Omicidio del carabiniere in congedo, arrestato il padre della ex. Controllavano la vita e gli spostamenti della figlia

La scena del delitto
La scena del delitto
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Venerdì 29 Ottobre 2021, 08:06 - Ultimo aggiornamento: 31 Ottobre, 08:12

Michele Aportone, 70 anni, di San Donaci, è stato arrestato questa mattina con l'accusa di avere ammazzato a Copertino, nel Salento, la sera del 3 maggio il carabiniere in congedo Silvano Nestola, 46 anni, del posto.

L'arresto

I carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce hanno eseguito l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari, Sergio Tosi, su richiesta dei pubblici ministeri Paola Guiglielmi ed Alberto Santacatterina.  Aportone risponde di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi: secondo gli inquirenti fu lui a sparare le quattro fucilate a pallettoni e pallini da dietro il palo dell'illuminazione elettrica accanto la casa della sorella di Nestola, in contrada Tarantino.

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Il figlio

Con Nestola c'era anche il figlio di 10 anni, erano le 21.30 quando stavano rientrando a casa, dopo aver cenato in località Tarantini in agro di Copertino, prima che alle 22 scattasse il divieto di circolazione imposto dalle norme per contenere la pandemia da coronavirus. Nel momento in cui stava per salire a bordo della propria autovettura, una persona, che il figlio, unico testimone diretto, descriveva come “una persona nera che stava accovacciato sotto al muretto sulla destra”, lo colpiva con almeno quattro colpi di fucile calibro 12. Colpi fatali che hanno procurato la morte del carabiniere. 

Il movente

Subito dopo l'omicidio, gli inquirenti hanno escluso la pista della criminalità organizzata e quella del lavoro concentrandosi su quella privata che ha poi dato la svolta alle indagini con l'arresto del padre della ex fidanzata del carabiniere.

Nestola separato dalla moglie, la scorsa estate si frequentava con la figlia di Aportone, anche lei separata. Una relazione che il padre, Michele Aportone e sua moglie, Rossella Manieri, hanno sempre ostacolato perché ritenevano il carabiniere colpevole della separazione della figlia. Proprio la madre della ragazza aveva più volte affrontato Nestola anche in strada arrivando anche ad attacchi verbali diretti nei confronti dell'uomo; un atteggiamento questo che aveva ormai deteriorato i rapporti tra madre e figlia, «anzi - spiegano gli inquirenti - nel marzo 2021 i rapporti tra madre e figlia erano ormai ridotti ai minimi termini tanto che era la figlia a rifiutare ogni contatto con la madre».

Le indagini dei carabinieri


Tanti gli episodi significativi emersi nel corso delle indagini, ma senz’altro quello rappresentato dall’attivazione da parte dei coniugi Aportone/Manieri di un GPS utilizzato per monitorare gli spostamenti della figlia, rendono l’idea dell’ossessione che coniugi nutrivano nei confronti della figlia. L’assillante controllo sulla vita di Elisabetta, ormai adulta, non si limitava alle manifestazioni verbali; i genitori avevano acquistato e fatto installare sull’autovettura in uso a Elisabetta un GPS allo scopo di controllarne gli spostamenti.


Numerosi sono stati i gravi indizi di colpevolezza raccolti dai carabinieri che hanno portato i Pubblici Ministeri della Procura di Lecce,  Alberto Santacatterina e Paola Guglielmi, che hanno coordinato le indagini, a chiedere ed ottenere dal GIP,  Sergio Mario Tosi, l'arresto di Michele Aportone. 


Tra questi, le immagini di un sistema di videosorveglianza installato in una zona non distante dall’area sosta camper “Santa Chiara“ (di cui Michele Aportone ne è titolare) che lo riprendono allorquando a bordo del suo Fiat Ducato alle  19.30 circa  del 3 maggio esce per raggiungere l’abitazione di Copertino; immagini che lo riprenderanno anche al rientro in quella stessa area camper alle ore 22.30 circa, evidentemente dopo aver consumato l’omicidio. 


Tragitto che Michele Aportone non avrebbe compiuto interamente a bordo del furgone, infatti le indagini, avrebbero evidenziato come ad un certo punto, dopo aver lasciato il furgone nei pressi di una carrozzeria di Leverano, lo stesso continui il percorso a bordo di un ciclomotore che evidentemente aveva dapprima caricato sullo stesso furgone. 
Questo ciclomotore viene, nel corso delle indagini, rinvenuto bruciato, proprio nei pressi dell’area camper gestita da Michele Aportone, il quale si era preoccupato di distruggerlo a mezzo fuoco al fine di scongiurare la scoperta di tracce della sua colpevolezza.
Ulteriori sviluppi dalle indagini sono arrivati dagli esami scientifici eseguiti dal RIS di Roma che hanno accertato la presenza di minuscole particelle di polvere da sparo sugli indumenti dell’assassino riconducibili ai colpi esplosi da un fucile da caccia, arma ancora oggetto di assidua ricerca da parte degli investigatori.

L'arrestato è difeso dall'avvocatessa Francesca Conte.

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