Vaticano, per l'investimento a Londra mons. Carlino si difende: «Il Papa costantemente informato: le decisioni prese dai superiori»

L'imputato ha dichiarato che il pontefice fu contento dell'esito della trattativa per il palazzo con il broker Torzi

Mercoledì 30 Marzo 2022

«Ho sempre obbedito ai Vescovi e al Papa. Mi ha meravigliato il mio rinvio a giudizio. Fedeltà, obbedienza e riservatezza sono le tre cose chiestemi da Pena Parra che informava costantemente la Segreteria di Stato e il Papa». Ha esordito così monsignor Mauro Carlino, nato a Lecce ed ex segretario dei sostituti per gli Affari generali card. Angelo Becciu e mons. Edgar Pena Parra, nella sua dichiarazione spontanea nell'undicesima udienza del processo in corso in Vaticano sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, nato dall'acquisto dal palazzo di Sloane Avenue a Londra.

Il funzionario vaticano, imputato di concorso in estorsione e abuso d'ufficio, ha riferito nel suo interrogatorio che alla conclusione della trattativa con il broker Gianluigi Torzi per rientrare in possesso delle mille azioni con diritto di voto che davano il controllo del palazzo di Londra - operazione costata alla Santa Sede altri 15 milioni di euro - il sostituto mons. Edgar Pena Parra aveva espresso soddisfazione e «aveva detto che il Papa era contento che si potesse finalmente chiudere la questione». 

Al centro del processo la vicenda dell’investimento della Segreteria di Stato in un immobile di lusso a Londra. Ci sono dieci imputati e quattro società coinvolte, e le accuse vanno anche a coprire reati diversi, facendo del processo un processo più ampio sul modo in cui venivano gestiti i fondi della Segreteria di Stato. L’ex segretario del sostituto ha sottolineato che era il Papa a volere la trattativa, ha ribadito di aver fatto tutto in obbedienza ai superiori, ha sottolineato l’errore fatto nel cedere il controllo del palazzo.

L'interrogatorio e la vicenda complessa

«Questa è una vicenda che mi ha molto meravigliato, il rinvio a giudizio - ha detto mons. Carlino -. Davanti al Crocifisso ho detto: che male ho fatto per averti ubbidito? Il sostituto mons. Pena Parra mi ha chiesto fedeltà, obbedienza e riservatezza, tre indicazioni per motivi chiari. Altro non potevo compiere. Non sono un esperto in ambito amministrativo, sono solo un sacerdote».

Carlino ha detto di essere venuto a conoscenza del Palazzo di Londra solo nel gennaio 2019 quando Pena Parra gli ha «riferito di un problema legato ad un grande errore dell'ufficio amministrativo di cui non facevo parte». L'errore, ha spiegato, «riguardava le mille azioni con diritto di voto lasciate a Torzi con cui lui poteva continuare a gestire il Palazzo anche dopo l'acquisto da parte della Segreteria di Stato».

La volontà del Papa, ha riferito ancora Carlino, era «di spendere il meno possibile per tornare in possesso del Palazzo». Carlino ha spiegato che il suo ruolo era quello di fare da mediatore «tra Torzi e tre esperti: Dal Fabbro, l'architetto ingegnere Capaldo e Fabrizio Tirabassi». Al che Pignatone ha chiesto perché non ci fosse mons. Perlasca tra questi. E Carlino: «Perlasca si era manifestato infedele e disobbediente». Successivamente a domanda del presidente Pignatone su chi firmasse i contratti, Carlino ha detto che «le decisioni non sono mai prese dai dipendenti, solo dai superiori. Firmano in modo disgiunto il segretario di Stato e il sostituto. Gli altri hanno la firma congiunta. I contratti sono stati firmati da Perlasca, senza l'ok dei superiori: qui è stata la grande infedeltà». 

«E per quanto mi riguarda - ha aggiunto -, io non ho mosso un dito senza avere l'autorizzazione dei superiori e ho lavorato solo nell'interesse della Santa Sede e in ubbidienza ai superiori. D'altra parte le decisioni non possono mai essere prese dai dipendenti, solo dai superiori». La «grave infedeltà» di Perlasca - la cui posizione è comunque stata archiviata - sarebbe consistita proprio dall'aver firmato contratti senza l'autorizzazione superiore.

 

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