Dov'è Rudiae? Seguite la scia dei rifiuti: la vergogna infinita

Lunedì 9 Settembre 2019 di Ilaria MARINACI

La strada che porta a Rudiae è una discarica a cielo aperto. Sacchi di rifiuti abbandonati, materassi logori, persino un seggiolone per bambini buttato sul ciglio da chi, con tutta evidenza, non possiede un grammo di senso civico.

È veramente indecoroso lo spettacolo che si presenta davanti agli occhi di turisti e residenti che ogni giorno percorrono via Vecchia Copertino. In tanti ci passano per raggiungere il Parco Archeologico di Rudiae, dove, fino al 30 ottobre, tutti i fine settimana ci sono visite guidate mattina e pomeriggio alla scoperta dell'anfiteatro di epoca traianea, che sorge tra gli ulivi, riportato alla luce solo pochi anni fa, e degli altri ritrovamenti di Fondo Acchiatura (un ninfeo, un edificio di culto e un ipogeo, tutti di epoca messapica). Altri, invece, la frequentano perché, essendo una strada di campagna, è fra le preferite da chi ama correre circondato dal verde a qualsiasi ora del giorno. Salvo, poi, trovarsi al cospetto di un simile scempio. Il fenomeno delle microdiscariche su via Vecchia Copertino non nasce oggi ma oggi si amplifica ancora di più perché proprio da lì passerà la pista ciclabile che collegherà il centro di Lecce con il parco archeologico. Il bando di gara è stato fatto a giugno e i lavori dovrebbero partire quest'autunno.

Chi è da sempre in prima linea nella denuncia contro l'abbandono di rifiuti su quella strada è Francesco D'Andria, l'archeologo che ha riportato alla luce con il suo team, nel 2014, l'anfiteatro di Rudiae. Proprio in quella piazzola, infestata oggi da tanta immondizia, qualche anno fa il professore emerito di Unisalento fece posizionare un cippo con una grande festa popolare per indicare a tutti dove iniziasse l'area di Rudiae, patria del poeta Quinto Ennio. Cippo che, di lì a poco, venne rubato. Ad ulteriore riprova del vandalismo a cui è soggetta quella zona. Due anni fa, fu necessario bonificare la piazzola da resti di amianto, mentre adesso, secondo D'Andria, che ha spesso modo di monitorare l'area, c'è un'altra emergenza. «Vengono abbandonate su quella strada ossa spolpate di bovini e altri resti di macellazione illegale di animali spiega che, dal punto di vista igienico-sanitario, è una cosa davvero devastante. Siamo a livelli di quarto o quinto mondo, non certo di una città civile come Lecce. Proprio a Rudiae, poi, che dovrebbe essere il nostro fiore all'occhiello, la nostra perla». L'archeologo ha molto apprezzato l'iniziativa fatta in primavera da Quotidiano e Legambiente, Sporchiamoci le mani, in cui giornalisti e cittadini insieme hanno tolto dalle strade centinaia di tonnellate di rifiuti.

«Si potrebbe fare propone una giornata dedicata a via Vecchia Copertino. Io sarei il primo a presentarmi per ripulire quella strada». Per D'Andria la soluzione più auspicabile resta la videosorveglianza che potrebbe essere realizzata anche in concomitanza con il progetto della pista ciclabile. «Visto che c'è questa iniziativa molto bella del Comune, per evitare che la pista stessa aggiunge diventi ricettacolo di rifiuti, si potrebbero utilizzare quelle risorse anche per prevedere alcune fototrappole. In ogni caso, il problema va affrontato di petto». Quella delle microdiscariche vicino a Rudiae non è l'unica questione che preoccupa D'Andria. «Ora anche gli ulivi intorno all'anfiteatro conclude mostrano le prime macchie scure, segno che sono stati colpiti pure loro dalla Xylella, mentre l'unica cosa che prospera è l'ailanto, questa pianta infestante che rischia di trasformare tutta l'area in una giungla se non viene fatto periodicamente il diserbo».

Ultimo aggiornamento: 09:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA