Elezioni europee, alle urne: sotto la lente idee e proposte

Elezioni europee, alle urne: sotto la lente idee e proposte
Ignorarlo è quasi impossibile: si fa un po' fatica a riconoscere - o solo a intravedere - i programmi, le proposte, le idee di partiti e liste per le elezioni europee (si vota oggi dalle 7 alle 23). Tutto - in questa campagna elettorale e da ogni parte - è rimasto stritolato sotto l'impeto delle polemiche di casa nostra, sotto la portata delle ricadute sul governo gialloverde e sui precari scenari italiani. Eppure, l'Ue ha in pancia materie e dossier strategici, che in ogni caso meriterebbero attenzioni e cura. Non solo: quella odierna è una tornata elettorale che può tracciare in tutta Europa una linea di frattura profonda, una cesura epocale - o quasi. A prescindere dagli equilibri italiani.
I programmi dovrebbero allora pesare come piombo sui piatti della bilancia: Quotidiano nelle scorse settimane li ha passati al setaccio, in tre puntate per altrettante aree tematiche, tutte nevralgiche per il Sud e per la Puglia (fondi di coesione territoriale, agricoltura e ambiente). Risultato: molti coni d'ombra, idee spesso vaghe e talvolta confuse.

L'Istituto Cattaneo ha ora analizzato parola dopo parola i programmi elettorali, «documenti - spiegano - poco noti ai cittadini o poco diffusi dagli stessi partiti», ma che comunque «rivelano la loro identità ideologica, l'importanza che riservano a determinate tematiche e le principali linee di intervento pubblico da implementare». Qual è il quadro? In sintesi: una spiccata attenzione all'economia, dunque un settore di policy prettamente interno, anche nell'approccio mostrato dai partiti; una marcata propensione alle «affermazioni generali» rispetto alle «proposte concrete»; una vocazione filo-europeista totalizzante in due casi (+Europa e Pd), ampiamente maggioritaria in due (Forza Italia ed Europa Verde), poco oltre o poco sotto la metà rispettivamente per M5s e La Sinistra, e decisamente minoritaria per Lega e Fratelli d'Italia.

Il primo elemento analizzato dalla ricerca è il numero di affermazioni contenute nei principali programmi. «Il più ricco e lungo di affermazioni e contenuti - spiegano dall'Istituto Cattaneo - è quello di +Europa-Italia in Comune, che contiene 577 unità lessicali», sul secondo e sul terzo gradino di questo podio figurano poi M5s ed Europa Verde, in fondo invece Lega e Forza Italia. E poi ci sono i temi specifici: l'Istituto Cattaneo ha individuato sette aree (Ue e relazioni internazionali, economia, ambiente, sicurezza e immigrazione, riforme istituzionali, mercato del lavoro, welfare e istruzione). Come accennato, spicca - seppur relativamente - il fronte economico, «spesso anche con proposte riferite alla situazione nazionale», a seguire ci sono le riforme istituzionali e la tematica dell'integrazione sovranazionale.

Un caso a sé sembrerebbe la Lega: «Considerata la ristrettezza del programma e la sua natura intrinsecamente pan-europea, non è un caso che il manifesto adottato dalla Lega risulti quello dove la tematica europea è maggiormente presente( 37,5% sul totale)». Il partito di Matteo Salvini infatti non ha presentato un dettagliato documento programmatico, ma ha solo rilanciato il manifesto politico del Movimento per un'Europa delle Nazioni e della libertà. Campanello d'allarme sul tanto dibattuto tema ambientale: i ricercatori del Cattaneo avvertono che, nonostante l'apparentemente ampia attenzione, «è una delle questioni meno discusse dai partiti nei loro programmi, mediamente solo il 10% dei testi è dedicato al tema».

L'impianto complessivo dei programmi non sembra confortare l'Istituto Cattaneo per quel che riguarda le ricadute pratiche: distinguendo - come detto - tra «affermazioni generali» e «proposte concrete», i ricercatori sottolineano che «tutti i programmi elettorali elaborati dai partiti mostrano un grado considerevole di astrattezza o, al converso, di scarsa concretezza. Nell'insieme, soltanto un'affermazione ogni quattro inclusa nei testi programmatici contiene una concreta proposta di politica pubblica, mentre nella restante parte dei documenti prevalgono dichiarazioni di principio o vaghi proclami». Il grado di astrattezza si approfondisce per temi come l'Ue e le relazioni internazionali o le riforme istituzionali.

E poi c'è il fronte più critico e divisivo: l'opportunità o meno di accelerare il processo di integrazione sovranazionale, un progetto impantanato a metà del guado. In tal senso, i programmi palesemente pro-Ue sono quelli di +Europa e Pd, forze politiche dal chiaro tratto europeista, al terzo posto ecco Forza Italia. Sembra dunque profonda la frattura con partiti e liste apparentemente euroscettiche o sovraniste (stando ai programmi e alla valutazione dell'Istituto Cattaneo): Lega, Fratelli d'Italia, CasaPound. Nel mezzo, spiega il report, «esiste una sfumatura intermedia di posizioni fatta di euroscetticismo soft o di critica selettiva nei confronti di alcune politiche dell'Ue.

All'interno di quest'area sfumata o di mezzo tra le due posizioni più estreme, si trovano, in particolare, i programmi de La sinistra (con il 58,3% di affermazione anti-Ue), del M5s (43,3%) e di Europa verde (28,3%)»: l'atteggiamento è «eurocritico», e sotto questo aspetto «risulta particolarmente significativo l'orientamento bilanciato e quasi neutrale, rispetto ai due atteggiamenti più estremi, del M5s, il cui programma si colloca esattamente a metà nella scala di europeismo, con un mix calibrato di affermazioni favorevoli e contrarie al progetto europeo».

L'analisi dell'Istituto Cattaneo non prende in esame, tra le politiche specifiche, i fondi di coesione e il Sud Italia. Eppure si tratta di una partita da 35 miliardi (per il ciclo 2014-2020; in corso, e ora congelato, il confronto a Bruxelles sulla nuova programmazione). Anche in questo caso, però, i programmi quasi sempre glissano sul punto o dedicano generiche affermazioni di principio. Ma su governance delle politiche di coesione, futura dotazione finanziaria e indirizzi di spesa sarà necessario molto di più.
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Domenica 26 Maggio 2019 - Ultimo aggiornamento: 22:48