«Ex Windsurf nel Piano Coste» Idea Infopoint, ma è scontro

Giovedì 13 Febbraio 2020
Un centro polifunzionale nell'immobile che sino a qualche anno fa ospitava il bar Windsurf nei pressi della rotonda di San Cataldo. Il futuro dell'immobile è stato oggetto ieri mattina di un confronto - per certi versi acceso - in commissione Urbanistica presieduta dal consigliere Paola Povero e alla quale ha preso parte anche l'assessore all'Urbanistica Rita Miglietta.
Attraverso il Piano comunale delle Coste l'amministrazione punta a concedere, per una riqualificazione in maniera sostenibile, l'immobile che sino a qualche anno fa ospitava il bar Windsurf e che è situato al confine tra la marina leccese e il comune di Vernole. L'assessore Miglietta ha spiegato ai consiglieri che «l'immobile ricade nel Demanio e di conseguenza può essere messo a bando esattamente come un lido». Ma i tempi incerti della durata di una concessione, nelle more dei provvedimenti annunciati dal ministro Boccia, oggi non consentirebbero ad eventuali investitori la certezza di rientrare dei capitali necessari per riqualificare e mettere in funzione l'immobile.
Altra strada possibile è il recupero dell'immobile «attraverso la Rigenerazione Urbana», ha spiegato Miglietta, progetto per il quale il Comune è in graduatoria per ottenere dei finanziamenti dalla Regione. In questo caso sarebbe lo stesso Comune a recuperare l'immobile che potrebbe trasformarsi in un centro importante che ospiti servizi informativi e ricreativi, finalizzati alla valorizzazione della costa leccese, dalle Cesine al parco del Rauccio. Insomma, un chiosco polifunzionale adeguato al paesaggio sotto il profilo architettonico e in grado di interagire con tutta la costa. Un progetto che potrebbe passare anche attraverso «l'abbattimento e la ricostruzione dell'immobile», ha spiegato Miglietta.
Un argomento che ha però riscaldato gli animi soprattutto da parte dell'opposizione che si aspettava risposte più concrete sul futuro dell'immobile e della marina. «Nessuna vera ed imminente buona notizia per San Cataldo e per l'immobile del Wind Surf - ha tuonato il consigliere comunale Gianpaolo Scorrano (Adriana Poli Bortone sindaco). Quello che si è evinto è che l'immobile ricade su area demaniale, che presumibilmente è stato acquisito al patrimonio dello stesso (pur non essendoci alcun atto in tal senso), che è abusivo (anche se negli anni 70 è stata rilasciata una sanatoria mai ritirata in autotutela dal Comune), che le amministrazioni di Lecce e Vernole dialogano al riguardo (ma non sappiamo cosa si dicono), che è intendimento dell'amministrazione di Lecce destinare quell'area per la realizzazione di un chiosco (come previsto dal piano delle coste), che probabilmente il fabbricato odierno dovrà essere demolito (ma, purtroppo, non ci sono i fondi), che, una volta demolito, l'amministrazione vorrebbe ricostruirne uno nuovo a proprie spese e con un proprio progetto (ma per far ciò occorrerà attendere l'iter del progetto di rigenerazione già presentato), che vorrebbe destinarlo a servizi (non meglio identificati)». «Ho assistito - conclude Scorrano - agli ennesimi proclami di recupero e di valorizzazione di una marina».
La difesa dell'operato e della programmazione dell'amministrazione comunale passa dal capogruppo di Lecce Città Pubblica Pierpaolo Patti: «Comprendo le frustrazioni del consigliere Scorrano, in ordine allo stato in cui versano le nostre marine: è lo stesso sentimento, che ci ha spinto a metterci in gioco per metterci al servizio della nostra città - ha dichiarato Patti - . E lo stato in cui versa il Wind Surf parla proprio di abbandono e di assenza, per troppi decenni, delle amministrazioni passate - di cui lo stesso consigliere Scorrano ha fatto parte. Oggi - aggiunge Patti - , ci troviamo di fronte ad un immobile che, nella migliore delle ipotesi, necessiterebbe di una pesante ristrutturazione ovvero ad una demolizione con successiva ricostruzione di strutture più leggere e moderne, idonee a rimanere aperte tutto l'anno e non solo nei mesi estivi». Ma per fare ciò, ricorda il consigliere «non solo occorrono i fondi, a cui il Comune aspira per la partecipazione costante e continuativa a bandi pubblici ma è altrettanto necessario dare ai futuri gestori della struttura la certezza di poter rimanere in quel luogo per un tempo certo: elemento ad oggi non desumibile per i diritti in concessione, che come sappiamo sono in scadenza».
F.Soz.
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