Antiracket Salento, condannati Gualtieri, Naccarelli e Gorgoni: «Restituiscano un milione di euro». Assolto Monosi

Mercoledì 25 Marzo 2020 di Paola ANCORA
Finanziamenti illegittimamente ottenuti e intascati, false attestazioni per forniture e prestazioni professionali, denaro pubblico che sarebbe servito a far funzionare lo Sportello Antiracket Salento e invece utilizzato per altri scopi. Per questi motivi, la Corte dei Conti di Puglia (presidente Francesco Paolo Romanelli, consigliere Aurelio Laino e consigliere relatore Rossana De Corato) ha condannato a rimborsare allo Stato circa un milione di euro (956.809 euro) la presidente dello Sportello Antiracket Salento, Maria Antonietta Gualtieri, l'ex dirigente del Comune di Lecce Giuseppe Naccarelli (entrambi condannati in contumacia) e poi anche il funzionario Pasquale Gorgoni.

Sono stati assolti, invece, l'ex assessore di Lecce Attilio Monosi, i dirigenti Paolo Rollo e Salvatore Laudisa (quest'ultimo assolto anche in sede penale, con formula piena), l'ex segretario comunale Vincenzo Specchia e l'impiegato Maurizio Vetere; i funzionari del Comune di Brindisi, Marco Locorotondo e Paolo Damiano Sellani.

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L'inchiesta contabile - nelle mani della pm Marcella Papa - è partita a ottobre 2018, un anno e mezzo dopo la conclusione dell'indagine penale e la successiva ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Lecce. Il processo è ancora in piedi. La presidente dello Sportello, Gualtieri, insieme ad assessori, dirigenti e funzionari dei due comuni di Brindisi e di Lecce erano chiamati a rispondere - in misura diversa e a titolo di dolo - di un danno erariale pari a un milione e 171.972 euro. Un danno causato, secondo la Procura contabile, dall'illecita gestione di un finanziamento europeo erogato dal ministero dell'Interno nell'ambito del Pon sicurezza 2007-2013. 

Nell'inchiesta penale, e quindi anche in quella contabile, sono finiti i documenti attestanti spese in realtà mai sostenute - secondo la Procura - per «la fittizia prestazione di incarichi professionali», alcuni dei quali fatturati - per esempio - ai genitori dell'ex dirigente Naccarelli. E poi falsi atti relativi a presunte spese per la retribuzione del personale e per le forniture di beni e servizi. Altre somme sarebbero state indebitamente rendicontate e rimborsate per presunti lavori effettuati nella sede dello Sportello Antiracket, lavori di cui si sarebbe dato conto, al ministero, solo dopo la scadenza dei termini da rispettare per ottenere il rimborso. Ancora. Lavori fatturati due volte e mai eseguiti e interventi di manutenzione nella casa privata di Gorgoni, sempre utilizzando somme pubbliche che avrebbero dovuto essere indirizzate allo Sportello. 

«I copiosi elementi probatori acquisiti nel corso delle indagini preliminari svolte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecce - scrivono i giudici contabili - non lasciano dubbi di sorta sul fatto che la Gualtieri, in proprio e in combutta con Naccarelli, abbia rendicontato spese per prestazioni professionali, lavorative, per rimborsi spese di viaggio e per acquisto di beni, servizi e forniture, del tutto fittizie. Altrettanto indiscutibile, alla luce degli atti di causa, è, infine - ad avviso del Collegio - la sussistenza in capo ai suddetti convenuti del contestato elemento psicologico del dolo».

«Sussiste, parimenti, la responsabilità contestata al Gorgoni, essendo documentalmente comprovato il suo diretto intervento nella truffaldina (...)». Per i giudici le prove, nei confronti del funzionario comunale leccese, sono «schiaccianti». 

Sui lavori eseguiti a Lecce i giudici hanno invece stabilito che nessun danno erariale è stato commesso per la città, assolvendo tutti i coinvolti. Per i condannati, la Corte dei Conti pugliese ha disposto che il sequestro conservativo dei beni disposto dai giudici penali sia convertito in pignoramento per un totale, in valore, corrispondente alle somme di cui dovranno risarcire lo Stato e, in particolare: 769.438 euro Gualtieri; 172.371 Naccarelli e 15.000 Gorgoni. 

A difendere Paolo Sellani gli avvocati Pietro e Antonio Quinto; l'avvocato Marco Masiello difendeva Marco Locorotondo; Attilio Monosi, Maurizio Vetere e Paolo Rollo erano difesi da Pietro e Luigi Quinto; l'ex segretario Vincenzo Specchia da Giovanni Pellegrino; il dirigente Salvatore Laudisa dagli avvocati Angelo Vantaggiato, Alessandro Troso e Luigi Leonardo Covella.  Ultimo aggiornamento: 26 Marzo, 08:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA