La figlia dell'imputato per mafia che vuole fare il magistrato: «Offesa da chi vuole etichettarmi». La storia

La figlia dell'imputato per mafia che vuole fare il magistrato: «Offesa da chi vuole etichettarmi». La storia
di Roberta GRASSI
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Martedì 24 Maggio 2022, 08:07 - Ultimo aggiornamento: 25 Maggio, 15:38

«Non mi va che nessuno getti ombre sul mio futuro». A parlare è una ragazza di 19 anni. Anzi una studentessa di Giurisprudenza al primo anno. Una studentessa che ha dato 4 esami e un esonero, pur lavorando nell'azienda di famiglia. E che sogna di diventare magistrato.
Il papà è sotto processo per 416 bis (associazione di stampo mafioso), e ha una condanna in primo grado per un'altra storia. Lei, venerdì scorso si trovava a teatro, a Gallipoli, per assistere a una manifestazione teatrale su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nell'imminenza del trentennale della strage di Capaci.

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«Basta con le etichette»


«Mi sono sentita offesa. Sono uscita di lì, pensando di lasciare tutto. Chiedendomi cosa debba fare un giovane appassionato per scrollarsi di dosso un'etichetta». Le ragioni le spiega un istante dopo: «Una delle persone che ha organizzato l'evento, un magistrato, ha parlato dei figli dei mafiosi. E ha detto che ora, anche loro, studiano Giurisprudenza. E probabilmente lo fanno perché ci possa essere un avvocato in famiglia, cosicché si possano risparmiare le spese legali. Io credo molto in quello che faccio, lo faccio per passione». La voce è rotta dal pianto, ma la ragazza trattiene le lacrime: «Mi sono domandata, nella mia vita cosa devo fare? Che alternativa ho?».

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Difende suo padre, è certa che non sia un mafioso, tanto quanto sa che non è questo il punto. Che la sua vita è un'altra, tutta un'altra storia. Ancora da scrivere: «Anche se così fosse - aggiunge - io che c'entro? È una vita intera che combatto con il pregiudizio. Eppure, qualsiasi sia stata la sorte giudiziaria delle vicende della mia famiglia, io fin da piccola ho imparato a vivere nella legalità. In terza media ho portato una tesina su Falcone e Borsellino. Sono innamorata del teatro».

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Proprio la passione per le rappresentazioni l'ha condotta, insieme al fidanzato, in platea: «Lui non è così appassionato come me, proprio per questo ho voluto che fosse lì».
Doveva essere un bel pomeriggio, non lo è stato: «Lavoro da sempre, la mia vita è scandita dall'impegno, lo studio. Non faccio altro dalla mattina alla sera. Ho preparato la maturità sui tavoli del ristorante di famiglia, in cui presto servizio. I professori lo sapevano, mi hanno anche aiutato, in alcune circostanze. Mi sono iscritta all'università. Ho pensato dapprima a Psicologia, poi ho scelto giurisprudenza. L'ho fatto perché animata dalla voglia di riscatto. Ma accade sempre qualcosa che mi fa sprofondare giù, nello sconforto».
 

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