Focolaio a oncologia, muore mamma di 49 anni

Lunedì 22 Marzo 2021 di Erasmo MARINAZZO

L'addio di un altro paziente ricoverato nel polo Oncologico Giovanni Paolo II dell'ospedale Vito Fazzi di Lecce. La settima vittima - se questa ipotesi sarà confermata dall'inchiesta penale della procura e da quella interna della Asl - del Covid 19 contratto durante la degenza in reparto. Si chiama Claudia Casarano ed aveva appena 49 anni. Nella sua Racale lascia un figlio di 27 anni intenzionato ad andare sino in fondo e a non fare sconti a nessuno nella ricerca della verità: Alessio Russo vuole sapere come sia stato possibile che il virus abbia potuto contagiare la madre, ed altri 17 pazienti, proprio nel luogo che avrebbe dovuto garantire i più alti standard di igiene e di sterilizzazione. Il reparto che accoglie pazienti che lottano ogni giorno fra la vita e la morte con le patologie oncologiche.

LA DENUNCIA

Sua la firma dell'esposto presentato in Procura due settimane fa per chiedere all'autorità giudiziaria di indagare sulle cause del contagio contratto dalla madre da quando il 27 febbraio era stata ricoverata nel Giovanni Paolo II. Ed ora con l'avvocato Serena Tempesta arriverà una integrazione per mettere al corrente l'autorità giudiziaria della tragedia. Per chiedere, in altre parole, di non indagare solo sulla diffusione colposa di epidemia ma anche sulle cause del decesso. Se sarà morte come conseguenza del reato di diffusione colposa di epidemia o per omicidio colposo, lo stabilirà il magistrato titolare dell'inchiesta in cui sono confluiti gli altri esposti. Le indagini procedono con accortezza, al momento non sono stati ipotizzati reati e non ci sono nomi sul registro degli indagati. Il pubblico ministero Donatina Buffelli ha delegato i carabinieri del Nas di acquisire dall'Oncologico i protocolli sulle misure per impedire la diffusione del Covid. Documentazione che sta servendo a delineare cosa sia stato previsto e cosa invece non abbia funzionato se la pandemia ha colpito 18 pazienti e quattro infermieri.

L'INDAGINE DELLA PROCURA

Le altre indicazioni, anche queste tutte da riscontrare, le forniscono gli esposti: quello di Alessio Russo, ad esempio, in cui si sostiene che la madre avrebbe notato spesso il personale ospedaliero tenere la mascherina calata sul mento invece che sulle vie respiratorie. Ci sono anche dati oggettivi: la madre Claudia è risultata negativa al tampone molecolare a cui è stata sottoposta il giorno del ricovero. Il figlio ricorda anche che tutti i familiari si sottoposero a quel test, con il medesimo risultato. La positività è emersa a marzo, con il trasferimento al polo oncologico Dea (Dipartimento emergenza e accettazione) del Fazzi e peggioramento repentino: i medici - ha fatto presente il figlio - le diedero poche speranze che ce l'avrebbe potuta fare a superare le crisi respiratorie.
Storie ricorrenti nel fascicolo della Procura. Come quella raccontata nell'esposto presentato dall'avvocato Simone Potente: riferisce di mancati ricoveri di una donna di 37 anni fino alla scoperta di un tumore osseo metastatico grazie agli esami in una clinica privata. Ricovero all'Oncologico, tampone di ingresso negativo e negativo anche una settimana dopo. Tuttavia la notte del 3 marzo sarebbe stata avvisata da una infermiera della positività della compagna di stanza. Il trasferimento, le dimissioni per poi scoprire due giorni dopo di essersi contagiata.
Un altro decesso finito all'attenzione dell'autorità giudiziaria: Stella Nobile, 62 anni, di Copertino. Le figlie Selene e Romina hanno presentato un esposto con l'avvocato Laura Alemanno che narra anche questa volta del contagio contratto all'Oncologico.
Perché la pandemia è riuscita a travolgere pazienti già indeboliti da patologie pregresse importanti. In reparto? I parenti attendono risposte.

 

Ultimo aggiornamento: 23 Marzo, 07:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA