Culle vuote nel Salento, in due anni “persi” 373 bambini: la mappa, ospedale per ospedale

Culle vuote nel Salento, in due anni “persi” 373 bambini: la mappa, ospedale per ospedale
di Maddalena MONGIò
4 Minuti di Lettura
Domenica 23 Febbraio 2020, 08:02
Boom di nascite al Vito Fazzi di Lecce che supera i 2mila fiocchi azzurri e rosa, ma in un biennio nel Salento ci sono stati 373 parti in meno e ora siamo sotto la quota dei 5mila ricoveri. Nel 2019, negli ospedali salentini, sono nati complessivamente 5.028 piccolini di cui 60 gemelli. Lo scenario è disegnato dal confronto tra i dati Asl Lecce, sui punti nascita, al 31 dicembre 2019, e i dati del Programma Nazionale Esiti 2018 e 2017 riferiti agli anni precedenti. Nel dettaglio. Al Fazzi hanno visto la luce 2.043 bebè pari al 40% di tutti i nati negli ospedali salentini, tra loro 33 gemelli. In due anni sono nati 238 bambini e bambine in più: erano 1.858 nel 2017, 1.805 nel 2016.

Nel Salento sempre meno nati: in dieci anni crollo del 28%
Bonus famiglia: 800 euro prima della nascita, 1000 per l'iscrizione al nido. Chi ne ha diritto

Dopo il Fazzi è il Panico di Tricase l'ospedale con più nascite, pari al 25%: 1.251 nel 2019 (23 gemelli). Nel 2017 erano 1.336, nel 2016 erano 1.338, stabile il numero nel confronto anno su anno in leggera flessione nel 2019.
Il terzo punto nascita è quello di Galatina: nel 2019 sono venuti alla luce 740 bambini (15%). Nascite in leggera crescita: erano 687 nel 2017, 722 nel 2016. Un risultato sotto le aspettative perché l'attesa era quella di arrivare vicino ai mille parti.

Gli incrementi più consistenti si sono registrati a Gallipoli e a Scorrano, anche se rimangono molto lontani dalla soglia delle mille nascite. A Scorrano hanno superato, sempre nel 2019, quota 500 arrivando a 521 nascite (di cui due gemelli) pari al 10 per cento di tutti i nuovi nati salentini. Nel 2017 sono stati 398 (più 123 rispetto al 2019), contro i 414 nel 2016 (più 107 rispetto al 2019).

A Gallipoli l'incremento è di 99 nati, rispetto al 2017 e di 175 rispetto al 2016: 473 nel 2019 (di cui 3 gemellini) pari al 9 per cento del totale nascite, 374 nel 2017 e 298 nel 2016.
Nonostante da anni si parli della necessità di punti nascita da mille parti per rendere più sicuro il momento del parto con la contestuale diminuzione dei cesarei, si continua a fare i conti con reparti sotto le mille nascite: nel caso di Gallipoli e Scorrano, molto sotto quella soglia di sicurezza. Per quanto riguarda i parti cesarei i dati sono riferiti al Pne 2017 e 2018. Da quei report si evince che crescono i parti cesarei a Gallipoli, Galatina e Scorrano, mentre al Fazzi sono diminuiti, in un anno dell'11%. Tricase è sostanzialmente stabile.

Al momento la peggiore performance è di Gallipoli con il 72,52% delle nascite che avvengono con un cesareo, nel 2016 erano a quota 58,2 per cento, in Italia la media è del 23,3 per cento. In compenso non ci sono complicazioni dopo un parto naturale, mentre il 3,7 per cento dei tagli cesarei presenta complicazioni nel post operatorio.
Colpisce che tra il 2016 e il 2017 i cesarei siano aumentati di circa 20 punti percentuali, visto che quell'anno erano il 58,2 per cento contro il 72,52 del 2017. A Galatina sono passati dal 36,65% del 2016 al 40,27% del 2017.

Anche Scorrano ha risultati non in linea con le medie nazionali: nel 2017 ha registrato il 56,12 per cento di cesarei, nel 2016 il 54,82 per cento. Le buone notizie vengono da Tricase con un 28,92 sostanzialmente stabile rispetto al 2016 quando era al 29,28 per cento. Buonissime notizie dal Fazzi: 21,72 per cento nel 2017, 32,26 per cento nel 2016 1858 nel 2017 1805 nel 2016.

Quando sarà pubblicato il Pne 2019 si potrà capire gli eventuali miglioramenti che è molto probabile ci siano in quanto la riduzione del parto cesareo è un obiettivo delle politiche sanitarie nazionale. Nel 2014 l'Italia era uno dei paesi europei con il più alto numero di parti cesarei annui tant'è che si trovava a fondo classifica con Ungheria e Polonia a pari merito, si fa per dire, con un 35,7% di bimbi nati con il taglio del bisturi. Nel 2015, grazie alla politica sanitaria di contenimento di questa pratica chirurgica, si è scesi al 25,1 per cento.

L'alta percentuale di cesarei è frutto, anche, di una propensione delle mamme per evitare la fatica e il dolore che comportano il parto naturale. In aiuto delle future mamme, in tempi relativamente recenti, è arrivata la partoanalgesia che permette attraverso l'anestesia epidurale di vivere il momento della nascita senza le forti sofferenze che comporta il travaglio ed è possibile ricorrere a questa forma di anestesia anche per il cesareo. Fortunatamente la partoanalgesia è entrata anche nei Lea e quindi oggi è accessibile a tutte le donne senza acrobazie che in anni passati hanno costretto Asl Lecce a trovare formule che ne sostenessero l'accesso per cui era gratuita solo dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20. Storia ormai archiviata.
© RIPRODUZIONE RISERVATA