Dopo gli oleandri, in città si ammalano anche i lecci

Giovedì 8 Agosto 2019 di Paola ANCORA
Non solo xylella. E non soltanto oleandri. Anche i lecci stanno seccando. L'albero simbolo della città compare nello stemma di Lecce è infatti stato attaccato dalla cocciniglia, un insetto (nome scientifico Kermes Vermilio, ndr) che veniva allevato per l'estrazione del pigmento rosso vermiglio, appunto, e che è approdato in Puglia solo alla fine degli anni Ottanta, a Trani, per poi migrare in ogni dove.

La cocciniglia ha attaccato i lecci di via Roma, via Carrara, via Agrigento, al quartiere Stadio, ma anche altre aree della città: lo hanno accertato i tecnici Arif, insieme agli agronomi dopo alcuni sopralluoghi ieri mattina. «Lo stato di salute di alcune alberature della città, purtroppo dice l'assessore al Verde, Rita Miglietta - non è dei migliori e questa della cocciniglia è una novità della quale prendiamo atto. Insieme all'assessore Angela Valli avvieremo i rilievi del caso». Un contatto con l'Ordine degli Agronomi c'è già stato, tanto più che è fra i firmatari del protocollo d'intesa promosso proprio da Miglietta nel corso della precedente consiliatura e che riunisce, insieme all'Ordine, anche l'Orto botanico e l'Arif.

«Se un tempo prosegue Miglietta i lecci venivano piantati lungo i viali, oggi l'alberatura va ripensata in un mutato microclima. Spesso alcune specie diventano più fragili e vulnerabili proprio perché non adatte al contesto urbano».
Della cocciniglia si stanno interessando, dunque, anche gli agronomi. «Ho già avuto un confronto con un entomologo dell'Università di Bari e con un fitopatologo spiega Rosario Centonze, presidente dell'Ordine degli Agronomi giacché Arif ha accertato la presenza della cocciniglia a Lecce. È necessario attivare subito un piano di monitoraggio degli alberi attaccati, ma si potrà intervenire soltanto quando ci saranno le larve, non sugli insetti adulti che sono particolarmente resistenti ai vari trattamenti».

E, trattandosi di una fitopatia in ambiente urbano, «bisogna usare particolari cautele, scegliere accuratamente come sia meglio intervenire prosegue Centonze e, in ogni caso, qualsiasi attività deve essere autorizzata dalla Asl». Non si possono irrorare pesticidi o sostante chimiche particolari fra villette e palazzi, avvelenando l'aria. «Se le cocciniglie sono poche, per esempio spiega il presidente degli Agronomi si possono asportare manualmente. Oppure, ancora, si potrebbero individuare degli antagonisti, insetti in grado di allontanare la cocciniglia eliminandone le larve».

La strategia dovrà essere messa a punto al tavolo di confronto col Comune, che in applicazione del protocollo siglato nel corso della scorsa consiliatura prevede di partire proprio dal monitoraggio degòi alberi. «Non è una cosa semplice come può sembrare dice Centonze e sono pochissime le città che ne hanno uno, per esempio Barcellona. Per un monitoraggio utile al piano del verde servono dai 70 agli 80mila euro e molti Comuni, senza risorse, non lo ritengono certo una priorità». Ma conoscere quali e quanti alberi ci sono in una città è indispensabile per pianificare le politiche urbanistiche del futuro e migliorare la qualità di vita di chi vive in città. Ultimo aggiornamento: 10:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA