Boncuri, centro ancora chiuso: braccianti costretti a dormire nel degrado

Boncuri, centro ancora chiuso: braccianti costretti a dormire nel degrado
di Pierpaolo SPADA
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Martedì 21 Giugno 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 10:59

Braccianti extracomunitari stesi sotto il sole e per tutta la notte su materassi poggiati per terra, in mezzo al degrado e alla mercè di chi voglia reclutarli illegalmente. 
Passano gli anni, ma all’alba della stagione delle grandi raccolte la scena si ripresenta puntuale agli occhi di chi si accosti al campo di accoglienza “Boncuri di Nardò. Ancora una volta gli annunci istituzionali di apertura sono stati disattesi. La struttura è chiusa. E, già da qualche giorno, almeno 20 persone alloggiano all’esterno. «Siamo arrivati ieri da Siracusa», racconta il più anziano di tre lavoratori di origine sudanese che cercano riparo all’ombra di un albero davanti ai cancelli del “villaggio”. «Siamo venuti per raccogliere le angurie. Tra poco s’inizia», aggiunge il più giovane. Ma nessuno di loro riferisce di aver già stipulato un contratto di lavoro. Eppure, si tratta del requisito minimo per accedere al campo insieme al possesso di regolare permesso di soggiorno. E dimostrano di esserne consapevoli perché «ci veniamo ogni anno», dicono. Qualcosa li blocca. Gli sguardi bassi, la brevità delle risposte e le molte esitazioni svelano insicurezza, poca voglia di comunicare. Ancor più se l’oggetto della domanda diventa la paga: «Cambia sempre», si limita a dire il solo che si esprime. Intanto, s’alza un polverone. Un camion munito di pala sopraggiunge e sosta a pochi metri dai materassi dei braccianti. 

I lavori

Da una settimana sono in corso i lavori per l’installazione dei pali per la pubblica illuminazione. Ma sulla stessa area sarebbe, forse, opportuna anche un’attività di pulizia: rifiuti in plastica e carta cominciano ad accumularsi in quantità tra l’erbaccia rigogliosa anche all’interno del campo, dove i container sono chiusi e non c’è alcuno che vi operi. Gli arrivi aumentano. Che gli ospiti in attesa non siano solo 3 gli ospiti lo dimostra, in prossimità del muretto di recinzione della foresteria, la presenza di almeno altri 5 alloggi di fortuna composti da altrettanti materassi e cartoni utili per l’allestimento di sistemi di riparo più dagli animali che dall’umidità. 


Non sono ancora le 12. Pertanto, i lavoratori che ci dormono non sono ancora rientrati. Ma c’è pure chi ha adibito ad alloggio provvisorio il proprio mezzo di trasporto. Nel primo, qualcuno sta riposando. Nel secondo, c’è, invece, chi, in ginocchio su una coperta, mangia un frutto. Lo chiameremo Karim per non infrangere il suo diritto alla riservatezza. Sorride e accoglie di buon grado il nostro invito a dialogare. È marocchino. E, affacciandosi dal finestrino, spiega: «Sono arrivato ieri da Turi», la miniera d’oro rosso (le ciliegie) che ogni anno concentra per la raccolta centinaia di magrebini costretti ad alloggiare nel relativo “ghetto”. Come i tre braccianti sudanesi, anche lui del Salento si definisce habitué. Ma, a differenza dei primi, un lavoro lo avrebbe già trovato nelle campagne neretine, di cui dimostra di avere anche maggiore conoscenza e coraggio di denunciarne il lato oscuro, ancora esistente: «C’è chi paga e chi ne approfitta.

Lo sfruttamento

Per le angurie grandi, pagano un centesimo al chilo. Al quintale pagano da 1-1,50 fino a 2 euro. Però, quello che ti dà 2 euro non ti mette le giornate. Nella busta paga di un mese ti mette solo un giorno, però ti dà 2 euro». Prezzi e meccanismi già noti anche a procura, ispettorato e forze dell’ordine. Tra il 2019 e il 2020 nel Salento hanno fatto scattare le manette ai polsi di alcuni imprenditori.

E non c’è, ovviamente, nemmeno limite orario. A fine giornata il compenso può raggiungere anche i 100 euro per 6,5 quintali. Ma il turno di lavoro di Karim non dura mai 8 ore: «Lavoriamo anche 13 ore al giorno». E quei 100 euro possono diventare subito 90: «Perché il 10% lo devi dare al caporale». Una figura alla quale se ne starebbe sostituendo un’altra, non diversa: «I caporali qui a Nardò ci sono stati fino al 2011 e ci sono ancora, ma adesso portano gli amici, così loro non devono fare niente. E a volte ti prendono anche il 10%», denuncia Karim, mentre a 100 metri, sul tratto asfaltato, passa una volante della polizia. E lui, stanco, saluta: «Ciao, mi stendo un po’».

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