Cresce l'esercito di abusivi: oltre 400 alloggi occupati

Cresce l'esercito di abusivi: oltre 400 alloggi occupati
di Paola ANCORA
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Giovedì 26 Settembre 2019, 07:02
Oltre 400 alloggi Arca Sud occupati abusivamente in tutta la provincia. Per un totale di più di mezzo milione di euro di risorse pubbliche andato perduto ogni anno. «Ma i dati sulle occupazioni e sul denaro perso riferiscono gli uffici sono largamente sottostimati, perché possiamo contare solo le occupazioni che ci vengono comunicate», quelle conosciute dai Comuni che gestiscono le graduatorie per le assegnazioni.

La cifra-monstre si aggiunge alle case abitate da chi ha perso il diritto all'alloggio popolare: in questi casi, scatta la cosiddetta decadenza, che porta o, meglio, dovrebbe portare allo sgombero. Nel Salento sono ben 323 gli sgomberi sospesi, atto finale di procedure di decadenza rimaste monche e sulle quali, settimane fa, è intervenuto il parlamentare del Movimento Cinque Stelle, Leonardo Donno, con una interrogazione: «I Comuni ha scritto il deputato - devono riservare maggiore attenzione e celerità di intervento su questioni scottanti come questa. Lecce in primis», giacché proprio nel capoluogo si celebra in questi mesi il processo sul presunto mercato di case che ha travolto ex assessori e consiglieri, funzionari e politici.

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A Lecce le pratiche di decadenza inevase sono 49, a Nardò 29, a Gallipoli 18, a Copertino 16, a Galatina e Squinzano 12, a Maglie e Tricase 11. A queste, vanno ad aggiungersi appunto - le oltre 400 abitazioni occupate abusivamente, cioè senza titolo: situazioni conosciute, denunciate anche da questo giornale ma sulle quali poco o nulla è stato fatto. Numerosi sono persino i casi di alloggi pubblici occupati abusivamente da chi, su disposizione della magistratura, sta scontando gli arresti domiciliari: un paradosso che costa caro, anzi carissimo, alle famiglie a reddito zero regolarmente inserite nelle graduatorie - che attendono fiduciose un tetto sulla testa.

Non è certo pensando a loro che la Regione a una manciata di mesi dal voto per il rinnovo di presidente e Consiglio - sembra intenzionata a varare, nelle prossime settimane, l'ennesima sanatoria, inserita nel più ampio disegno di legge di riforma dell'Erp (Edilizia residenziale pubblica) licenziato dalla Giunta di Michele Emiliano proprio lo scorso luglio.
La riforma prevede la pubblicazione di graduatorie ogni due anni anziché ogni quattro e, sul fronte morosità, contiene una norma transitoria che permetterebbe, a chi non ha pagato, di rateizzare il dovuto in dieci anni, con l'impegno da parte degli Arca di verificare la regolarità dei versamenti ogni tre mesi. Ciò in barba al fatto che i Piani di rientro, fino a oggi, non hanno mai funzionato, perché spesso chi chiede una casa non è nelle condizioni economiche di pagare neanche un euro di affitto. E coloro i quali, invece, hanno occupato un alloggio, hanno di frequente aderito alle varie sanatorie, pagando solo la prima rata per allontanare qualsiasi intervento della Pubblica amministrazione, salvo poi tornare morosi nella certezza che nessuno, o quasi, si sarebbe infine occupato dello sgombero. Fino alla sanatoria successiva.

Sulle occupazioni abusive, la norma confezionata dagli assessori regionali Giovanni Giannini (Lavori pubblici) e Alfonso Pisicchio (Erp) prevede che quanti hanno il diritto di partecipare ai bandi lo possano fare (a differenza di quanto accade ora con la legge voluta dall'allora Giunta Vendola) e, in caso di assegnazione di un alloggio, paghino poi anche gli arretrati. Possibilità, questa, preclusa a chi ha sottratto l'alloggio pubblico assegnato ad altri o ha riportato condanne per reati di associazione per delinquere negli ultimi cinque anni.

Disposizioni, queste ultime, che ricalcano il contenuto dell'articolo 20 della legge del 2014. Una legge che, clamorosamente, non ha mai previsto un termine per la presentazione delle domande di sanatoria. Così, mentre 600 chilometri più a Nord, a Ostia, scoppiava il finimondo per l'occupazione e la successiva sanatoria concessa a un esponente del clan Spada oltre i termini consentiti dalle leggi della Regione Lazio, questo giornale denunciava che in Puglia, quei termini, nemmeno esistono.
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