Mauro, scomparso a sei anni, e il mistero delle ossa: «Nuova inchiesta, ascoltate l'ex boss»

Lunedì 6 Gennaio 2020 di Alessandro CELLINI
I genitori del piccolo Mauro Romano, scomparso nel 1977 all'età di sei anni, tornano a invocare la riapertura del fascicolo d'indagine e, soprattutto chiedono che sia ascoltato un ergastolano che già anni fa chiese di poter parlare di persona con gli investigatori a proposito del caso del piccolo Mauro. Il tutto, proprio nei giorni in cui sarebbero state ritrovate alcune ossa che lasciano aperto uno spiraglio di speranza ai familiari.

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Sono due episodi che viaggiano paralleli, in ogni caso: da un lato la scoperta dei resti umani; dall'altro la nuova visita in Procura da parte della mamma di Mauro, Bianca Colaianni, e del suo legale, l'avvocato Antonio La Scala, questi ultimi all'oscuro del ritrovamento. Non sono ancora chiari i dettagli relativi alla scoperta di alcune ossa - impossibile stabilire, al momento, addirittura se si tratti di resti umani o animali - e per questo servirà tempo per fare chiarezza su questo punto. Una chiarezza che i genitori di Mauro chiedono ormai da tempo, convinti come sono che non sia stato fatto tutto il possibile per risalire all'identità del responsabile della scomparsa del loro figlio. Proprio pochi giorni fa hanno depositato in Procura una corposa documentazione per chiedere un approfondimento investigativo; la riapertura dell'indagine, in altre parole.

L'inchiesta che al momento sembra intrecciarsi in qualche modo con il mistero di Mauro Romano è quella che coinvolge un 69enne di Taviano. Il suo nome comparve nelle indagini già all'epoca della scomparsa: fu lui, infatti, l'autore di una serie di telefonate nelle quali offriva la sua collaborazione ma solo dietro compenso. E oggi quello stesso nome è presente in un'inchiesta per reati pedopornografici. L'auspicio della famiglia Romano e dell'avvocato La Scala è che a quelle accuse se ne aggiungano altre, e più gravi: quelle di omicidio e occultamento di cadavere.

C'è un altro aspetto in questa storia che è rimasto in qualche modo in secondo piano: la possibilità di ascoltare dalla viva voce di un testimone diretto cosa accadde quel pomeriggio del 21 giugno di 43 anni fa. Si tratta di un uomo condannato all'ergastolo nel 1997: Vito Paolo Troisi, coetaneo di Mauro, che faceva parte del gruppetto di ragazzini che quel pomeriggio giocava a nascondino vicino casa dei nonni dello stesso Mauro. Ascoltato una prima volta dagli investigatori, non fornì informazioni particolarmente importanti. Subito dopo però chiese di essere sentito nuovamente. Ma ad una condizione: avrebbe rivelato ciò che sapeva solo di persona all'allora procuratore capo Cataldo Motta. «Ma da allora non è stato più sentito - dice oggi l'avvocato La Scala - e noi crediamo che il suo ascolto sia importantissimo per ricostruire le ultime ore di Mauro».

Intanto la famiglia di Mauro attende notizie. Soprattutto la mamma non si dà per vinta. E spera che le ultime attività provenienti da indagini e ricerche - compresi gli scavi avviati qualche settimana fa a Taviano in cerca proprio di resti umani - possano fare chiarezza in una vicenda che ha segnato irrimediabilmente la sua vita. Ultimo aggiornamento: 16:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA