Letame sul terreno a due passi dalla spiaggia: l'aria diventa irrespirabile. Sequestrata un'area di 50 ettari

Lunedì 14 Settembre 2020 di Erasmo MARINAZZO
Una settimana di cattivi odori lungo il litorale di Porto Cesareo. Troppo intensi e troppo persistenti per credere che si potesse trattare di qualcosa di poco importante, di passeggero. Una puzza insopportabile che ha spinto residenti e turisti a chiedere l'intervento dei carabinieri della Forestale. Ed è così che è stata scoperta e sequestrata un'area di 50 ettari in cui alla terra sarebbe stato aggiunto letame in dosi abbondanti allo scopo di renderla fertile per le nuove coltivazioni.

Lavori effettuati nella settimana appena passata, con il litorale gremito più che mai di bagnanti. Dove l'estate sembra non avere voglia di andare in letargo, visto anche il persistere dei venti dei quadranti Nord che invitano da queste parti anche i frequentatori abituali del mare Adriatico. E che spirano dalla terra verso il mare creando sì scenari mozzafiato che hanno fatto il giro del mondo, ma che in questi ultimi giorni avevano reso l'aria particolarmente irrespirabile.

La zona di provenienza dei cattivi odori è quella della collina del Club Azzurro, sul retro del litorale fra Porto Cesareo e Torre Lapillo. Quel tratto di mare preso d'assalto da migliaia di bagnanti. Ed è qui che gli investigatori del Nipaf (Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale) del Gruppo carabinieri Forestale di Lecce hanno individuato quattro terreni in cui sono stati effettuati lavori di rimescolamento con l'utilizzo - al momento è una ipotesi che sta verificando l'Arpa - di letame.

Potevano farlo, i proprietari? Potevano farlo in questo periodo dell'anno? Erano autorizzati? E da chi? Sono risposte che vuol dare l'inchiesta avviata in Procura dopo che il Nipaf ha denunciato i quattro proprietari dei 50 ettari di terreno sequestrato, per le ipotesi di reato di smaltimento illecito di rifiuti mediante abbandono su terreno, oltre che emissione di odori molesti.

Tanto perché - tanto hanno constatato i carabinieri della Forestale - questi lavori per rendere fertile quei terreni sono stati effettuati senza autorizzazione al riutilizzo dello stesso a fini agricoli. E, inoltre, non essendo stata indicata la natura esatta del materiale mescolato al terreno. Come se quello sversamento di letame fosse avvenuto in maniera del tutto arbitraria - ed è questo che l'inchiesta dovrà verificare - e senza tenere conto delle procedure da seguire quando si vuole dedicare un appezzamento alla coltivazione di prodotti agricoli.

Probabile che questa vicenda si chiarisca rapidamente: vista la stagione, i proprietari dei terreni hanno interesse a riavere quanto prima la disponibilità per proseguire la preparazione per la semina delle colture di prossima raccolta. Resta il nodo delle autorizzazioni. E si attendo i risultati delle analisi dell'Arpa. Ultimo aggiornamento: 16:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA