Detenuto spogliato e picchiato in isolamento: tre agenti a processo

Detenuto spogliato e picchiato in isolamento: tre agenti a processo
Detenuto salentino assolto dall'accusa di avere offeso su Facebook uno dei tre poliziotti penitenziari che lo condusse in una cella di isolamento del carcere di Lucera, per costringerlo a spogliarsi e per pestarlo. Dell'aggressione se ne sta discutendo in due processi in corso nel Tribunale di Foggia dove Giuseppe Rotundo, 57 anni, di Minervino di Lecce, è in uno parte civile e nell'altro imputato. Imputato per le lesioni causate ad uno dei tre aggressori, parte civile per le ferite riportate nel pestaggio e giudicate guaribili in 40 giorni.
In realtà questo episodio è diventato anche l'antefatto del processo in cui Rotundo è stato assolto dal Tribunale di Lecce dall'accusa di diffamazione, per avere definito pisciaturo uno degli poliziotti penitenziari che dopo averlo pestato, gli chiese l'amicizia, su Facebook. Ed il giudice di questo processo, il giudice della prima sezione penale Francesca Mariano, non ha mancato di sottolineare il disappunto per quegli episodi di cui si sta occupando il Tribunale di Foggia, nelle motivazioni della sentenza di assoluzione di Rotundo: «Trattasi di fatti sconcertanti, ingiustificabili in un luogo di detenzione predisposto per la rieducazione del condannato affidato a soggetti demandati allo svolgimento di un pubblico servizio. E ciò qualunque sia l'esito dei processi in oggetto».
Imputati a Foggia Vincenzo Leone, Francesco Benincaso e Pasquale De Gennaro, per le ipotesi di reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, di avere adottate misure di rigore non consentite dalla legge e per lesioni personali in concorso con l'aggravante di avere commesso il fatto con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio. L'inchiesta fu avviata dal pubblico ministero della Procura di Lucera, Pasquale De Luca, dopo la denuncia presentata dall'avvocato Elvia Belmonte, legali in questi processi di Rotundo. Su delega della Procura di Lecce, allora il detenuto fu visitato e tutte le lesioni vennero fotografate. Quelle riportate poi nel capo di imputazione: ...insieme colpendolo prima con un pugno alla nuca, poi in faccia ed infine con calci e pugni su tutto il corpo. Pure facendolo cadere a terra in uno stato di incoscienza. Queste le lesioni elencate: Ematoma avambraccio destro, emitorace sinistro con graffi, vistoso ematoma ginocchio, gamba e caviglia destra, ematoma regione periorbitale bilaterale, emorragia oculare e orbitale bilaterale, tumefazione regione frontale destra, ematoma regione mandibolare sinistra.
Referto medico e foto sono state depositate nel processo che ha visto Rotundo rispondere di diffamazione nei confronti di Francesco. Il viceprocuratore onorario Antonio Paladini ha chiestola condanna a nove mesi di reclusione ed al pagamento di una multa di 300 euro. L'assistente capo Benincaso la persona che si è sentita lesa dal termine pisciaturo. La stessa persona alla quale Rotundo avrebbe rivolto offese quel 4 aprile del 2011, scatenando - dice questo il capo di imputazione - il pestaggio.
Pestaggio richiamato dal giudice Mariano nella sentenza: «Il dato significativo è cheil fatto è realmente accaduto, è vero, l'aggressione tanto c'è stata che pendono processi in altra sede giudiziaria. A fronte di tale elemento la manifestazione di un vivace disappunto online non può che rientrare in un diritto di critica, espresso con toni ed espressioni compatibili con il livello culturale dello scrivente, con le sue rabbiose motivazioni interiori e con l'assoluta inopportunità di una richiesta di amicizia su Facebook da parte del contendente».
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Giovedì 18 Luglio 2019 - Ultimo aggiornamento: 09:43