Salento, diffamazione a Cavallino: chiesta archiviazione per 41 indagati, ma le parti si oppongono

Salento, diffamazione a Cavallino: chiesta archiviazione per 41 indagati, ma le parti si oppongono
di Erasmo MARINAZZO
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Martedì 21 Giugno 2022, 11:04 - Ultimo aggiornamento: 22 Giugno, 15:25

Quarantuno indagati nell'inchiesta nata dalle denunce-querele incrociate dopo la pubblicazione delle foto di una torta con l'immagine del Palazzo Ducale di Cavallino e la frase Finalmente liberi (Uniti). C'è chi ha ritenuto che si stesse offendendo la memoria dell'onorevole Ninì Gorgoni, ex sindaco scomparso ad 86 anni il 13 maggio di due anni fa, e non ha risparmiato giudizi ed epiteti. Fra questi diversi politici, anche l'attuale sindaco e nipote di Ninì Gorgoni, Bruno Ciccarese. E poi avvocati ed insegnanti. Ha dato il via al procedimento giudiziario chi invece si è sentito offeso da quei commenti e da quelle parole di indignazione sostenendo che quell'evento nulla avesse a che fare con il lutto che colpì Cavallino, quanto piuttosto con la fine del lockdown imposto dalla pandemia da Covid-19 e con il compleanno dell'organizzatore. E si è sentito offeso anche dagli articoli pubblicati da sei testate giornalistiche.
Tutti indagati, rispondono di diffamazione nel fascicolo istruito dal pubblico ministero della Procura di Lecce, Donatina Buffelli, e per il quale ha chiesto l'archiviazione. La disputa giudiziaria è in corso perché dieci persone si dicono contrarie all'orientamento della Procura ed hanno presentato opposizione. Fra queste un indagato e Walter Bevilacqua, organizzatore di quella festa e che pubblicò sul suo profilo Facebook le foto dei partecipanti attorno alla torta con il messaggio diventato controverso nei post e più in generale nel mondo della comunicazione globale.
Il caso si sarebbe dovuto discutere ieri mattina davanti al giudice per le indagini preliminari Angelo Zizzari, tuttavia è stato necessario rinviare l'udienza perché uno degli indagati non aveva ricevuto l'avviso di fissazione della camera di consiglio.

La richiesta d'archivizione

Perché la pm Buffelli ha chiesto l'archiviazione? Perché ha ravvisato il diritto di critica fra chi ha commentato quella foto sul profilo di Bevilacqua. E il diritto di cronaca delle testate giornalistiche. Pur se, ha rilevato il magistrato, sia stato usato spesso un linguaggio aspro. Inoltre è stato rammentato che Bevilacqua si rivolse all'autorità giudiziaria sostenendo di essere frainteso. Ed offeso: quelle foto, la festa e la torta avevano come tema il ritorno alla quasi normalità, dopo le limitazioni imposte dalla pandemia alle libertà di movimento e di frequentazione. E si festeggiava anche il suo compleanno. Frainteso, dunque. E coperto di insulti, ingiustamente.
Come la frase di un politico: «Vergognatevi (scritto tutto in maiuscolo, ndr), e chiedete scusa alla famiglia e a tutta la cittadinanza». E di un cittadino, evidentemente uno stimatore di Ninì Gorgoni: «Certo festeggiare la morte di una persona che forse a più di qualcuno ha dato da mangiare e continua ancora oggi a mangiare, è puro squallore. E questo lo dimostra solo a guardarvi in faccia. Vergognatevi».
E poi hanno abbondato i termini schifo, disgustoso, vergogna, barbari, sciacalli: «Invero i commenti dei predetti soggetti, effettuando tutti una precisa introduzione o comunque dei riferimenti alla presunta, o così interpretata, motivazione sottesa ai festeggiamenti dei querelanti», spiega la pm Buffelli nella richiesta di archiviazione, «sono evidentemente strutturati con toni di condanna e i termini latatamente offensivi si pongono soltanto come chiosa finale di un'aspra critica rivolta ai denuncianti e costituente esercizio del diritto».
Deciderà il giudice Zizzari se dare o meno seguito a questa inchiesta. Prossima udienza il 22 ottobre.

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