Sotto la lente auto di lusso, conti corrente e immobili: scatta la confisca sui beni. La Finanza: «Dichiarava solo pochi euro»

Giovedì 26 Novembre 2020

I militari del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza del Comando Provinciale di Lecce, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo salentino, stanno dando esecuzione ad un provvedimento di sequestro di prevenzione, emesso dalla II Sezione Penale del Tribunale di Lecce nel rispetto del Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione e nei confronti dì Antonio Caramuscio, ritenuto appartenente ad una famiglia mafiosa, egemone - secondo gli investigatori - in alcuni comuni salentini. Caramuscio è fratello di Salvatore, meglio noto come “Scaramao”, morto in carcere mentre stava scontando l'ergastolo per l'omicidio del titolare del bar Papaya, omicidio commesso il 6 marzo del 2003 insieme a Cristian Pepe, ritenuto l'attuale capo della Scu leccese. 


La misura scaturisce dallo screening da tempo in corso ad opera della Guardia di Finanza di Lecce nell’ambito dell’attività di monitoraggio e contrasto alla criminalità organizzata ed alle sue infiltrazioni nell’economia legale in costanza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 ancora in atto. 


In tale contesto, sono stati avviati mirati accertamenti tesi a verificare l’esistenza dei presupposti soggettivi (pericolosità sociale) ed oggettivi (sperequazione redditi-investimenti) su un gruppo familiare di Surbo (Lecce) e soprattutto verificare se gli investimenti ed il tenore di vita, compresa la gestione di un bar, di un circolo ricreativo, e il possesso di auto di lusso, fra le quali una Porsche Macan, l’abitazione ed i conti correnti personali, fossero coerenti con il reddito mensile di poche centinaia di euro dichiarato dal nucleo familiare. 


All’esito dell’attività, svolta dai Finanzieri del G.I.C.O. di Lecce, è stata avanzata alla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce proposta per l’applicazione della misura della sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza e il sequestro finalizzato alla confisca di tutti i beni mobili ed immobili il cui valore non ha trovato giustificazione nei redditi dichiarati dal proposto e dai familiari conviventi, risultandone il frutto delle attività delittuose poste in essere, ovvero il risultato del loro reinvestimento. 


Particolare attenzione è stata inoltre rivolta a dimostrare la “pericolosità qualificata” del destinatario della misura posto che lo stesso era già stato condannato, con sentenza passata in giudicato, per associazione a delinquere finalizzata al traffico degli stupefacenti, nonché l’”attualità” della sua pericolosità sociale che è stata evidenziata dalle recenti denunce per reati comuni.


In conclusione, l’Autorità Giudiziaria di Lecce, facendo proprie le argomentazioni prodotte dai Finanzieri ha ravvisato la presenza di tutti i presupposti per l’applicazione della misura patrimoniale ed ha disposto il sequestro finalizzato alla confisca di un’abitazione a Surbo, riconducibile a Caramuscio ed alla sua famiglia, ritenendo che, al pari degli altri investimenti famigliari, non possa che essere «il frutto del reimpiego dei guadagni scaturenti dalle attività criminose nelle quali il soggetto risulta tuttora essere dedito».

Ultimo aggiornamento: 12:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA