Case popolari, «Ecco chi erano i referenti politici». Testimone minacciato di morte

Case popolari, «Ecco chi erano i referenti politici». Testimone minacciato di morte
Minacce alla viglia dell’udienza in cui avrebbe dovuto parlare del pestaggio subìto dopo avere denunciato il cartello delle assegnazione degli alloggi popolari. Un tentativo di fargli ritrattare le accuse? Piero Scatigna, 42 anni, originario di Locorotondo (in provincia di Bari) ha riferito della ex moglie fermata per strada da un uomo che sarebbe vicino all’imputato Cristian Elia. Quell’uomo gli avrebbe fatto arrivare un messaggio attraverso la ex consorte: gliela avrebbe fatta pagare. Ed in quell’incontro avrebbe precisato anche di non avercela con la donna, ma con il suo ex marito: «Cristian rischia sei anni di carcere per colpa sua. E’ un uomo finito. E’ un uomo morto. Deve sparire dalla faccia della terra».

Destinatario Scatigna. Scatigna che, dopo l’aggressione del 2015, lasciò l’Italia per un anno e mezzo: ha svelato queste nuove minacce ieri pomeriggio nell’aula bunker nel corso del processo che sta accertando se è vero che gli alloggi popolari furono assegnati in cambio dei voti alle elezioni europee del 2014 e regionali del 2015. Gli ex assessori alla Casa Roberto Marti, attuale senatore della Lega, e Luca Pasqualini, i referenti del comitato abusivi indicati ieri da Scatigna. L

’intimidazione. Il tentativo di non fare confermare in aula le accuse mosse negli esposti presentati nel 2014 alla Guardia di finanza. «Le minacce non sono state fatte direttamente a me, ma alla mia ex consorte alla vigilia dell’ultima udienza», ha spiegato Scatigna ieri davanti ad una platea che ha visto per la prima volta la presenza dell’imputato ed ex assessore Attilio Monosi. In aula anche gli altri imputati facenti capo a Palazzo Carafa quando erano in corso le indagini della Procura e del Nucleo di polizia economico finanziario della Guardia di finanza e che oggi devono difendersi tutti dall’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, alla corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, falso abuso di ufficio e voto di scambio: l’ex consigliere comunale Antonio Torricelli, il funzionario Pasquale Gorgoni e l’ex assessore Luca Pasqualini.

«Era sabato o domenica, non ricordo bene», ha cercato di essere più preciso Scatigna rispondendo alle domande del pubblico ministero Roberta Licci, sul banco dell’accusa con il collega Massimiliano Carducci. L’udienza è quella di lunedì 13 maggio scorso nell’aula di Corte d’assise del Tribunale, rinviata dopo le proteste degli avvocati per gli spazi inadeguati ad accogliere 35 imputati con i rispettivi difensori. Tra i testimoni della lista della Procura c’era anche Scatigna. E ieri ha parlato anche di quell’episodio. E non solo: «A settembre dell’anno scorso Cristian Elia si era informato in giro su dove abitassi e cosa stessi facendo».

Abitava in piazzale Cuneo, Scatigna. Dal 2004. Da abusivo. Uno status che non riuscì mai a sanare perché - ha riferito - quell’abitazione sarebbe stata promessa ad un’altra famiglia attraverso l’intercessione dell’allora assessore Roberto Marti. «Occupai quella casa i primi giorni di settembre del 2004. La trovai grazie al mio ex cognato Cristian Elia ed alla sua conoscenza del dipendente dello Iacp Raffaele Guido (imputato in questo processo, ndr). Gli fece avere una rosa di appartamenti per scegliere quale occupare. Tre per la precisione. Due di questi in piazzale Cuneo ed uno a Santa Rosa. Ne avevo bisogno perché la mia famiglia si stava allargando, sfondai la porta. Avviammo poi la pratica per ottenere la sanatoria, se ne occupò direttamente Raffaele Guido».

Gli fu chiesto qualcosa in cambio, per quella casa abusiva? Sulle prime Scatigna ha risposto di no, poi sollecitato dalla pm Licci ha ricordato che sarebbe stato lo stesso Raffaele Guido, mentre pendeva la domanda di sanatoria, a chiedere in cambio il voto: «Mi sembra fossero le elezioni regionali. Mi disse di votare il centro destra, mi diedero il bigliettino con il nome del candidato, ma ora non ricordo il nome. La politica avrebbe fatto sentire il suo peso di lì a poco, si è detto nella ricostruzione della sua vita da abusivo fatta da Scatigna. «Non ottenemmo mai alcuna risposta sulla sanatoria. Né in senso positivo, né in senso negativo. A marzo del 2005 l’appartamento fu assegnato a R.R., ce lo disse la mia vicina. La sindacalista (una donna che lavorava per un patronato, ndr) disse che in quel caso non sarebbe potuta intervenire perché quell’assegnazione era stata decisa da Marti e da Pasqualini. La sindacalista mi disse: dimostra di trovarti in una situazione di particolare disagio abitativo. Poi tramite Marti e Pasqualini avrei avuto una casa parcheggio che sarebbe diventata definitiva. Andai in Comune a parlare con Marti. E mi disse: “Vediamo, vediamo”. Nel 2007 si fece vivo nuovamente Raffaele Guido per dire che la sanatoria sarebbe andata a buon fine e per chiedere il voto: si era candidato in una lista del centrodestra».

Scatigna ha riferito di essere rimasto in quella casa di piazzale Cuneo fino al 2009. Poi arrivò lo sfratto. La moglie ed il resto della famiglia furono ospiti di una amica, lui andò a vivere in macchina. Un salto di tre anni e si arriva al 2012. Con il “comitato abusivi”: «Quindici giorni prima delle elezioni comunali fummo convocati per regolare le domande in sanatoria. C’era Monosi. Se chiese il voto? No, non lo chiese». Infine il pestaggio. Quello del 9 giugno del 2015, seguito al blitz della Guardia di Finanza: Scatigna ha detto che gli era stato già chiesto di ritirare la denuncia. Poi l’appuntamento in una casa di Giorgilorio dove c’erano Umberto Nicoletti, Nicola Pinto ed altre due persone. Pinto ed uno degli atri due con le pistole nella cintola dei pantaloni. Si torna in aula il 26 giugno per sentire la ex moglie di Scatigna ed il presidente di Arca Sud Salento (ex Iacp), l'avvocato Sandra Zappatore.
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Martedì 11 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento: 06:36