Le mani dei clan sulle case popolari e gli sgomberi mai arrivati

Le mani dei clan sulle case popolari e gli sgomberi mai arrivati
di Paola ANCORA
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Giovedì 26 Settembre 2019, 07:02 - Ultimo aggiornamento: 12:22

“Occupazioni accertate, sgomberi sollecitati e mai effettuati, persino appartamenti tenuti liberi in attesa della scarcerazione di questo o quel criminale o esponente della Sacra Corona Unita”. Iniziava così l'inchiesta pubblicata il 3 marzo 2018 da Quotidiano: una mappa precisa delle occupazioni di case popolari da parte di esponenti della criminalità organizzata o delle loro famiglie, con nomi, cognomi e indirizzi degli alloggi occupati. Da allora, poco o nulla è cambiato.

Il capoluogo, Lecce, ha visto tremare i palazzi della politica con l'inchiesta sul presunto mercato delle case che ha portato a processo, ancora in corso, ex assessori, funzionari e politici della città. Ma fuori dal palazzo di Giustizia, lontano dalle aule di tribunale, ancora oggi la legalità cerca una casa e le occupazioni, le assegnazioni illegittime di cui si discute nelle aule di tribunale sono ancora in piedi. Tutte, o quasi.

In piazzale Siena, ad esempio, è vuoto un appartamento di 109 metri quadrati che, come nel 2018, risulta occupato abusivamente da Massimiliano Elia, arrestato dalla Squadra mobile e poi condannato, dopo patteggiamento, a quattro anni di reclusione quale mandante di attentati incendiari e intimidazioni ai danni di imprenditori del settore edile, restii a pagare il pizzo. Si tratta dello stesso Elia coinvolto in una indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce su alcune partite di droga acquistate fra Monteroni e Surbo e destinate al nuovo gruppo malavitoso del quartiere Stadio, un gruppo che gli investigatori e gli inquirenti ritengono nato dalle ceneri del blitz Eclissi che, anni fa, colpì duramente i clan di Maurizio Briganti e Cristian Pepe.

Occupanti abusivi di alloggi sono anche amici e parenti di altri esponenti di spicco della malavita organizzata, come Ivan Firenze e Sergio Greco, arrestati nell'ambito dell'operazione Augusta del 2011. Ancora. In via Panareo, zona centro, occupano abusivamente un alloggio i familiari di Antonio De Vitis, detenuto al 41 bis nel carcere di Olbia, e del boss Cristian Pepe, già ergastolano e condannato ad altri 20 anni con l'operazione Eclissi. De Vitis, in particolare, è stato condannato al carcere a vita per l'omicidio del surbino Raffaele Riezzo, ucciso nel marzo del 1992 a Frigole.

Il civico 18 di via Verona risulta ancora occupato da Giampiero Schipa, cioè dall'imprenditore al quale nel febbraio 2017 la Direzione investigativa antimafia ha sequestrato una villa di nove vani nella residenziale via Rapolla, per un valore di 465mila euro. Schipa, nel 2016, fu condannato in primo grado a cinque anni e cinque mesi di reclusione con le accuse di incendio doloso, frode all'assicurazione e per aver causato la morte del suo dipendente Michele De Matteis, rimasto ucciso nel rogo fatto appiccare al negozio di articoli da regalo Sogni nel 2011. A quanto risulta dalle carte, Schipa ha potuto sanare la sua posizione di abusivo, grazie alle varie leggi regionali sulle sanatorie. È stato invece liberato l'alloggio di piazzale Cuneo occupato abusivamente da persone vicine a Sergio Marti, che si difende, nel processo ancora in corso, dall'accusa di essere stato trait d'union fra la Scu e alcuni politici della città nel business dell'affissione dei manifesti elettorali. Una goccia nel mare.

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