un macigno». È stato difficile per il parroco del paese, don Giovanni Baglivo, leggere il messaggio del vescovo della diocesi, monsignor Donato Negro. «Sei destinato a vivere nella storia seminando felicità e pace», legge, interrompendosi, con un groppo alla gola. Don Nicola, cappellano della compagnia regionale, che ha officiato il rito funebre, ha detto che «è stato un ragazzo al servizio degli altri, legato alla famiglia, veglierà da lassù».
 
Tocca, poi, ai tanti amici di una vita dedicargli un ultimo pensiero. Non è facile per loro trattenere il pianto e ricordare momenti di felicità condivisa. I ricordi si accavallano, ricordano l’impegno sul lavoro, l’amore per la vita, «sarai il nostro fratello maggiore, sempre, siamo orgogliosi di te». Il trombettiere suona il silenzio. Un silenzioso pianto taglia l’aria. Cala il sipario sull’ultimo atto di una giovane vita.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sabato 24 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 10:28