Città deturpata, il sindaco:
«Protestare è sempre lecito
ma nessun alibi per i vandali»

Città deturpata, il sindaco: «Protestare è sempre lecito ma nessun alibi per i vandali»
di Alessandro CELLINI
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Domenica 18 Marzo 2018, 05:50 - Ultimo aggiornamento: 10:22

Al risveglio la città fa la conta dei danni. Dopo i muri di edifici pubblici e monumenti imbrattati da teppisti durante il corteo No Tap, il primo a parlare è il sindaco Carlo Salvemini, che bolla come «incivili» gli autori delle scritte contro il Teatro Apollo e altre strutture storiche della città. Le parole del sindaco scatenano una serie di reazioni: per lo più concordi, va detto, anche da parte di quei colleghi che più di altri hanno legato il loro nome alla lotta al gasdotto. Ma le voci fuori dal coro ci sono. E sono quelle dei “vertici” - se di vertici si può parlare - del Movimento No Tap, che invece minimizzano le scritte sui muri. In mezzo c’è l’azienda, che all’offerta di ripulire a spese proprie, si è vista rispondere un secco «No, grazie» da parte dell’amministrazione.
La giornata, dunque, si è aperta con Salvemini che, con un post su Facebook ha offerto una propria valutazione di quanto accaduto nella serata precedente, riconoscendo a tutti il diritto a manifestare il proprio pensiero, ma allo stesso tempo scagliandosi contro chi si presenta «come difensore del territorio», e che invece manifesta «disprezzo verso luoghi come scuole e teatri, danneggiandoli intenzionalmente con scritte che, al di là del contenuto (in alcuni casi minaccioso e intimidatorio) altro non sono che manifestazioni di inciviltà». Salvemini assicura che sarà Palazzo Carafa a farsi carico dei costi: «Ci adopereremo immediatamente per ripristinare, a spese di tutti i leccesi, la pulizia dei muri imbrattati e al contempo per individuare i responsabili e chiedere loro il risarcimento dei danni». Un’ora dopo è arrivata l’offerta di Tap: «Siamo a disposizione per contribuire a sostenere la pulitura e il ripristino degli edifici e dei monumenti danneggiati ieri». Proposta a cui Salvemini, seccamente, risponde: «Grazie, ma è giusto, doveroso e opportuno che il Comune provveda da sé». E l’assessore all’Ambiente Carlo Mignone è sulla stessa linea: «Ritengo sia compito dell’amministrazione riparare i danni provocati dai fuoriusciti della manifestazione No Tap. Provvederemo alla pulizia dei beni pubblici deturpati in tempi brevissimi. Ritengo altrettanto giusto - prosegue Mignone - che si rimanga in attesa di conoscere dagli inquirenti i nomi di chi ha danneggiato la città, non solo per chiedere a costoro il ristoro dei danni subiti dalla comunità, ma anche e soprattutto per tutelare coloro i quali hanno solo esercitato, partecipando alla manifestazione, un legittimo atto di dissenso tutelato e garantito dalla nostra Carta costituzionale».

Un’impostazione seguita sostanzialmente da tutte le forze politiche che ieri sono tornate sull’argomento. I “sindaci No Tap” (in rappresentanza delle località più interessate dall’opera, ovvero Zollino, Vernole, Castrì, Calimera, Corigliano, Lizzanello, Melendugno e Martano), pur invitando Tap a non apparire «buonisti, nel tentativo di accreditarsi all’opionione pubblica» con l’offerta di pagare le spese di pulizia, «condannano nettamente le azioni vandaliche. Il rispetto dell’ambiente e della convivenza civile - aggiungono - vale ovunque, a San Basilio come a Lecce». I primi cittadini - tra cui c’è anche Marco Potì, uno dei più strenui oppositori dell’opera - rivendicano «l’importanza dell’azione civile di legalità intrapresa con tante associazioni del territorio».
 
Di segno opposto il commento di Gianluca Maggiore, portavoce del Comitato No Tap, che si scaglia contro i leccesi «perbenisti»: «A me stanno sul c... le scritte sui muri - dice Maggiore sul suo profilo Facebook - ma di più mi sta sul c... l’ipocrisia e la strumentalizzazione». L’attivista fa riferimento alla «Lecce perbenista che fa finta di non vedere lo scempio di San Basilio e quello che per 22 chilometri l’attraverserà, la stessa che nega il messaggio inquietante che tutto questo porta».
Ma è l’unica voce fuori dal coro, prevedibilmente. Per il viceministro Teresa Bellanova «non si può offendere una città e i suoi beni comuni, ritenersi arrogantemente nel diritto di violare cose e persone. Non sarà danneggiando una città che si riconquistano o si affermano spazi perduti in ingannevoli radicalismi». Condanna arriva anche da Forza Italia: «Non roviniamo il concetto di battaglia per il territorio con atti vandalici che devono essere condannati e mai giustificati», dice Paolo Pagliaro, membro dell’ufficio di presidenza nazionale del partito, mentre il coordinatore cittadino Cristian Sturdà rimarca che «chi predica amore per la propria terra non può e non deve scivolare nel vandalismo. Non si manifesta contro uno stupro violentando i monumenti della città: si è trattato di un clamoroso autogol». E il senatore Dario Stefàno (Pd) sottolinea: «La protesta che porta avanti l’idea di incompatibilità ambientale di un’opera, e che intende difendere le sorti di un territorio, perde di coerenza e credibilità quando offre ospitalità a chi pensa di trasferire i propri istinti anarchici e violenti, il proprio disappunto, la propria rabbia abbattendo millenari muretti a secco, come avvenuto alcune settimane fa, o deturpando la bellezza di un teatro antico, come successo a Lecce». E mentre il movimento Andare Oltre invita il Comitato No Tap a ripulire le scritte in città, parole dure arrivano anche dal sindacato di polizia Sap: «Cosa conta davvero per questi manifestanti? La lotta per cui dicono di essere scesi in piazza o i tafferugli con la polizia?», si domanda il segretario generale Gianni Tonelli. «La democrazia - conclude - è sempre più in pericolo se si permetterà ancora a questa gente di imporre il proprio pensiero con forme di violenza».

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