Carabiniere ucciso, sequestrati i fucili di caccia di un uomo di San Donaci. Si scava nella vita privata del militare

Carabiniere ucciso, sequestrati i fucili di caccia di un uomo di San Donaci. Si scava nella vita privata del militare
di Erasmo MARINAZZO
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Mercoledì 5 Maggio 2021, 10:36 - Ultimo aggiornamento: 10 Maggio, 15:02

Sequestrati i fucili da caccia dell'uomo di San Donaci condotto ieri mattina nella caserma Pico di Lecce insieme alla moglie, alla figlia ed all'ex marito di quest'ultima. Per essere sentiti a sommarie informazioni, come testimoni, per capire se e quali rapporti li abbiano legati a Silvano Nestola, il maresciallo in congedo dei carabinieri ammazzato a 46 anni l'altro ieri sera verso le dieci meno un quarto davanti ali figlio di 10 anni, con quattro fucilate a pallettoni sparate davanti alla villa della sorella, alla periferia di Copertino, nel Salento.

Il sequestro, un atto dovuto

Un atto dovuto quello dei carabinieri del Nucleo investigativo e della Tenenza di Copertino coordinati dal pubblico ministero della Procura di Lecce, Paola Guglielmi. Un atto dovuto per sottoporre quelle armi a perizia e comparare i risultati con l'analisi dei pallettoni recuperati sul luogo della tragedia. Servirà, questa comparazione, per stabilire se ci sia o meno una compatibilità. Per capire - ma è solo un'ipotesi investigativa e null'altro al momento - se le fucilate mortali siano partite da una di quelle armi. Il fascicolo per omicidio volontario resta contro ignoti e non sono stati effettuati stub.
A queste verifiche gli inquirenti sono arrivati scavando nella vita privata di Nestola, verificando attraverso le testimonianze delle persone più vicine e l'analisi dei contenuti dello smartphone, chi stesse frequentando e per quali ragioni.
Sono stati il fucile da caccia usato nel delitto, la conoscenza delle abitudini della vittima da parte dell'assassino ed anche la circostanza che motivi di salute avessero costretto Nestola a lasciare l'Arma a settembre dell'anno scorso, a fare propendere per la pista dei contrasti nella vita privata l'inchiesta avviata per risalire all'autore ed al movente di questa esecuzione.

L'arma del delitto


L'arma: un fucile calibro 12, lo dicono i bossoli recuperati dai carabinieri della sezione rilievi. Caricati a pallettoni del diametro usato per la caccia a prede di medie dimensioni, come quelli che hanno centrato Nestola al torace ed all'addome, hanno forato il fogliame del Lauro Cerasico che si arrampica sulla recinzione della villa ed infine hanno lasciato il segno sulla colonna del cancello e sul muro della casa di fronte. Quasi certamente un modello semiautomatico, visto che ha sparato quattro colpi. Un'arma comune, insomma, piuttosto diffusa tra i cacciatori. Un'arma con la sua canna originale, non un fucile a canne mozze come quelli diffusi fra la criminalità. Altrimenti la rosata sarebbe stata molto più amplia.

La pista della vita privata


Ancora un indizio indica la pista della vita privata: Silvano Nestola aveva preso l'abitudine di cenare tutte le sera a casa della sorella, nella villa di contrada Tarantino lungo la strada per San Pietro in Lama. Come anche di andare via entro le 21.45 per fare rientro nella sua abitazione prima che scattasse alle 22 il divieto di circolazione fino alle 5 per contenere la diffusione della pandemia da Covid 19. L'assassino lo ha atteso nascosto dietro al palo in cemento della rete elettrica. Sapeva di poterlo trovare lì a quell'ora. Una persona, dunque, al corrente di come Nestola avesse organizzato la sua vita.
Infine il lavoro: si era congedato a settembre dell'anno scorso per ragioni di salute, era in servizio nel Nucleo informativo del Reparto operativo. Un incarico di ufficio, mentre dal 2010 al 2015 era stato componente della squadra in servizio nella stazione dei carabinieri di San Pietro Vernotico. Anche per questo la vita privata torna ancora ad essere la pista privilegiata. Tuttavia gli inquirenti scavano anche nel passato.

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