Casarano, terreno espropriato 41 anni fa: l'indennizzo solo ora

Il terreno è stato espropriato per l'ampliamento del cimitero
Il terreno è stato espropriato per l'ampliamento del cimitero
di Enzo SCHIAVANO
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Martedì 11 Ottobre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:15

Un indennizzo atteso da 41 anni per un esproprio effettuato sulla parola. Il terreno, di proprietà di un cittadino, attiguo al cimitero comunale di Casarano, fu acquisito dall’amministrazione comunale del 1981 per utilizzarlo in funzione dell’ampliamento dello stesso cimitero. Non solo il proprietario non ha incassato nemmeno un centesimo, ma mancando l’atto di esproprio il Comune occupa illegittimamente il terreno da 41 anni. Solo venerdì scorso il Consiglio Comunale ha deliberato gli atti che si dovevano approvare prima dei lavori, ossia la dichiarazione di pubblica utilità dell’area e gli atti conseguenti, tra cui la stima del valore del terreno quantificato in 50mila euro.

La storia 

L’anno era il 1981. A Palazzo dei Domenicani governava la Democrazia Cristiana, il grande partito di centro che ha mantenuto il potere in città per quasi mezzo secolo. La gestione della cosa pubblica era molto diversa rispetto a oggi. Nel 2022 è impensabile occupare un terreno di 4.700 metri quadrati sulla fiducia. Praticamente in modo abusivo anche se hai il consenso del proprietario. Nel 1981 si poteva fare. «Noi intanto sistemiamo il terreno per l’ampliamento poi non ti preoccupare che le carte le facciamo dopo». E’ probabile che sia stato questo il tenore del discorso fatto al proprietario che evidentemente era uno vicino al partito o al sindaco o a uno degli assessori, forse si sentiva in dovere di accettare e di non creare troppi problemi per riconoscenza.

Il Comune

Il Comune approvò il progetto di ampliamento del cimitero comunale, che venne realizzato in pochi mesi. Solo che le “carte”, ossia gli atti consequenziali al progetto (dichiarazione di pubblica utilità, atto di ristoro alla proprietà ecc.), non furono mai prodotte. E nemmeno le amministrazioni successive, sempre a guida democristiana, conclusero l’iter. Poi arrivò “Tangentopoli” (1992), la DC fu spazzata via, ma neanche i sindaci e le giunte che si sono succedute hanno preso in mano la questione e quindi anche l’indennizzo è stato messo da parte. Lo sfortunato proprietario del terreno, visto l’andazzo, però non è rimasto con le mani in mano: ha naturalmente affidato a un legale l’incarico di recuperare le somme che gli spettano.
In questi 41 anni ci sono state diverse udienze davanti al Tar di Lecce, per due volte è stato nominato il commissario ad acta per eseguire le sentenze, numerose interlocuzioni tra i rappresentanti delle varie amministrazioni e il proprietario, continue stime per la determinazione del valore del bene, proposte di transazioni non andate a buon fine. Dalla serie interminabile di contatti pare che finalmente si sia arrivati a una conclusione. Il Tar ha chiesto all’Amministrazione Comunale per la prossima udienza, in programma tra alcuni giorni, la dichiarazione di pubblica utilità dell’area e gli atti conseguenti, tra cui l’esproprio dell’area e il ristoro al proprietario. Gli atti sono stati approvati venerdì scorso dal Consiglio Comunale. Con 41 anni di ritardo.

L'opposizione

Un problema che è stato sollevato dagli esponenti dell’opposizione sarà l’indennizzo proposto dal Comune al proprietario. La stima fatta dall’ufficio tecnico ha quantificato in 50.111,34 euro il valore del terreno; quella della controparte, effettuata dal commissario ad acta, tra valore del terreno e danno causato supera i 200.000 euro. Non è sicuro che il proprietario accetti un ristoro ridotto a un quarto rispetto a quello che ha ipotizzato. Intanto, il caso ha prodotto polemiche tra le forze politiche. «Ci sono voluti 40 anni e varie sentenze del Tar – ha dichiarato la consigliera comunale Antonella Barlabà (PD) - per arrivare finalmente alla vigilia di un’udienza, di un’ulteriore udienza davanti al Tar, a presentare questo ordine del giorno al Consiglio comunale, per cercare finalmente di porre fine ad una situazione che definire vergognosa mi sembra poco».

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