Coronavirus, mille mascherine in una notte: tutti in coda dalla sarta di Gallipoli

Giovedì 12 Marzo 2020 di Antonella MARGARITO

Oltre mille mascherine create in poco più di 24 ore e regalate. Non si tratta di un'azienda e non è nemmeno un regalo proveniente dalla Cina ma il lavoro silenzioso, certosino e instancabile di una stilista gallipolina. Bionda, viso dolcissimo che fa il paio con il suo modo pacato di parlare, apparentemente fragile, ma nella realtà una macchina da guerra: Irene Coppola è una creatrice e stilista di moda. La sua idea è stata quella di creare, con un tessuto molto resistente, delle mascherine protettive che però ha voluto regalare alla popolazione; un modo del tutto personale di contribuire in maniera fattiva e positiva alla guerra contro il coronavirus.

L'idea è scattata martedì pomeriggio e da quel momento, dopo che timidamente aveva postato su Facebook la sua disponibilità a regalare le mascherine, è stata letteralmente subissata dalle richieste, ed è così che Irene non si è più mossa dal suo laboratorio, concedendosi solo tre ore di sonno.

A muovere le sue abili mani, oltre alla sua indiscussa professionalità, oggi è il sentimento di grande generosità nei confronti del prossimo oltre alla voglia di sentirsi utile, e poi la passione, quella che trasuda e si taglia, è il caso si dire, con le forbici, nel momento in cui si entra nel suo laboratorio zeppo di stoffe, di cotoni, di amore. «È vero - dice con voce persino rotta dall'emozione - faccio il mio lavoro con tanto amore, ma in questo momento non si lavora, la gente non viene certamente e giustamente ad ordinare abiti e ieri sono entrata nel mio laboratorio, mi guardavo intorno, pensavo a tutto quello che sta succedendo e mi chiedevo: Cosa posso fare? Come posso rendermi utile? Mi è venuto in mente un episodio; poco prima avevo regalato un paio di mascherine, di quelle ospedaliere, che mi ritrovavo da tanto tempo, ad un signore anziano che non stava molto bene ed era molto preoccupato. Il signore si è palesemente commosso, mi ringraziava e voleva sdebitarsi, ecco, ricordando questo episodio mi si è accesa la lampadina, ho preso del tessuto molto resistente e in venti minuti ne ho realizzate quattro. Da quel momento è stata tutta una scarica di adrenalina; sono uscita, ho comprato del tessuto di cotone molto resistente denominato pelle d'uovo' e non mi sono più alzata dalla macchina da cucire».

Irene Coppola passa così dagli sfarzosi abiti da cerimonia o da quelli da lei creati e offerti ogni anno ai regnanti del carnevale di Gallipoli a delle mascherine salvavita. Quel tessuto infatti, altro non è che quello che un tempo veniva usato anche negli ospedali, una mascherina che protegge la bocca in entrata e in uscita e che ogni giorno tornati a casa si può tranquillamente sterilizzare come si faceva una volta, ovvero con una ventina di minuti di bollitura, per poi, oplà, poterla usare nuovamente. La stilista ha poi reso virale la sua idea e la sua voglia di regalare le mascherine, con un post su Facebook, ma non immaginava certamente di essere assaltata così come invece è accaduto. «Ho lavorato tutta la notte fino a quasi le 4 del mattino, solo nella notte ne ho prodotte circa 300, poi ho dormito qualche ora e quando al mattino sono entrata nel laboratorio ho visto una folla di gente fuori alla porta. Non me lo aspettavo, tutti volevano mascherine e a quel punto ne ho regalata una a famiglia, ma ho preso ordinazioni, quella che sta per arrivare sarà una lunga notte, ma a me bastano poche ore di sonno. Questo per me non è lavoro, ma soddisfazione personale, mi sento felice».

Le richieste le arrivano senza soluzione di continuità e a quel punto Irene ha chiesto che ognuno portasse la stoffa e gli elastici, lei ci mette il suo lavoro. Ora il suo laboratorio è subissato di buste con pezzi di stoffe ma anche donazioni: un'anziana ha dato delle bellissime lenzuola del suo corredo. Irene taglia cuce stira, con due stirelle sempre accese giorno e notte, mentre sul suo telefono si accavallano i messaggi che nemmeno riesce a leggere. Ad aiutarla ora è anche la sua mamma, sarta anche lei, che lavora da casa, mentre in laboratorio si fa aiutare dalla nuora. Ormai si parla di migliaia di richieste: bar, pizzerie, caseifici. Come nella migliore delle tradizioni non mancano poi le richieste bizzarre, me le fai colorate?, ma le fai maschili e femminili? Qualcuno le vuole in pendant con i vestiti, e poi la mamma amorevole della bimba che, puoi farmela applicando Winnie the Pooh? . Lei sorride e cuce, cuce e sorride, non ha voluto firmarle, ma ogni mascherina una virtuale lettera scarlatta ce l'ha impressa, la A di amore.

Ultimo aggiornamento: 13 Marzo, 15:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA