«Comuni montani». E più di mezzo Salento non paga l'Imu agricola

Venerdì 10 Giugno 2016 di Valeria Blanco
La mappa delle esenzioni

Certo, il turismo balneare porta lavoro e ricchezza nel Salento, ma anche l’aria di montagna che - lo attesta una circolare ministeriale - si respira da Santa Maria di Leuca fino a San Donato di Lecce, comporta i suoi bei vantaggi. Ad esempio, spazza via l’Imu dai terreni agricoli.
Non si tratta di uno scherzo: in ben 58 dei 97 Comuni della provincia di Lecce, quest’anno, non si pagherà più l’Imu sulle proprietà agricole. La sorpresa (doppia) arriva con la legge di Stabilità del 2016, che prevede che i terreni agricoli ricadenti in aree montane sono esenti dal pagamento dell’Imposta municipale unica, la cui prima rata è in scadenza il 16 giugno.

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Sempre la stessa legge - e siamo alla seconda sorpresa - stabilisce che tornano ad essere Comuni montani quelli definiti dalla controversa classificazione contenuta in una circolare del ministero delle Finanze del 1993, in cui figurano appunto due terzi dei Comuni salentini. Si torna quindi all’elenco di più di 20 anni fa, nonostante quella classificazione sia stata successivamente sostituita da una classificazione Istat, riscritta in funzione dell’altimetria, per cui Comuni montani sono considerati solo quelli che hanno almeno l’80% del territorio a un’altitudine di 600 metri sul livello del mare.

Insomma, il Salento - a dispetto delle classifiche che vedono le sue località balneari in cima alle preferenze di italiani e stranieri - si riscopre in gran parte “montuoso”. Ed è anche è in buona compagnia: accanto a Comuni come Otranto e Santa Cesarea Terme, dove - a quanto pare - quest’anno si tornerà a respirare aria di pino silvestre, in altre Regioni d’Italia compaiono tra i Comuni montani altri “insospettabili” come Porto Empedocle e Pantelleria in Sicilia, Cesena in Romagna, Amalfi e Positano in Campania. Per quel che riguarda la provincia di Lecce, i Comuni montani sono per lo più compresi all’interno di quella che è nota come area delle Serre salentine, cioè la porzione di territorio che si trova a Sud di quella linea ideale che congiunge Gallipoli, sullo Ionio, a Otranto, sull’Adriatico, e che ha in Gagliano del Capo (144 metri sul livello del mare) la sua “vetta” più alta.

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Chi paga e chi no
Del resto - volendo fare un po’ d’ironia - qualche Comune salentino l’aria di montagna ce l’ha nel nome, come Montesano. E giustizia è fatta, con la nuova classificazione, anche a località come Montegrappa (Tuglie) o Montagna spaccata (Sannicola), che ad essere definiti luoghi a vocazione marittima e balneare iniziavano ad avere crisi d’identità. Tra gli altri Comuni montani, scorrendo l’elenco, figurano Salve, con le sue splendide quattro marine e il mare da bandiera blu, Gagliano del Capo, Diso, Andrano e Acquarica del Capo. Stupisce, invece, che non figurino nell’elenco due paesi che, con i loro 108 metri sul livello del mare, sono tra quelli che vantano un’altitudine maggiore. Si tratta di Ugento e di Neviano: quest’ultimo tra i Comuni montani ci dovrebbe stare di diritto, se non altro perché la patrona è la Madonna della Neve. In questi due Comuni e in altri 37, alcuni dei quali territorialmente contigui a quelli esentati dal pagamento, niente risparmio sull’Imu agricola: bisogna pagare.

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Quanto si risparmia
Andando a fare un po’ i conti in tasca ai salentini, il balzello sui terreni agricoli si paga, nella maggior parte dei Comuni, con un’aliquota del 7,6 per mille sul valore catastale che varia a seconda di molteplici parametri, non da ultimo il tipo di coltivazione. Solo per fare alcuni esempi tra i più comuni nel Tacco d’Italia, su un terreno di un ettaro adibito ad uliveto, l’Imu può ammontare a circa 25-30 euro l’anno. Diverso il caso dei vigneti, dove per un ettaro si pagano circa 230 euro l’anno e dove quindi l’appartenenza a un comune montano consente un bel risparmio, soprattutto ai latifondisti.

La morfologia del territorio
Bisogna però considerare che il territorio agricolo salentino è microparcellizzato e che in media un contadino o una famiglia, nella maggior parte dei casi, non arriva a possedere un ettaro, ma una frazione di esso che solo in rari casi arriva a mezzo ettaro. Più comunemente, un appezzamento medio può estendersi per due o tre are (pari a circa due o trecento metri quadrati, dal momento che un’ara equivale a cento metri) e ci vogliono quindi tre o quattro appezzamenti medi per arrivare a un ettaro. Il risparmio, comunque, c’è. E per questo l’aria di montagna è gradita, anche se l’estate è alle porte.

Ultimo aggiornamento: 12:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA