Carabiniere freddato a colpi di fucile: vertice in Procura, svolta vicina sui sospettati

Carabiniere freddato a colpi di fucile: vertice in Procura, svolta vicina sui sospettati
di Erasmo MARINAZZO
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Martedì 11 Maggio 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 20:56

Vertice ieri in Procura per fare il punto sull’omicidio del maresciallo dei carabinieri in congedo Silvano Nestola, 46 ani, ucciso a Copertino la sera di lunedì della scorsa settimana davanti alla villa della sorella con quattro colpi di fucile calibro 12. Il procuratore Leonardo Leone de Castris e il sostituto Paola Guglielmi hanno fatto il punto con i carabinieri del Nucleo investigativo, del Ros e della Tenenza di Copertino su tutti gli accertamenti condotti in questa prima settimana di indagini per capire se tutti gli indizi raccolti siano sufficienti a rendere concreti i sospetti fin qui coltivati.

La svolta degli indagati

A breve potrebbero arrivare le prime iscrizioni sul registro degli indagati, decisive in questo senso sia l’esito degli accertamenti balistici del Ris di Roma che tutte gli indizi raccolti nel corso degli ascolti delle persone che conoscevano la vittima e le persone che frequentava, nonché dai fotogrammi estratti dagli impianti di videosorveglianza raccolti lungo le strade che conducono sul luogo della tragedia.
Da Roma si attende che gli specialisti dei carabinieri del Ris dicano se ci sia compatibilità o meno con i due fucili automatici sequestrati a San Donaci in casa del padre della ragazza che avrebbe frequentato Nestola, con i bossoli delle quattro cartucce trovate dietro al palo della linea elettrica dove l’assassino ha atteso nascosto, ed al buio, che Nestola uscisse dal cancello della villa della sorella per fare rientro prima che alle 22 scattasse il divieto di circolazione per contenere la diffusione del Covid 19. Rientrava a casa con il figlio, dopo cena. Come tutte le sere.

L'attesa della perizia sui fucili

 


Gli esperti in balistica stanno comparando le cartucce sparate dall’assassino, tre a pallini da caccia leggera ed una a pallettoni, con quelle esplose da loro dai due fucili automatici sequestrati per capire se sui bossoli restino gli stessi segni caratteristici. Una sorta di codice irripetibile che lascia ogni arma da caccia. Per questo accertamento viene considerato basilare in questa fase: dirà se le indagini dovranno riguardare il proprietario di quelle armi oppure se dovranno virare verso tutt’altra direzione.

La vita privata: la pista più battuta

Al momento la pista più accreditata è quella che sta scandagliando la vita privata di Nestola non essendo stati individuati contrasti o problemi particolari nei cinque anni di servizio nella stazione dei carabinieri di San Pietro Vernotico e gli ultimi sei anni di carriera nel Nucleo informativo del Reparto operativo di Lecce. A fare battere la questa pista ci sono altri indizi: primo fra tutti l’arma, un comune e diffuso fucile da caccia calibro 12, omologato per sparare tre colpi di seguito - ma come sanno bene tutti i cacciatori - dotato di un otturatore rimovibile che consente di caricare cinque colpi. Non un fucile a canne mozze che richiama alla criminalità comune ed alla criminalità organizzata, ma un fucile in vendita nella armerie e a disposizione di chi ha un porto d’armi. Che peraltro, è evidente, conosceva la consuetudine di Nestola di cenare tutte le sere dalla sorella per tendergli l’agguato con i quattro colpi sparati da vicino all’addome ed al torace. Una persona capace di dileguarsi nel buio della notte in una zona periferica, contrada Tarantino. Il che sta facendo prendere in considerazione la possibilità che conoscesse quelle strade oppure le abbia memorizzate nei giorni precedenti. Un particolare - quest’ultimo - certamente non secondario sia nella ricerca di informazioni fra i testimoni che nell’esame dei filmati degli impianti di videoorveglianza.

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