Giustizia, condizionatori spenti e cancellieri a casa, si riparte: «Sicurezza garantita»

Martedì 19 Maggio 2020 di Erasmo MARINAZZO
Le cancellerie a mezzo servizio. Le aule del Tribunale penale con i climatizzatori spenti e senza la possibilità di utilizzare i ventilatori a soffitto per non creare l’effetto di ricircolo dell’aria. Ma anche la consapevolezza di avere fatto tutto il possibile per consentire una ripresa in sicurezza delle attività giudiziarie e dei processi. E che questa prima settimana dalla ripresa è servita anche a fare il punto sulle criticità e a pianificare ed adottare i correttivi. Nei limiti imposti dall’emergenza sanitaria: se la metà del persona amministrativo lavora da casa, lo impongono le direttive del Governo.

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Si è parlato di questo e di tutti gli aspetti della riapertura dei Tribunali ai processi in aula, nel confronto “Fase 2: la giustizia del circondario di Lecce” tenutosi sui canali Facebook e Yuotube del gruppo Avvocati ed organizzato dal Consiglio dell’ordine. E’ stato ricordato, peraltro, che a Lecce il processo penale da remoto era stato previsto anni fa dal progetto Aurora finanziato dalla Regione. Sì, quell’iniziativa che vide arrivare in città in due diverse fasi, i presidenti che si susseguirono alla guida dell’ente: prima Raffaele Fitto e poi Nichi Vendola. Ad una settimana dal ritorno nelle aule di giustizia, a fare il punto sono stati i presidenti della Corte d’Appello, Lanfranco Vetrone; facente funzione del Tribunale, Anna Rita Pasca; e dell’Ordine degli avvocati, Antonio De Mauro. Insieme al procuratore aggiunto, Elsa Valeria Mignone, ed al sostituto procuratore generale (mancava un rappresentante del personale amministrativo). Ha introdotto le tematiche e moderato l’avvocato Sergio Limongelli, consigliere dell’ordine degli avvocati.

Un confronto basato su uno scambio di pareri fra esponenti del sistema giustizia che negli ultimi mesi si sono trovati spesso attorno allo stesso tavolo per programmare e redigere protocolli e linee guida. Un confronto durato due ore e mezzo di cui diamo, necessariamente, una estrema sintesi degli argomenti più salienti: «Certamente non abbiamo sottovalutato il rischio di contagio da covid, il nemico invisibile», la prima valutazione del presidente Pasca.

«Ho ricevuto il contributo di diversi colleghi e dalla dirigente del settore amministrativo, Alessandra Scrimitore, oggi possiamo disporre del servizio di controllo della temperatura corporea all’ingresso dei palazzi e di una serie di dispositivi per evitare gli assembramenti. Certo, ho ricevuto segnalazioni di criticità che arrivano dalle cancellerie, ma il lavoro agile è un obbligo di legge. E, voglio ricordarlo, nessuno è stato esentato dal servizio. La strada è quella tracciata: contatti con indirizzi di posta elettronica e per telefono. Tutto però è migliorabile, con il contributo delle parti. E lo stiamo già facendo. A cominciare dal chiedere l’adeguamento dell’impianto di climimatizzazione delle aule penali». Il presidente Vetrone ha puntato sugli interventi per lamessa in sicurezza dei palazzi, ricordando l’interlocuzione avuta con la Regione e con la Asl. Il problema della consultazione e delle copie dei fascicoli è stato ripreso e articolato dall’avvocato DeMauro: «Se si blocca l’attività facciamo venire meno il diritto dei cittadini ad usufruire del servizio giustizia».



Il sostituto procuratore generale Gagliotta ha ricordato che il processo penale da remoto fosse già sulla buona strada con il progetto Aurora poi messo da parte. E che la pandemia costituisca l’occasione per un’analisi generale su cosa fare per sfruttare le potenzialità della tecnologia informatica. Dell’aggiunto Mignone la riflessione sulle criticità delle aule penali in questi giorni e nelle prossime settimane che le temperature toccheranno i picchi estivi. Ed anche sulla necessità che il processo penale debba tenersi nelle aule e non da remoto nelle fasi esame dei testimoni e degli imputati. Ultimo aggiornamento: 20 Maggio, 08:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA